Per l’Istat l’economia è regredita nel terzo trimestre

30 Novembre 2018 11.01
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Non solo l'economia italiana è rimasta ferma nel terzo trimestre, ma secondo i dati rivisti il 30 novembre dall'Istat è addirittura regredita. Il Pil corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e aumentato dello 0,7% rispetto allo stesso trimestre del 2017. È il primo dato negativo dopo 14 trimestri di crescita, ovvero dal secondo trimestre del 2014. Il dato è stato rivisto al ribasso rispetto ai dati provvisori (variazione nulla sul trimestre precedente e +0,8% la variazione tendenziale) e pertanto la variazione acquisita per il 2018 è pari a +0,9%, e non 1% come precedentemente annunciato.

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L'Istat segnala che nel terzo trimestre del 2018 ci sono state due giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al terzo trimestre 2017. Rispetto al trimestre precedente tutti i principali aggregati della domanda interna registrano diminuzioni con un calo dello 0,1% dei consumi finali nazionali e dell'1,1% per gli investimenti fissi lordi. Sono cresciute invece importazioni ed esportazioni. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. Dal lato dell'offerta per beni e servizi si registra un andamento congiunturale positivo soltanto per il valore aggiunto dell'agricoltura (+1,6%) mentre quello dell'industria e dei servizi è diminuito rispettivamente dello 0,1% e dello 0,2%.

DI MAIO E SALVINI: «COLPA DELLE VECCHIE MANOVRE»

Uno dei primi a commentare i dati è stato il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio: «C'è uno 0,1% in meno e questo significa che la manovra del governo Gentiloni è stata insipida e non espansiva». «La manovra 2018», ha proseguito a margine di un evento al Mise, «non ha fatto ripartire l'economia. Nel 2019 ripartirà perché iniettano risorse fresche». «Questa manovra espansiva da 37 miliardi di euro», ha detto ancora il ministro, «inizia ad avere effetti dal primo gennaio del 2019. Quegli effetti che si stanno vedendo nel 2018 sono legati al fatto che si è fermato l'export per effetto della guerra dei dazi e soprattutto che non si sono sostenute né le imprese né i lavoratori, né i disoccupati né i pensionati perché l'ultima manovra di Gentiloni era insipida e non aiutava nessuno». Il ministro degli Interni Salvini è sulla stessa linea: «Il Pil negativo è il risultato delle vecchie manovre basate su tagli e austerità. Nel 2019, con la nostra manovra fondata su più lavoro e meno tasse, l'Italia tornerà a crescere».

CONTE: «IL PIL? LO FAREMO CRESCERE»

«Lo faremo crescere». Così il premier Giuseppe Conte, lasciando l'hotel Hilton a Buenos Aires per raggiungere il G20, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sui dati Istat che registrano un calo del Pil. Il presidente del Consiglio ha anche risposto ad alcune domande sulla manovra: «Sono sempre ottimista se no non mi sarei neppure seduto al tavolo e non sarei andato a Bruxelles» e facendo eco al ministro dell'Economia Tria ha detti di essere a sua volta fiducioso di poter evitare la procedura di infrazione europea.

JUNCKER: «CON ITALIA PROGRESSI»

Per il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, anche lui al G20 argentino, «non si deve drammatizzare la questione dell'ipotesi di infrazione all'Italia» sulla manovra. «Stiamo facendo progressi». «Ho incontrato il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte a Bruxelles, e lo incontrerò ancora qui», ha ricordato Juncker.

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