Israele: «Colpiti 300 obiettivi di Hamas a Gaza», secondo fonti palestinesi 50 le vittime

Redazione
31/10/2023

L'Idf e lo Shin Bet hanno confermato l'uccisione di Nissim Abu Ajina considerato responsabile dei massacri del 7 ottobre. Arrestati nelle città arabe settentrionali di Arraba e Sakhnin tre presunti affiliati Isis. L'Unicef lancia l'allarme per la mancanza di acqua potabile nella Striscia. Gli aggiornamenti.

Israele: «Colpiti 300 obiettivi di Hamas a Gaza», secondo fonti palestinesi 50 le vittime

Proseguono le operazioni di terra a Gaza. Nelle ultime 24 ore l’esercito israeliano ha distrutto circa 300 obiettivi di Hamas, tra cui postazioni anticarro, tunnel e basi militari. Lo ha dichiarato la mattina del 31 ottobre il portavoce dell’Idf Daniel Hagari su X. L’esercitodi Tel Aviv ha segnalato forti combattimenti in corso tra soldati e miliziani di Hamas nel profondo di Gaza, con dozzine di miliziani uccisi.

Ucciso un comandante di Hamas responsabile dei massacri del 7 ottobre, fermati tre presunti affiliati all’Isis

Le Forze di Difesa israeliane e il servizio di sicurezza Shin Bet hanno anche confermato l’uccisione in un bombardamento aereo di Nissim Abu Ajina, comandante del battaglione Beit Lahia nella divisione settentrionale di Hamas. Secondo le forze di Tel Aviv Nissim Abu Ajina aveva ordinato il massacro del 7 ottobre al kibbutz Erez e al Moshav Netiv HaAsara. Nelle città settentrionali di Arraba e Sakhnin sono invece stati arrestati tre uomini con l’accusa di affiliazione all’Isis. L’esercito israeliano in un villaggio vicino a Ramallah ha inoltre demolito la casa di Saleh al-Arouri, considerato de facto il leader di Hamas in Cisgiordania e attivo in Libano. Le sirene di allarme sono risuonate nell’area di Eilat, estrema punta su di Israele sul Mar Rosso. Lo ha fatto sapere l’esercito spiegando che ciò è stato provocato dall’intrusione di un velivolo ostile.

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Secondo fonti palestinesi almeno 50 persone uccise nei raid notturni

Nei raid della notte, secondo fonti palestinesi, sono state uccise 50 persone tra cui numerosi bambini. Nella città meridionale di Rafah almeno 27 persone sono morte in due diversi attacchi contro edifici residenziali, riporta l’agenzia di stampa Wafa.  Altre 18 persone hanno perso la vita in un bombardamento sulla zona di Al Zawaida e sette nel quartiere di Al Zaytoun. Tre persone tra cui un bimbo di 6 anni sono rimaste uccise in un altro raid nella parte settentrionale della Striscia. Secondo la Wafa, il numero delle vittime è destinato ad aumentare e diverse persone sono ancora intrappolate tra le macerie degli edifici bombardati. In totale secondo il ministero della Sanità di Gaza sono saliti a 8.525 i morti nella Striscia di Gaza.

Israele: «Colpiti 300 obiettivi di Hamas a Gaza», secondo fonti palestinesi 50 le vittime
Macerie a Rafah, 31 ottobre 2023 (Getty Images).

L’allarme dell’Unicef per la mancanza di acqua potabile a Gaza

Con il passare dei giorni si aggrava la crisi umanitaria a Gaza. La direttrice esecutiva dell’Unicef, Catherine Russell, ha dichiarato al Consiglio di sicurezza dell’Onu che nella Striscia l’acqua pulita si sta rapidamente esaurendo. «C’è solo un impianto di desalinizzazione in funzione e solo al 5 per cento della capacità», ha spiegato, «mentre tutti e sei gli impianti di trattamento delle acque reflue di Gaza sono ora non operativi a causa della mancanza di carburante o energia elettrica». La mancanza di acqua pulita e di servizi igienico-sanitari sicuri «è sul punto di diventare una catastrofe», ha sottolineato Russell, avvertendo come «a meno che l’accesso all’acqua pulita non venga ripristinato urgentemente, sempre più civili, compresi i bambini, si ammaleranno o moriranno di disidratazione o di malattie».

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I rischi di un’escalation in Siria

Le Nazioni Unite temono le conseguenze di un allargamento del conflitto in Siria. L’inviato speciale Onu nel Paese Geir Pedersen al Consiglio di Sicurezza ha dichiarato che, oltre alla violenza derivante dal conflitto interno, il popolo siriano ora si trova ad affrontare «una prospettiva terrificante di una potenziale escalation più ampia», Escalation che è già in atto.  Pedersen ha sottolineato come gli attacchi aerei di Israele abbiano colpito più volte gli aeroporti di Aleppo e Damasco, senza contare la risposta Usa ad attacchi «da parte di gruppi che si sostiene siano appoggiati dall’Iran, anche sul territorio siriano».