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1 Aprile Apr 2011 1949 01 aprile 2011

Traditi o traditori?

Da Hess ad al Janabi, la fenomenologia del disertore.

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Da braccio destro a mano accoltellatrice. Il destino di molti grandi numeri due, o figure chiave della storia militare del mondo, si nasconde dietro il termine ‘disertore’. Il cambio di bandiera, che l’ex ministro degli Esteri libico Mousa Kousa (leggi) ha riportato in auge, ha radici lontane e affonda nelle più diverse motivazioni.
C’è chi decide di abbandonare il proprio Paese perché è davvero convinto che la politica in atto sia sbagliata, che il comportamento del tiranno di turno stia diventando immorale; c’è ci lo fa perché passare con il nemico e passare informazioni sia l'unico lasciapassare per la propria libertà; c’è chi prova a costruirci un business; c’è chi, infine, in preda a deliri ideologici, decide di passare con l’avversario pur di raggiungere ciò per cui ha lottato con altri alleati fino al giorno prima.
La storia offre esempi eccellenti per ognuno di questi modelli di ‘disertore’, che definire spia sarebbe riduttivo, a partire da Rudolf Hess fino ad arrivare all’iracheno al-Janabi passando per il russo Oleg Penkovsky (guarda la photogallery dei disertori).

Benedict, passato con gli inglesi

Nato nel 1741 in Connecticut da una famiglia nobile caduta in disgrazia, Benedict Arnold fece una rapida carriera militare. Impegnatosi nella guerra contro la Francia, dopo la battaglia di Lexington, divenne uno degli uomini più fidati del generale Washington.
Tra un conflitto e l’altro non venne però mai promosso e questo aumentò in lui un forte senso di frustrazione. La goccia che fece traboccare il vaso fu l'amore per una donna inglese. Fu lei ad avvicinarlo ai britannici a cui finirà per cedere segreti militari e pianificare addirittura l’assalto, mai avvenuto, a West Point.

Hess e il volo Oltremanica

Delfino designato di Hitler, Rudolf Hess era intestatario della tessera numero 17 del partito nazionalsocialista. Insieme al Fuher partecipò al putsch di Monaco del 1923, facendola però franca.
Dopo alcuni anni incrociò nuovamente Hitler, ormai leader indiscusso, e si sedette al suo fianco. Ma l'obiettivo di Hess era solo uno: sconfiggere gli inglesi e costruire un'alleanza per battere la Russia e fare della Germania la prima forza europea.
I gerarchi nazisti non la pensavano però come lui. Hess, di testa sua, il 10 maggio del 1941 prese un caccia e volò fino in Gran Bretagna per proporre il suo piano. Qui, dopo essere stato arrestato, provò a convincere gli inglesi che l’unica strada era cacciare Churchill e allearsi con Hitler.
Ma il Fuhrer, così come lo stesso primo ministro britannico, non si fidava più di lui e lo bollò semplicemente come «pazzo». La sua vita fu segnata. Dopo la Seconda Guerra mondiale fu condannato all'ergastolo al processo di Norimberga. Hess morì nel carcere di Spandau a 93 anni.

Penkovsky, protagonista della Guerra Fredda

È considerata la più importante spia della Guerra Fredda. Diversamente dagli altri disertori Oleg Penkovsky decise di affondare il proprio Paese, la Russia, dall'interno, senza fuggire oltre cortina. Nel fare questo, però, ci rimise la vita. Venne infatti ucciso nel 1962 con l’accusa di avere, tra l’altro, rubato e fornito agli inglesi i segreti sulle armi nucleari.

È considerata la più importante spia della Guerra Fredda. Diversamente dagli altri disertori Oleg Penkovsky decise di affondare il proprio Paese, la Russia, dall'interno, senza fuggire oltre cortina.
Nel fare questo, però, ci rimise la vita. Venne infatti ucciso nel 1962 con l’accusa di avere, tra l’altro, rubato e fornito agli inglesi i segreti sulle armi nucleari.

Yurchenko, andata e ritorno dalla Russia

Numero cinque del Kgb, Vitaly Yurchenko arrivò a Roma con la fama di donnaiolo. Amava viaggiare e circondasi di belle donne. Un giorno, nel 1985, scomparve da Roma e si venne a sapere solo dopo qualche mese che era diventato un prezioso informatore della Cia. «Non gli abbiamo mai creduto» disse poi il senatore statunitense William Cohen. Ma sta di fatto che Yurchenko per mesi visse all’interno delle strutture dei servizi Usa. Quando, messo di fronte al rischio di non poter rientrare in Russia e di vedere eliminate alcune delle sue donne, gli fu intimato di rientrare in patria, Yurcenko non esitò.

Numero cinque del Kgb, Vitaly Yurchenko era un donnaiolo impenitente. Amava viaggiare e circondarsi di belle donne. Un giorno, nel 1985, scomparve da Roma, dove si trovava, e si venne a sapere solo dopo qualche mese che era diventato un prezioso informatore della Cia.
Dopo mesi di collaborazione con i servizi Usa, Mosca gli paventò il rischio di non poter rientrare in Russia, intimandogli di rientrare in patria. A quel punto Yurcenko non esitò.
La leggenda narra che non si presentò a una cena con due agenti della Cia per rifugiarsi all’ambasciata russa. Con lui partirono i segreti del Kgb e quelli della Cia. «Ho imparato più in tre mesi di prigionia in America», disse trionfante al suo ritorno in Russia, «che se avessi letto mille libri». Cosa abbia lasciato alla storia dello spionaggio non è chiaro. Di certo nulla che abbia cambiato il corso della Guerra Fredda.

Al Janabi, e le armi inesistenti di Saddam

Il dissidente iracheno Rafid Ahmed Alwan al Janabi è stata la gola profonda che ha fatto credere a inglesi e americani che Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa. Le sue rivelazioni sono state usate come giustificazione dell’attacco nel 2003. Peccato poi che preso da un rimorso di coscienza abbia confessato otto anni dopo di «essersi inventato tutto».

Il dissidente iracheno Rafid Ahmed Alwan al Janabi è stata la gola profonda che ha fatto credere a inglesi e americani che Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa.
Le sue rivelazioni sono state usate come giustificazione dell’attacco nel 2003. Peccato poi che preso da un rimorso di coscienza, nel giorno dell’ottavo anniversario del discorso fatto da Colin Powell alle Nazioni Unite in cui citava le rivelazioni di ‘Curveball’ come prova, abbia confessato di «essersi inventato tutto».

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