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Italia in declino demografico per la prima volta negli ultimi 90 anni

Italia in declino demografico per la prima volta negli ultimi 90 anni

Nel 2018 l’Istat ha contato 18 mila nascite in meno rispetto al 2017. La popolazione è calata complessivamente di 124 mila persone. Solo gli stranieri rallentano la tendenza.

03 Luglio 2019 10.30

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La popolazione residente in Italia alla fine del 2018 è inferiore di oltre 124 mila unità rispetto al 2017 (-0,2%). Si tratta, secondo l’Istat, del quarto anno consecutivo di calo demografico. Dal 2015 si contano infatti più di 400 mila residenti in meno.

MAI COSÌ POCHI BAMBINI DALL’UNITÀ D’ITALIA

Sempre nel 2018 l’Istat ha certificato un nuovo minimo storico delle nascite, meno decessi e meno iscrizioni dall’estero rispetto all’anno precedente. La diminuzione delle nascite è di oltre 18 mila unità (-4%). In anagrafe sono stati iscritti appena 439.747 bambini, mai così pochi dall’Unità d’Italia.

GLI STRANIERI SONO L’8,7% DELLA POPOLAZIONE

Al primo gennaio 2019 risultano residenti in Italia 60.359.546 persone, l’8,7% delle quali con cittadinanza straniera. Gli iscritti dall’estero sono tuttavia calati del 3,2%, soprattutto a causa della diminuzione del numero di immigrati. I cittadini stranieri che lasciano il nostro Paese sono in lieve flessione (-0,8%), mentre è in aumento l’emigrazione di cittadini italiani (+1,9%).

DECLINO DEMOGRAFICO PER LA PRIMA VOLTA NEGLI ULTIMI 90 ANNI

A rallentare il declino demografico che si configura per la prima volta negli ultimi 90 anni sono proprio gli stranieri. Il calo della popolazione, infatti, è interamente attribuibile alla componente italiana, che scende a 55 milioni 104 mila unità, 235 mila in meno rispetto al 2017 (-0,4%). Dal 2014 la perdita di italiani è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila persone).

DIMINUISCONO ANCHE I DECESSI

A diminuire sono anche i decessi, che nel 2018 sono 633 mila, 15 mila in meno sul 2017. In una popolazione che invecchia, tuttavia, è naturale attendersi un aumento tendenziale delle morti. Le oscillazioni che si verificano di anno in anno sono spesso di natura congiunturale. Le condizioni climatiche e le maggiori o minori virulenze delle epidemie influenzali stagionali, per esempio, possono influire sull’andamento del fenomeno come è avvenuto nel 2015 e nel 2017, anni in cui si è registrato un visibile aumento.

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