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PROTESTE ANTI-REGIME
6 Maggio Mag 2011 2100 06 maggio 2011

Siria, venerdì di sangue

Quaranta morti negli scontri, a Banias entrano i carriarmati.

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Siria, i cortei dello scorso 22 aprile nella città di Homs.
Fuoco sulla folla, morti e due arresti eccellenti. Il 6 maggio è stata un'altra giornata bollente in Siria, dove è impazzato lo scontro tra le forze armate dell'esercito e i manifestanti anti-regime (guarda il video della rivolta). Almeno 40 i manifestanti uccisi dalle forze dell'ordine, la maggior parte dei quali durante la repressione nelle città di Homs e Hama e Jablah, secondo i dati divulgati dalle organizzazioni non governative.
La voce ufficiale del regime, attraverso l'agenzia ufficiale Sana, ha denunciato 10 agenti delle forze di sicurezza morti a Homs, in «un attacco terroristico». Inoltre, secondo quanto riferito da un attivista per i diritti umani, il 7 maggio unità dell'esercito siriano hanno attaccato la città di Banias con carriarmati.
SEIF IN CELLA. Il noto oppositore siriano 65enne Riad Seif, ex parlamentare e imprenditore più volte finito in carcere per la sua attività di dissidente, è stato bloccato dalle forze di sicurezza a Damasco mentre partecipava a un corteo di protesta.
Lo riferiscono i siti di monitoraggio Rassd e NowSyria, che trasmettono anche su Twitter. I siti citano familiari di Seif, che da poco era uscito dalla prigione, affermando che l'ex deputato (eletto nel 1994 e nel 1998 come indipendente) è stato portato via assieme ad altri dimostranti da agenti della polizia segreta che lo hanno caricato a bordo di un veicolo nei pressi della moschea al Hassan, nel quartiere centrale di Midan, dove era in corso una manifestazione.
IN GALERA UN INFLUENTE IMAM SUNNITA. Seif non è il solo catturato: anche uno dei più noti imam sunniti di Damasco, ex imam della Grande Moschea degli Omayyadi della capitale, è finito nelle grinfie della polizia. Si tratta dello sheikh Muaz al Khatib, che nelle scorse settimane aveva pubblicamente chiesto alle autorità di rilasciare tutti i prigionieri politici indipendentemente dalla loro appartenenza confessionale. Era stato convocato dall'ufficio locale della sicurezza politica: da quel momento non si hanno più notizie.

Un venerdì di escalation negli scontri

Il focolaio della protesta nel Paese si è allargato, con un'escalation di scontri nelle ultime ore. Le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro manifestanti a nord di Damasco e a Homs, città nel centro della Siria.
IL BILANCIO DEGLI SCONTRI. Secondo le testimonianze riportate su Twitter da SyrianJasmine, pseudonimo di un attivista di spicco, gli agenti avrebbero aperto il fuoco contro manifestanti nei pressi della moschea Nuri di Homs. Mentre secondo un altro attivista, che scrive con lo pseudonimo di ZaynSyria, altri dimostranti sarebbero stati bersaglio del fuoco di forze di sicurezza a Tall, sobborgo a nord di Damasco. Inoltre i carri armati sono entrati nel centro di Homs per reprimere la protesta anti-regime. Sei civili sarebbero stati uccisi a Hama, città a nord di Damasco, ha riferito l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).
IL NUOVO FOCOLAIO. Infine, alcuni leader tribali hanno denunciato la morte di quattro manifestanti, nella città di Deir al-Zor, dove migliaia di manifestanti sarebbero scesi in piazza. Se la notizia fosse vera, sarebbe la prima volta che vengono registrate vittime in questa zona dei giacimenti petroliferi del nord-est del Paese, dall'esplosione delle proteste contro il presidente Bashir el-Assad.

Daraa è ancora assediata, cecchini sui tetti

In piazza contro al-Assad a Daraa, nel Sud del Paese (Getty Images).

Anche altre città sono teatri di tensioni e occupazioni: Daraa, epicentro meridionale delle proteste anti-regime della repressione decisa dalle autorità di Damasco, rimane assediata dall'esercito e dalle forze di sicurezza.
Le moschee sono occupate da militari e cecchini e continuano a sparare dai tetti. Lo ha scritto il quotidiano panarabo Asharq al Awsat, citando testimoni di Daraa.
NESSUNO ESCE DI CASA. Secondo il giornale «nonostante l'annuncio del ritiro delle unità dell'esercito da Daraa, numerosi testimoni hanno affermato che il centro abitato rimane assediato» e che si è trattato «di un ridispiegamento e non di un vero e proprio ritiro». I cecchini non sparano più contro i passanti, ma «la gente rimane comunque nelle proprie case. È difficile che qualcuno esca. Tutte le moschee sono occupate dalle forze di sicurezza e dai soldati», ha aggiunto un testimone.
ACQUA, MEDICINA E CIBO NELLA CITTÀ. Il quotidiano ha fatto sapere che «da giorni non si hanno più notizie dello sheikh Ahmad Siyasina, imam della moschea al Omari», la più importante della città e dal 18 marzo luogo di raduno dei manfestanti. Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia, non confermata, dell'uccisione da parte dei militari del figlio dell'imam, durante il pesante attacco alla moschea. Per la prima volta dall'inizio dell'assedio, una delegazione della Mezzaluna rossa siriana e del Comitato internazionale per la Croce Rossa è potuta entrare a Daraa per portare agli abitanti acqua potabile, medicine e cibo. Secondo attivisti per i diritti umani, un centinaio di persone sono state uccise a Daraa da lunedì 25 aprile scorso.

Migliaia in strada a Damasco, Banias, Latakia

Intanto un fiume di persone è sceso per le strade centrali di Damasco gridando lo slogan «Il popolo vuole la caduta del regime!» (guarda il video). Lo ha riferito la tivù panaraba al Jazeera, che ha sottolineato che il raduno è in corso a Midan, rione a maggioranza sunnita della capitale. Sono state diffuse le immagini amatoriali di un corteo caricato con buona probabilità dalle forze di sicurezza.
Stessa situazione a Banias, cittadina costiera a nord-ovest di Damasco, dove la gente si è riversata sulle strade. Dalla tivù al Jazeera, sono state mostrate immagini in diretta provenienti da una web-cam di uno degli attivisti del porto.
PROIETTILI VERSO IL CORTEO. Le forze di sicurezza hanno sparato proiettili veri in direzione del corteo a Harasta, teatro nelle settimane scorse di ripetute manifestazioni e a Latakia, principale porto del Paese a nord-ovest della capitale. Boati di colpi di arma da fuoco si sono sentiti, secondo l'attivista Aumran, anche a Latakia, dove da fine marzo sono dispiegati blindati dell'esercito. Le fonti hanno riferito che i carri armati sono schierati anche a Barze, quartiere periferico di Damasco, e che migliaia di persone sono scese in strada per manifestare a Zabadani, località fuori Damasco.

Ue: sanzioni contro 14 leader, ma non al presidente Bashar Al-Assad

I 27 paesi dell'Unione europea hanno approvato un pacchetto di sanzioni contro la Siria, che include misure restrittive contro 14 personalità della cerchia di Bashar Al-Assad, escludendo per ora il presidente siriano. Lo riferiscono fonti diplomatiche, precisando che il testo approvato prevede però di procedere «senza ritardi» a nuove «misure addizionali» contro tutti i responsabili delle violenze, incluso «il più alto livello di leadership». L'opportunità di imporre sanzioni individuali contro il presidente aveva diviso la Ue.
In particolare, a spingere perché Bashar Al-Assad fosse incluso da subito nella lista delle personalità da colpire era soprattutto la Francia, insieme a Gran Bretagna e Germania. Altri paesi, invece, hanno preferito un approccio progressivo che invii un segnale forte a Damasco lasciando tuttavia una porta aperta alla diplomazia.
L'Estonia ha espresso riserve di carattere non politico ma dovute invece alle preoccupazioni per la sorte di sette suoi cittadini rapiti in marzo in un villaggio in Libano, dove ha base un gruppo di militanti palestinesi pro-siriani.
DECISO L'EMBARGO SULLE ARMI. Di sicuro, l'ok unanime dei 27 ha riguardato l'embargo sulla fornitura di armi e delle attrezzature utilizzabili nelle azioni di repressione condotte dalle forze di sicurezza siriane contro i manifestanti.
STOP ALLA COOPERAZIONE BILATERALE. Oltre a queste misure, la Ue ha già annunciato di considerare sospeso e congelato fino a nuovo ordine il negoziato per il raggiungimento di un accordo di associazione che in realtà è in fase di stallo già dall'ottobre 2009. L'Europa procederà anche alla revisione della cooperazione bilaterale, un fronte sul quale la Siria avrebbe potuto beneficiare, nel periodo 2011-2013, di circa 130 milioni di euro (oltre ad una cifra altrettanto importante stanziata per il periodo 2007-2010).
CLINTON, «DA DAMASCO POSSIBILI RIFORME». Intervistata da Lucia Annunziata nel programma In mezz'ora su Raitre, Hillary Clinton ha dichiarato che la situazione in Siria è «complessa e dolorosa, ma sappiamo che Damasco può ancora attuare le riforme e crediamo che ci sia un futuro possibile».
«Gli Stati Uniti sono stati molto chiari e molto diretti con Damasco», ha proseguito il segretario di Stato Usa, «iniziando ad applicare le sanzioni nei confronti dei leader siriani. Stiamo facendo pressione sul governo siriano affinché rispetti gli impegni assunti, ossia le riforme». L'intervista andrà in onda l'8 maggio.

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