I kamikaze nucleari

Fukushima come Chernobyl: chi lavora nel reattore.

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di Raffaele Vitali

La squadra rimasta al lavoro all'interno della centrale di Fukushima.

Hanno una divisa, un casco, occhiali protettivi. Sono simili a kamikaze, ma il loro sacrificio è volto a salvare vite. Almeno quelle degli altri.
Sono i tecnici e i dipendenti rimasti al lavoro all'interno della centrale di Fukushima, che sta lentamente mostrando il suo aspetto peggiore, quello delle radiazioni incontrollate.
La speranza è che non diventino incontrollabili, e proprio per questo la Tepco li ha lasciati all’interno dell'impianto.
MISSIONE RAFFREDDAMENTO. Un numero esiguo di uomini con un compito improbo: raffreddare il reattore. Sono stati definiti prima eroi, poi guerrieri. Ma la definizione più appropriata è proprio quella di kamikaze, perché sono consapevoli, ancor prima di iniziare la loro missione, che moriranno. Magari non subito, ma le patologie e i disturbi a cui andranno incontro sono praticamente certezza.
ELICOTTERI BLOCCATI. La squadra speciale è impegnata a raffreddare il ‘vessel’ dei reattori pompando acqua di mare e acido borico, unico modo per rallentare la reazione atomica.
Un palliativo, forse di facciata, ma il solo intervento immediato possibile. Anche perché gli elicotteri carichi di acqua di mare (leggi) non sono riusciti nemmeno a sorvolare l'area dell'impianto a causa delle eccessive radiazioni.
All’interno del reattore sono state accertate dalla World Nuclear Association, radiazioni fino a 400 millisievert per ora, un dato 20 volte superiore all’esposizione naturale annua di un dipendente della centrale. Per dare un'idea della pericolosità che si nasconde dietro queste sigle misteriose, è sufficiente dire che una dose unica di 5 mila mSv può uccidere chi è esposto nel giro di un mese, e 100 mSv l'anno sono potenzialmente generatori di un cancro.

26 aprile 1986, debutto fatale e inconsapevole

Le poche immagini dell'intervento all'indomani della tragedia di Chernobyl vennero scattate dal Kgb.

I kamikaze del nucleare nipponici sanno i rischi a cui vanno incontro, ma questo non li ha fermati: pochi minuti all’interno della sala controllo, poi una doccia decontaminante, il cambio della tuta e di nuovo al lavoro. Così, per ore. Per senso della patria, denaro, o semplicemente spinti dalla speranza di guadagnarsi un posto tra i grandi del Paese.
I 28 DI CHERNOBYL. Un quadro molto differente da quello vissuto nel 1986 a Chernobyl. L’esplosione del reattore fece conoscere al mondo la zona industriale del nord dell’Ucraina e i terribili effetti del nucleare. Effetti in realtà già mostrati drammaticamente alla fine della Seconda guerra mondiale, proprio in Giappone, a Hiroshima e Nagasaki.
SENZA PROTEZIONE. A Chernobyl i kamikaze ‘buoni’ fecero il loro debutto inconsapevole. Il 26 aprile, poche ore dopo lo scoppio, atterrò un tupolev con a bordo un gruppo di 28 militari, che il governo di Mosca si affrettò a definire volontari, con il compito di tamponare con sacchi di cemento il cratere aperto dall'esplosione.
Tute di gomma, maschere e badili per raccogliere le scorie. Questo la loro essenziale e inutile attrezzatura contro la pioggia radioattiva arancione.

Più di 600 mila liquidatori in Ucraina

Dopo i 28, con lo sprigionarsi della nube carica di particelle radioattive che arrivando in Svezia accese l'allarme europeo, il governo russo si attrezzò. Vennero così create squadre di liquidatori. Operai, tecnici, pompieri, medici.
NESSUNA INFORMAZIONE. A Chernobyl nessuno sapeva esattamente a cosa stava andando incontro. L’invito del governo, del resto, era stato perfetto: ti paghiamo, avrai una pensione in anticipo, ti daremo tutta l’assistenza sanitaria necessaria. Un invito più forte della paura.
Il loro lavoro, fatto per lo più a mani nude, con semplici maschere e non certo con le tute antiradiazioni dei kamikaze giapponesi di Fukushima, fu fondamentale. Isolarono il reattore esploso con un nuovo coperchio. Una sorte di tomba di cemento.
Squadra dopo squadra, i liquidatori censiti sono stati più 600 mila. A ognuno venne rilasciato un tesserino che riconosceva lo status. Tessera fondamentale per avere sconti, sgravi, vantaggi per il resto della vita.
SOLIDARIETÀ DA KIEV. Così credevano, ma poi nel 2005 sono arrivati i tagli, anche per loro, e a onorarli non resta che il monumento di Mitino. Un fungo atomico con all'interno una figura umana. Sotto la statua, si trovano 28 bare di piombo, contenenti i corpi di quella prima squadra speciale.
Quello che parve un onore, in realtà era solo cruda necessità imbellettata. Quei corpi straziati erano troppo radioattivi anche per essere seppelliti in un cimitero.
E proprio i sopravvissuti del reattore numero quattro di Chernobyl hanno espresso il 16 marzo solidarietà ai colleghi giapponesi. Sono scesi in piazza, a Kiev, per protestare contro la proposta di riduzione dei loro già bassi sussidi. Una protesta che si va a sommare al ricorso presentato alla Corte europea di Strasburgo per chiedere alle autorità una maggior assistenza.

Gli incidenti del terzo millennio

L'esplosione al terzo reattore della centrale di Fukushima il 14 marzo ha fatto tornare la paura (Ansa).

Quella di Chernobyl è stata una dura lezione. Ma evidentemente non sufficiente. E i giapponesi ne sanno qualcosa. Fukushima è la goccia in un mare di problemi concentrati nel terzo millennio che è stato inaugurato in Francia con il blocco di due reattori nucleari a Blayas per un allagamento.
TRAGEDIE SFIORATE. Un anno dopo, nel 2001, ha tremato a Germania, a causa di una piccola esplosione nell’impianto di Brunsbuettel; nel 2003 è stata la volta dell’Ungheria, a Paks, dove l’unità due del sito nucleare si surriscaldò a tal punto da portare 30 barre radioattive alla distruzione.
PAURA A KASHIWAZAKI. Ma dal 2004 a oggi è il Giappone ad aver spaventato il mondo: prima con l’impianto di Mihama nel 2004, poi nel 2007 a Kashiwazaki, la centrale più grande al mondo.
Quest’ultima venne danneggiata da un altro terremoto che causò la fuoriuscita di migliaia di litri di acqua radioattiva. Vennero fatti dei controlli sulla sicurezza. Emerse addirittura che era stata costruita nelle immediate vicinanze di una faglia attiva.
Anche in quell’occasione, in prima linea, accorsero i liquidatori. Ma nessuno sembra ricordarlo.

16 Marzo Mar 2011 1802 16 marzo 2011
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