Cos’è la stagnazione, malattia dell’economia italiana

Dall'aprile 2018, segniamo crescita zero o al massimo negativa.

31 Luglio 2019 15.37
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L’Istat parla apertamente di «stagnazione» dopo l’ultimo dato sul Pil del secondo trimestre, che segna per l’economia italiana una ‘crescita zero‘. La recessione tecnica dell’ultima parte del 2018, che si ha dopo due trimestri consecutivi con un Pil minore dello zero, cioè con meno ricchezza prodotta rispetto al periodo precedente, si è quindi concretizzata in una stagnazione, che a questo punto lo stesso Istituto di statistica fa risalire al secondo trimestre dell’anno scorso. Da allora infatti si sono susseguite variazioni nulle, negative per lo 0,1%, con un solo +0,1% registrato nei primi tre mesi del 2019. Per trovare un dato più alto bisogna tornare al +0,2% di inizio 2018. Ecco allora nei dati congiunturali un anno di stagnazione, in cui il nostro Paese non ha prodotto un aumento della ricchezza, non ha fatto passi avanti, ma si è fermato, oscillando attorno allo zero.

LE VARIAZIONI DEL PIL DALL’APRILE DEL 2018

Secondo trimestre 2018: 0,0

Terzo trimestre 2018: -0,1%

Quarto trimestre 2018: -0,1%

Primo trimestre 2019: +0,1%

Secondo trimestre 2019: 0,0%

IL PAESE DELLA NON – CRESCITA

Quello che emerge dalla stima preliminare del Pil nel secondo trimestre dell’anno elaborata dall’Istat è «un paese abituato a non crescere», ha sottolineato Lucio Poma, responsabile scientifico industria e innovazione di Nomisma secondo cui «in fondo, la crescita dello 0,1% del primo trimestre sopraggiungeva a seguito di un calo del -0,1% del trimestre precedente: di fatto la crescita registrata era già nulla. Dal secondo trimestre del 2018 il Pil non si è mosso: da anni questo Paese non cresce come dovrebbe». A giudizio dell’esperto dell’istituto bolognese,«siamo l’ottava economia mondiale e una delle più importanti economie manifatturiere del globo. Con queste qualità un paese normale dovrebbe ambire a una crescita almeno del 2% ogni anno. Invece ci siamo abituati a languire, a dare per scontato una ‘non-crescita’ del Paese e a festeggiare come miracolosa la crescita del 1,6% del 2017, miopi al confronto di una Germania che ha registrato il 2,5 e con il 2,4 dell‘Area Euro».

URGENTI LE QUESTIONI DI POLITICA INDUSTRIALE

Quindi, prosegue Poma, «sono pressanti e cruciali le questioni strutturali, di politica industriale, che devono essere urgentemente affrontate. Ne portiamo all’attenzione due. La prima – argomenta – è la necessità di una ristrutturazione dell’intera catena del valore della manifattura, soprattutto alla luce delle potenzialità offerte da Industria 4.0. La seconda – conclude – è il ruolo dello Stato come attore chiave, di fronte a scelte e indirizzi di politica economica e industriale».

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