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11 Aprile Apr 2011 0920 11 aprile 2011

Siria: Banias, città portuale sotto assedio

Le milizie sparano sulla folla. Cinque i morti.

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Ancora sotto assedio la città costiera siriana di Banias, dove il 10 aprile scorso e per tutta la notte successiva, le milizie alawite fedeli al presidente Bashar al Assad hanno aperto il fuoco contro manifestanti anti-regime uccidendone cinque.
La città, a maggioranza sunnita ma circondata da montagne abitate in prevalenza da alawiti, è sede di due raffinerie di petrolio ed è il luogo natale dell'ex vice presidente siriano Abdel Halim Khaddam (sunnita), dal dicembre 2005 esiliato in Europa dopo esser stato epurato dai vertici del potere dominato dalla famiglia Assad e dai clan alawiti a lei alleati. Secondo alcuni testimoni oltre 15 carri armati dell'esercito circondano la città, e posti di blocco di agenti in borghese delle forze di sicurezza bloccano gli accessi alla città. Le comunicazioni dei telefoni fissi e cellulari sono state interrotte per tutta la notte, così come anche l'erogazione dell'elettricità.
Domenica le milizie hanno sparato sulla folla e ucciso quattro manifestanti causando almeno 17 feriti. Una quinta persona, un ufficiale, è stato ucciso sempre a Banias «tra Lattakia e Tartus» quando l'unità militare è caduta vittima di una imboscata tesa da un gruppo armato che si era appostato sul bordo della strada.
OLTRE 130 VITTIME. L'8 di aprile era stato un altro venerdì della collera per la Siria: centinaia di persone erano scese in piazza nelle città del nord est del Paese dove i curdi chiedono l'indipendenza da Damasco, mentre altri scontri sconvolgevano le città di Homs, Daraa e Harasta, un sobborgo della capitale. Il bilancio è di quelli da dimenticare: solo a Daraa sono state uccise 17 persone. Portando a oltre 130 il numero delle vittime dall'inizio delle proteste contro il regime di Bashar Al Assad, il 15 di marzo.
In Siria il regime baathista è al potere da quasi mezzo secolo e la famiglia presidenziale detiene il potere da 40 anni. Al Assad il 31 marzo scorso ha abolito lo stato di emergenza in vigore da 50 anni, quattro giorni dopo ha incaricato l'ex ministro dell'Agricoltura di formare il nuovo governo, fino a concedere la naturalizzazione ai residenti curdi che abitano la regione di Hasake.

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