Israele, in strada contro gli stranieri

Federica Zoja
22/12/2010

L'appello del premier Netanyahu: «No al razzismo».

Israele, in strada contro gli stranieri

di Federica Zoja

Centinaia di cittadini israeliani sono scesi in strada a Tel Aviv per manifestare contro la presenza di lavoratori stranieri e rifugiati nei loro quartieri, soprattutto nella parte meridionale della capitale israeliana.La manifestazione, concentrata nell’area di Hativka, è stata condotta al ritmo dello slogan: ‘Mai più paura nel quartiere, rimandate a casa loro gli infiltrati’. Sulla scia dell’indignazione per le violenze di cui si sono macchiati alcuni lavoratori stranieri e rifugiati politici, i cittadini hanno deciso di non tacere più il loro disagio: per gli episodi di microcriminalità, per il rincaro dei prezzi degli appartamenti a seguito della maggiore richiesta di abitazioni, per la crisi occupazionale che gli immigrati, secondo i loro accusatori, non farebbero che aggravare.
NIENTE CASE AGLI ARABI. La manifestazione non rappresenta un caso isolato: a Bat Yam, a Sud di Tel Aviv, i cittadini hanno manifestato contro la locazione di appartamenti ad arabi. Gli striscioni riportavano la frase: ‘Conserviamo Bat Yam ebraica’.
Allarmato dal salire delle tensioni sociali, il premier Benyamin Netanyahu ha ammonito i propri concittadini invitandoli a non cadere nella tentazione di farsi giustizia da soli né a cedere al razzismo nei confronti di gruppi etnici minoritari: «Il governo di Israele sta lavorando con determinazione per mettere fine al flusso di clandestini dall’Africa costruendo una barriera lungo il confine e rimpatriandoli verso il loro Paese» ha dichiarato Netanyahu facendo riferimento al muro con l’Egitto, della lunghezza di 250 km, iniziato un mese fa (leggi articolo sulla nuova barriera anti-immigrazione). Il Primo ministro ha citato l’esempio di un gruppo di 100 clandestini sudanesi respinto nel Sinai.
IL FLUSSO AFRICANO. Israele ha visto crescere il flusso dei clandestini in modo esponenziale nell’ultimo anno, fino a raggiungere i 700 ingressi a settimana a fine novembre, per una percentuale del +300% rispetto al medesimo periodo del 2009 (leggi l’articolo sull’emergenza immigrazione africana in Israele). La messa a punto di nuove strategie europee come il respingimento degli immigrati e la sigla di accordi fra Libia e Italia per combattere il fenomeno clandestinità in terra africana hanno alimentato un nuovo corridoio migratorio verso Israele. E il business del traffico di esseri umani attraverso il Sinai.