Israele: «L’Iran accelera sull’arma atomica»

Redazione
24/08/2012

Malgrado le pressioni mondiali, malgrado le sanzioni, l’Iran sta premendo sull’acceleratore nei propri programmi atomici: questo il nuovo avvertimento lanciato...

Israele: «L’Iran accelera sull’arma atomica»

Malgrado le pressioni mondiali, malgrado le sanzioni, l’Iran
sta premendo sull’acceleratore nei propri programmi atomici:
questo il nuovo avvertimento lanciato venerdì 24 agosto da
Gerusalemme dal premier israeliano Benyamin Netanyahu.
Nelle stesse ore il New York Times ha pure parlato di
una possibile accelerazione nei programmi atomici di Teheran con
l’installazione di centinaia di nuove centrifughe in una base
militare vicina a Qom, molto difficile da attaccare.
L’ACCUSA DELL’AIEA. E da Vienna
l’Agenzia atomica nucleare (Aiea) ha annunciato che non è
stato possibile raggiungere alcun accordo con Teheran,
soprattutto sul tema dell’accesso incondizionato ai siti del
suo programma nucleare.
Rimangono differenze importanti e per il momento, ha spiegato
l’Aiea, non sono previsti ulteriori riunioni fra le due
parti.

Israele in stato d’allarme per i progessi dei progetti
atomici

«L’Iran prosegue la propria avanzata accelerata per dotarsi
di armi atomiche, ignorando al tempo stesso in maniera totale le
richieste internazionali nei suoi confronti», ha detto Netanyahu
al membro del congresso Mike Rogers. 
Il premier è apparso allarmato: non solo per le conferme sui
progressi dei progetti atomici iraniani ma anche per la imminente
visita a Teheran (per la Conferenza dei Paesi non-allineati) del
segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. 
E ciò, mentre i dirigenti iraniani hanno ribadito a gran voce di
volere un nuovo Medio Oriente «senza più il regime
sionista». 
GLI USA SNOBBANO NETANYAHU. Israele si sente
sempre più abbandonato al proprio destino. Ad accrescere il
senso di isolamento è sopraggiunta giovedì 23
un’irriverente intervista alla radio militare israeliana di
un diplomatico statunitense, Martin Indyk, secondo cui ormai alla
Casa Bianca le ripetute minacce israeliane all’Iran non
vengono più prese troppo sul serio.
«Adesso è in gioco il nostro deterrente», ha commentato il
presidente della Knesset Reuven Rivlin (Likud). 
L’opportunità o meno d’intervenire con la forza in Iran
per sconvolgere, almeno per nel breve termine, i suoi programmi
nucleari ha rimescolato peraltro le carte nella politica
israeliana. 
Fra quanti hanno ritenuto imperativo il passaggio all’azione
(come Netanyahu e il ministro della difesa Ehud Barak) vi è
anche il laburista Efraim Sneh secondo cui Israele non potrà mai
accettare che l’Iran si doti di armi atomiche. 
«Il nostro Paese sarebbe condannato ad appassire», ha affermato
«anche se non ne facessero un uso diretto». 
IL FRENO DEGLI ORTODOSSI. Contrari
all’azione sembrano invece per ora i dirigenti del partito
ortodosso Shas, mentre sul giornale religioso Makor Rishon un
opinionista ha suggerito una possibile via di uscita: un Medio
Oriente totalmente denuclearizzato in cui sia l’Iran sia
Israele rinuncino – sotto rigidi controlli internazionali – alle
armi atomiche. 
Ma se l’Iran respingesse l’offerta, ha aggiunto
l’analista, Israele dovrebbe allora colpire con forza.
Proprio da un ex militare, l’ex capo di stato maggiore
generale Gaby Ashkenazi, sono oggi giunti invece inviti a
pazientare. «Il problema con l’Iran non è la atomica, ma il
suo regime», ha affermato. «Anche a Islamabad (Pakistan) ci
sono missili con testate nucleari capaci di colpire Tel Aviv,
eppure nessuno lascia la città. Il problema è rappresentato
piuttosto dalla natura del regime in Iran». 
Presto o tardi potrebbe essere scosso da manifestazioni popolari.
E allora, conclude il generale, l’intervento israeliano
dovrebbe essere rimeditato.