Israele: «Pronti a intervenire in Libano»

Redazione
28/12/2023

Escalation degli scontri con Hezbollah al confine: «Il tempo per una soluzione di carattere politico sta per esaurirsi», avverte il ministro Gantz. Continuano i bombardamenti dell'Idf sulla Striscia: oltre 21.300 morti. Hamas su Telegram invita a manifestare dal 29 al 31 dicembre a favore del popolo palestinese. L'allarme dell'Unrwa: il 40 per cento della popolazione di Gaza a rischio carestia. Gli aggiornamenti.

Israele: «Pronti a intervenire in Libano»

Funzionari israeliani, citati dal Guardian, hanno affermato che la «clessidra diplomatica» per raggiungere una soluzione negoziata all’escalation dei combattimenti al confine con il Libano si sta esaurendo. Mercoledì 27 dicembre, ha fatto sapere l’esercito di Tel Aviv, il gruppo libanese Hezbollah ha lanciato il maggior numero di razzi e droni armati in un solo giorno dall’inizio della serie di scontri quotidiani lungo il confine. Che la pazienza dello Stato ebraico sia prossima al termine lo aveva già fatto intendere il ministro Benny Gantz, ex capo di stato maggiore che fa parte del gabinetto di guerra di Israele: «Il tempo per una soluzione di carattere politico sta per esaurirsi. Se il mondo e il governo libanese non agiranno per far cessare gli spari contro le nostre località nel nord e non obbligheranno gli Hezbollah ad allontanarsi dal confine, ci penseranno le nostre forze armate».

Continuano i raid dell’Idf sulla Striscia, oltre 21.300 morti

Continuano i raid di Tel Aviv nella Striscia, in particolare nella zona del campo profughi al-Maghazi, così come a Lahia e Khan Younis. Secondo Hamas il bilancio delle vittime a Gaza è salito a 21.320, mentre i feriti sono 55.603. Tutto questo nel giorno in cui l’esercito dello Stato ebraico si è scusato per l’uccisione di numerosi civili innocenti avvenuta il 24 dicembre durante il bombardamento, appunto, di al-Maghazi, nel settore centrale di Gaza. Lo riferisce la radio pubblica Kan, citando l’esercito. «Quel giorno aerei da combattimento hanno attaccato due obiettivi vicini fra loro in cui operavano attivisti di Hamas». Malgrado le precauzioni adottate, ha aggiunto il portavoce militare, da una indagine è emerso poi che sono stati colpiti anche edifici vicini agli obiettivi, «cosa che a quanto pare ha provocato la morte inaspettata di civili non coinvolti».

Israele esprime rammarico per l'uccisione di civili palestinesi nel campo profughi al-Maghazi
Recupero di un corpo nel campo profughi al-Maghazi (Getty Images).

L’appello di Hamas per manifestazioni a favore del popolo palestinese e contro Israele

«Chiediamo alle persone amanti della libertà di tutto il mondo venerdì, sabato e domenica prima del nuovo anno di prendere parte ad azioni di solidarietà con i palestinesi e di condannare i crimini di guerra commessi dalle truppe israeliane». È quanto scritto su Telegram da Hamas, secondo cui «dovrebbe essere lanciato un appello in diverse lingue, da tutti i continenti, a sostegno della giusta causa del popolo palestinese, che cerca la liberazione dall’occupazione»

Sale a 167 il numero dei soldati israeliani uccisi dall’avvio dell’operazione di terra a Gaza

L’esercito israeliano ha annunciato la morte di altri tre soldati, uccisi in combattimento a Gaza. Si tratta di Asaf Pinhas Tubul (22 anni), di Neriya Zisk, (24 anni) e di Dvir David Fima, (32 anni). Il bilancio dei soldati uccisi dall’avvio dell’operazione di terra a Gaza è salito a 167.

Guerra in Medio oriente, Israele esprime rammarico per l'uccisione di civili palestinesi nel campo profughi al-Maghazi.
Sfollati palestinesi (Ansa).

Unrwa: 40 per cento della popolazione di Gaza a rischio di carestia

In un post sui social media, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) ha affermato: «Gaza è alle prese con una fame catastrofica. Il 40 per cento della popolazione è oggi a rischio carestia. La realtà è che abbiamo bisogno di più aiuti. L’unica speranza rimasta è un cessate il fuoco umanitario». L’agenzia ha affermato che nel sud di Gaza, sta continuando a distribuire farina: raggiunte finora 145.724 famiglie: «I pasti caldi vengono forniti nei rifugi trasformati in scuole ma il numero medio di persone in questi rifugi è più di 12 mila, quattro volte superiore alla capacità. Semplicemente non c’è abbastanza cibo».