Come sono andati gli indicatori economici nel primo trimestre 2019

Secondo l'Istat nel primo trimestre del 2019 il rapporto tra deficit e Pil è stato pari al 4,1%, in lieve calo sul 2018. Pressione fiscale al 38%, ma migliora il potere di acquisto delle famiglie. I numeri.

26 Giugno 2019 11.02
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Nel primo trimestre del 2019 il rapporto tra deficit e Pil è stato pari al 4,1%. Lo ha rilevato l’Istat, evidenziando come l’incidenza dell’indebitamento sia «scesa lievemente» rispetto allo stesso periodo del 2018. L’istituto nazionale di statistica ha ricordato anche il deficit mostra un andamento stagionale e che il confronto può essere fatto solo su base annua. Nel primo trimestre dell’anno il deficit risulta infatti sempre più alto a confronto con gli altri trimestri. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istat, che periodicamente aggiusta anche le vecchie stime, l’indebitamento era al 4,2% nel 2018, nel 2017 al 4,0%, nel 2016 al 5,2%. Quanto al saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul Pil dell’1,3% (-0,9% nel primo trimestre del 2018). In questo caso quindi si rileva un peggioramento. Anche il saldo corrente è stato negativo, con un’incidenza sul Pil dell’1,6% (-1,5% nel primo trimestre del 2018).

PRESSIONE FISCALE AL 38%

Sempre secondo le rilevazioni Istat la pressione fiscale nei primi tre mesi del 2019 è risultata del 38,0%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il dato più alto dal 2015. Anche in questo caso, hanno ribadito gli analisti, vale solo il confronto annuo, tra stessi trimestri. Nel primo la pressione fiscale, come sempre si osserva, mostra un livello più basso rispetto al resto dell’anno. Ripercorrendo a ritroso i livelli registrati dalla pressione fiscale, sempre nel confronto tra primi trimestri, l’Istat ricorda che, appunto, nel 2018 era stata pari al 37,7%, stesso dato rilevato nel 2017, mentre nel 2016 era stata pari al 37,9%. Per trovare un dato superiore a quello del primo trimestre del 2019 si deve torna quindi a inizio 2015, quando era stato toccato un valore pari al 38,9%.

MIGLIORA IL POTERE DI ACQUISTO DELLE FAMIGLIE

Nei primi tre mesi del 2019 il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,9%. Un aumento che arriva dopo due cali consecutivi. Torna così a segnare un nuovo massimo dal 2012, ma resta ancora sotto il picco pre-crisi, toccato nel 2007 (-5,7%). Per l’Istat si tratta di «un marcato recupero» del reddito che, «grazie alla frenata dell’inflazione, si è trasferito direttamente in crescita del potere d’acquisto».

PIL: IL NORD-EST STACCA IL RESTO D’ITALIA

Sempre secondo l’Istat nel 2018 il Pil in volume ha segnato un «aumento sensibilmente superiore alla media nazionale nel Nord-est (+1,4%), e dall’altro una crescita molto più modesta nel Mezzogiorno (+0,4%). Nord-ovest e Centro, con incrementi dello 0,8%, hanno segnato una dinamica vicina a quella nazionale», pari allo 0,9%. «L’occupazione (misurata in termini di numero di occupati), che a livello nazionale è aumentata dello 0,9%, presenta a livello territoriale dinamiche più omogenee rispetto a quelle del Prodotto interno lordo», hanno oservato ancora gli analisti. «L’aumento maggiore», hanno spiegato, «si osserva nelle regioni del Nord-est (+1,1%), sia le regioni del Nord-ovest, sia quelle del Centro registrano una crescita dello 0,9% in linea con la media nazionale mentre quelle del Mezzogiorno segnano un incremento poco più contenuto», pari allo 0,7%. Guardando al dato sul Pil, l’Istituto di statistica fa notare come abbia potuto beneficiare di «una dinamica particolarmente vivace del settore dell’industria in senso stretto (+3,2%)». Invece la performance «è modesta nel Mezzogiorno (+0,4%), nonostante il risultato positivo delle costruzioni (+4,1%)».

QUOTA DI PROFITTO DELLE AZIENDE AI MINIMI DA 20 ANNI

La quota di profitto, ricavata dalle imprese nei primi tre mesi del 2019, è scesa al 40,7%, in calo di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. L’Istat, ha spiegato che si tratta del valore più basso registrato nell’attuale serie storica di riferimento, avviata nel 1999. È quindi il livello minimo da almeno 20 anni. Il dato riguarda le società non finanziarie, il reddito da capitale ottenuto sul valore aggiunto prodotto.

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