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La rivolta
29 Aprile Apr 2011 2044 29 aprile 2011

Siria, carri armati a Deraa

Sei morti negli scontri a fuoco. Sanzioni Usa e Ue contro Assad.

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Siria, i cortei dello scorso 22 aprile nella città di Homs.

Non si ferma la brutale repressione del regime di Bashar al Assad contro i manifestanti siriani. Oltre 15 carri armati siriani sono entrati sabato 30 aprile nella città di Deraa, dove è scoppiato un intenso scontro a fuoco per impedire i funerali delle vittime di venerdì. Sei persone sarebbero rimaste uccise secondo quanto hanno raccontato alcuni testimoni. Le forze di sicurezza siriane hanno fatto irruzione anche nella moschea di Omari nel centro storico della città di Daraa.
E almeno 48 persone sono morte il 29 aprile, nell'ultimo 'venerdì della collera'. Nonostante le intimidazioni delle forze di sicurezza, i manifestanti, che da sei settimane scendono in strada ogni settimana per chiedere la testa del presidente, non hanno rinunciato a radunarsi per la consueta preghiera del mattino e hanno poi organizzato cortei in tutte le principali città del Paese.
Le autorità avevano provato a dissuaderli con un comunicato ufficiale: i cittadini, recitava l'avvertimento, «si astengano» da ogni assembramento «in tutte le strade e in tutte le piazze», senza la necessaria «licenza ufficiale». Ma la rabbia nei confronti dell'autocrate è ormai incontenibile.
LE SANZIONI. La nuova strage ha accelerato anche i ritmi della diplomazia. Il Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite, riunito in sessione straordinaria, ha approvato una risoluzione che condanna il ricorso alla violenza contro i manifestanti pacifici, e chiesto l'invio urgente di una missione per indagare sulle violazioni di diritti umani nel Paese.
Più dura la Casa Bianca, che ha annunciato sanzioni economiche contro Maher Assad e altri esponenti del partito Baath al potere. Maher è il fratello del capo di Stato e guida la Quarta divisione corazzata dell'esercito, che si è macchiata di crimini brutali contro i cittadini di Daraa, epicentro delle proteste. E anche l'Europa ha raggiunto un accordo su misure contro il regime di Assad: si tratta di un embargo sulla fornitura di armi e di attrezzature utilizzabili nelle azioni di repressione contro la popolazione, che potrebbe essere operativo nel giro di pochi giorni.

La sfida al regime: 48 vittime accertate

Dopo la preghiera nelle moschee, i cittadini si sono raggruppati in lunghi cortei in tutto il Paese, nella ribelle Daraa così come a Damasco, Latakia e Homs. La folla ha scandito slogan contro il regime e ha provato a creare barricate artigianali per impedire alle forze di sicurezza di avanzare.
La reazione dell'esercito non ha tardato ad arrivare: i militari hanno prima esploso colpi d'arma da fuoco per disperdere la folla, e poi sono passati agli spari ad altezza uomo. Secondo una organizzazione umanitaria locale, nella città ribelle di Daraa, al confine con la Giordania, sono morte almeno 35 persone. Gli stessi volontari hanno però precisato che nell'obitorio locale sarebbero arrivati in giornata circa 80 cadaveri, tra cui molte donne e bambini. Secondo fonti militari, anche quattro soldati sono stati uccisi oggi nella città, e altri due sequestrati da un 'gruppo terrorista' non meglio precisato.
A Homs, nell'est del Paese, le vittime sono nove tra i civili; sarebbero caduti negli scontri anche tre soldati.
Terrorizzati e stremati, i siriani stanno scappando in massa verso la propria frontiera più vicina. Molti hanno raggiunto nei giorni scorsi il confine con il Libano, altri si avvicinano al confine turco: le autorità di Ankara, tuttavia, non sembrano intenzionate a lasciarli entrare.

La condanna dell'Onu e le sanzioni di Washington

Gli ultimi morti, che si aggiungono alle 500 vittime delle settimane scorse, hanno impresso un'accelerazione alle decisioni della diplomazia. La Casa Bianca ha varato sanzioni economiche s contro Maher Assad, fratello del presidente siriano, e Atif Najib, uno dei suoi cugini ex capo della polizia nella città ribelle di Deraa. Entrambi sono accusati di violazioni dei diritti umani.
Ma Washington ha deciso di colpire anche Ali Mamluk, direttore dei servizi segreti siriani e il corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, l'apparato iraniano che avrebbe aiutato i siriani nel reprimere nella violenza la manifestazioni pacifiche dei cittadini.
LA DENUNCIA DELL'ONU. I 47 Paesi membri del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno invece varato una risoluzione promossa dagli Stati Uniti che condanna esplicitamente l'uso della 'forza letale' da parte delle autorità siriane contro manifestanti pacifici ed esorta il governo siriano a porre immediatamente fine a tutte le violazioni dei diritti umani, a proteggere la propria popolazione e a rispettare le libertà fondamentali.
La mozione è passata con 26 voti a favore (tra cui Usa, Francia, Germania, Giappone e Brasile), nove contrari (tra cui quello di Cina e Russia), sette astensioni e cinque assenze (oltre alla Libia sospesa dal Consiglio, Bahrain, Giordania, Qatar e Angola). Tra le richieste arrivate dall'Onu anche la liberazione dei prigionieri politici e delle persone arrestate nelle recenti manifestazioni; infine, il testo, approvato dopo diverse revisioni, sottolinea l'esigenza per le autorità siriane di avviare un'indagine «credibile e imparziale» sui recenti eventi.
L'EMBARGO UE. Da ultima è arrivata anche l'Unione europea. I rappresentanti dei 27 stati membri, riuniti a Bruxelles, dopo lunghe consultazioni hanno approvato un pacchetto di sanzioni verso il regime di Damasco. Gli ambasciatori si sono accordati su un embargo sulla fornitura di armi e di attrezzature utilizzabili nelle azioni di repressione contro la popolazione, che potrebbe essere operativo nel giro di pochi giorni.
Il Comitato per la politica e la sicurezza (Cops) ha anche dato il via alle procedure per la stesura di una lista di personaggi del governo siriano che saranno sottoposte a misure restrittive, come il congelamento dei beni e il divieto di concedere visti.
CONGELAMENTO DEL NEGOZIATO. L'Ue ha inoltre deciso di congelare il negoziato sull'accordo di associazione tra Bruxelles e la Siria e ha assunto l'impegno di riesaminare tutte le attività di cooperazione con il governo di Damasco, senza però toccare quelle di diretto interesse per la popolazione. Il pacchetto, a quanto si è appreso, è stato adottato con l'obiettivo di spingere il governo di Damasco a cambiare linea ed avviare il dialogo con le forze del'opposizione.
«La mia impressione è che ci sia un ampio consenso sulla necessità di prendere delle misure», aveva pronosticato nel pomeriggio di venerdì il capo della diplomazia Ue Pierre Vimont, «ma abbiamo bisogno del consenso di tutti i 27 Paesi».
L'escalation della violenza ha accelerato i tempi biblici della diplomazia.

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