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Terrorismo
4 Maggio Mag 2011 1417 04 maggio 2011

Il prezzo di Osama

Agli Usa la guerra al terrorismo è costata tra i 5 e i 7 mila miliardi.

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Secondo il Nobel per l'economia Joseph Stiglitz gli Usa hanno speso 3.000 miliardi di dollari nella guerra in Iraq.

Alla fine Osama bin Laden è morto. Dopo una caccia all'uomo durata dieci anni, gli Stati Uniti hanno vinto sul nemico pubblico numero uno, ma a caro prezzo.
Lo sceicco del terrore è riuscito, infatti, a coinvolgere Washington in un gioco perverso costringendo gli americani a spendere migliaia di miliardi di dollari per stanarlo. Si è comportato, insomma, come un giocatore abile e famoso, che sa di poter stracciare l'avversario e, dunque, non resiste di fronte a una posta esorbitante.
IL GIOCO DELLE PARTI. Osama sapeva che sul campo di battaglia avrebbe perso, così ha riproposto il gioco delle parti che aveva già recitato negli Anni '80. L'Unione sovietica in Afghanistan era stata coinvolta in una guerra di logoramento. «Noi, insieme ai mujaheddin, abbiamo dissanguato la Russia per dieci anni, finché non è andata in bancarotta», aveva detto al tempo bin Laden.
In quella guerra gli Usa erano suoi alleati, ma ancora non avevano capito la sua tattica: giocare con l'orgoglio delle superpotenze, come fa il gatto con il topo.
LA SPESA E L'ORGOGLIO. L'Urss di allora come gli Usa di oggi non potevano tirarsi indietro di fronte a chi si faceva beffa di loro così si sono fatti coinvolgere in un gioco al rialzo potenzialmente infinito. Se però per i sovietici era questione di orgoglio, per gli States il problema era più sottile.
Le democrazie hanno una bassissima propensione al rischio: sono (o dovrebbero essere) controllate in ogni loro mossa dai cittadini e anche il minimo scandalo è in grado di provocare terremoti politici. Un attacco sul proprio territorio o verso i propri cittadini è inammissibile. E così ecco gli aeroporti blindati, i metal detector avveniristici, i body scanner. Ma anche l'esercito schierato lungo le strade, i controlli straordinari agli eventi, le operazioni di polizia.

Le spese si aggirano tra i 5 e i 7 mila miliardi di dollari

Come Bush non ha potuto dire no ai rifinanziamenti per la sicurezza interna e la Difesa.

Un gioco di difesa e di protezione che ha un prezzo salato. Secondo l'economista premio Nobel Joseph Stiglitz, la guerra in Iraq è costata più di 3 mila miliardi di dollari, quella in Afghanistan tra i mille e i 2 mila miliardi di dollari. Le spese per la sicurezza interna ne hanno aggiunti altri mille sul piatto.
Così solo gli Usa dall'inizio della guerra in Afghanistan a oggi avrebbero speso dai 5 ai 7 mila miliardi di dollari nella lotta al terrorismo. Quanto il prodotto interno lordo della Croazia.
LA GUERRA AL TERRORE. Fin dalla prima settimana post 11 settembre, il governo americano ha creato nuove agenzie, ha potenziato quelle già esistenti e assunto migliaia di nuovi analisti per studiare il fenomeno al Qaeda e Osama bin Laden. Una scelta da 40 miliardi di dollari approvata rapidamente dall'amministrazione Bush.
SICUREZZA INTERNA. Solo il dipartimento per la Sicurezza interna ha rafforzato le sue 22 agenzie arrivando a impiegare 216 mila persone con una spesa complessiva di 424 miliardi in dieci anni. C'è poi la Difesa. Dal 2001 il budget dedicato è più che raddoppiato, raggiungendo i 700 miliardi di dollari nel 2010. Di fronte a minacce come le bombe intelligenti, le cellule terroristiche, le infiltrazioni in tutti i livelli della società, un governo non può tirarsi indietro. Deve pagare.
E così il Congresso ha approvato tutte le nuove spese senza battere ciglio. Come ha dato il suo ok agli investimenti per potenziare la sicurezza. Lo sanno bene John Mueller della Ohio State University e Mark Stewart dell'università di Newcastle, in Australia, due economisti zelanti che si sono messi a studiare quanto costano agli States le maggiori attese agli aeroporti dovute alle nuove procedure anti-terrorismo. La proporzione parla chiaro: l'aumento medio di 20 minuti alle file d'imbarco costa circa 10 miliardi di dollari l'anno.

La sicurezza non conosce destra o sinistra

Bush o Obama poi non fa differenza. Di fronte al pericolo negli Stati Uniti si innesca un meccanismo che gli studiosi definiscono rally around the flag, lo stringersi attorno alla bandiera. In caso di guerra o di minaccia, gli americani fanno fronte comune e le differenze politiche vanno quasi scomparendo.
«Nessuno vuole essere visto seduto con le mani in mano dopo l'11 settembre» ha affermato l'analista Chris Hellman. «I legislatori non possono far altro che avallare ciecamente ogni spesa per la sicurezza interna», ha confermato il ricercatore Travis Sharp. Così tutti si fanno vedere intenti a difendere l'America.
LE SPESE INDIRETTE. Ma la lotta contro il terrorismo prevede anche costi indiretti. Che spesso si traducono in tagli alla spesa pubblica. Specie se le casse dello stato sono allo stremo. Così la soluzione è limare il budget destinato a comparti come sanità, cultura, ricerca, istruzione. Tutti settori su cui poggia una democrazia contemporanea, e di cui le società civili fanno un vanto e un segno di distinzione.
E ciò che appare e viene descritto come terrorismo svela la sua vera identità: essere una termite che erode dall'interno il sistema, cercando di farlo collassare su se stesso.

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