Assalto ai magazzini di cibo a Gaza, Netanyahu si scusa con l’esercito

Redazione
29/10/2023

«Mi sbagliavo» ha scritto il premier israeliano su X riferendosi a una comunicazione in cui sembrava addossare le responsabilità dell'attacco del 7 ottobre ai servizi di sicurezza e alle forze di Difesa. Migliaia di persone, fa sapere l'0nu, hanno forzato diversi depositi umanitari nella Striscia portando via farina e altri generi di sopravvivenza di base. Hamas: le vittime salgono a 8 mila. Gli aggiornamenti.

Assalto ai magazzini di cibo a Gaza, Netanyahu si scusa con l’esercito

Dopo il black out delle comunicazioni nella notte tra il 27 e il 28 ottobre dovuto all’intensificarsi dei bombardamenti israeliani, a Gaza telefoni e internet hanno ripreso a funzionare, come confermato dall’agenzia Reuters. Intanto, non si ferma l’estensione delle operazioni di terra e Israele resta a Gaza con tank e soldati: le truppe sono infatti attestate nel nord dell’enclave palestinese. Secondo quanto riferito dalle forze di difesa di Tel Aviv, diversi aerei da combattimento, sabato 28 ottobre, hanno colpito circa 450 obiettivi di Hamas nella Striscia.

Onu: «Assaltati magazzini di cibo»

Migliaia di persone hanno fatto irruzione in diversi magazzini e centri di distribuzione dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) nelle aree centrali e meridionali della Striscia di Gaza, portando via farina di grano e altri “generi di sopravvivenza di base”. Lo ha reso noto l’organizzazione in un comunicato pubblicato sul suo sito. Uno dei depositi presi d’assalto si trova a Deir al-Balah, dove l’Unrwa immagazzina le forniture dei convogli umanitari provenienti dall’Egitto»

Netanyahu si scusa con l’esercito

Il primo ministro Benjamin Netanyahu si è scusato per una precedente dichiarazione in cui sembrava incolpare i servizi di sicurezza e l’esercito per non essere riusciti a prevenire l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre. «Mi sbagliavo. Le cose che ho detto dopo la conferenza stampa non avrebbero dovuto essere dette e me ne scuso», si legge in un post su X. «Do pieno appoggio a tutti i capi dei servizi di sicurezza. Sostengo il capo di stato maggiore, i comandanti e i soldati dell’Idf che sono in prima linea e combattono per noi, insieme vinceremo».

Unifil: ferito un peacekeeper 

La forza interinale dell’Onu in Libano ha dichiarato che un peacekeeper ha riportato lievi ferite dopo che alcune granate hanno colpito la base dell’Unifil sabato. In una dichiarazione l’Unifil ha espresso grave preoccupazione per gli attacchi alle truppe nel Sud del Libano.

Iran, superata la linea rossa

Israele ha «superato la linea rossa» e «potrebbe costringere tutti a intervenire». È l’avvertimento del presidente iraniano Ebrahim Raisi pubblicato sui social. «I crimini del regime sionista hanno superato le linee rosse, fatto che potrebbe costringere tutti a intervenire. Washington ci chiede di non fare nulla, ma continua ad assicurare ampio sostegno a Israele. Gli Stati Uniti hanno inviato messaggi all’asse della resistenza, ma hanno ricevuto una risposta chiara sul campo di battaglia».

Hamas: le vittime salgono a 8 mila

Mentre il premier Benyamin Netanyahu ha ribadito i due obiettivi dell’operazione, quelli di «demolire Hamas e riportare indietro gli ostaggi», il numero delle vittime nella Striscia, secondo Hamas, è salito superando gli 8 mila morti. Il capo della fazione palestinese a Gaza Yahyia Sinwar, ha annunciato di essere «pronto ad un accordo immediato per uno scambio dei prigionieri» che prevede la liberazione di tutti gli ostaggi israeliani per i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane.

Lo scontro tra Israele e Turchia

Aumenta la tensione tra Turchia e Israele, dopo il duro attacco del presidente turco Recep Tayyp Erdogan alla manifestazione in favore dei palestinesi a Istanbul che ha richiamato centinaia di migliaia di persone. «È il principale responsabile del massacro» ha dichiarato. Secondo quanto riportato dalla Tass – ha poi annunciato che il suo Paese sta lavorando per dichiarare Israele «criminale di guerra».  Il ministro degli esteri Eli Cohen ha richiamato l’ambasciatore dalla Turchia.