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REPRESSIONE
31 Luglio Lug 2011 1043 31 luglio 2011

Siria, l'ecatombe di Hama

Uccisi 160 civili. Bombe a Damasco.

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Una strage, forse la peggiore dall'inizio della rivolta, nel marzo scorso. Il 31 luglio le forze speciali del presidente siriano Bashar Al Assad hanno iniziato l'assedio della città di Hama, 210 chilometri a nord di Damasco. «Qui è un massacro, bisogna fermarlo, ci sono oltre 160 morti», hanno raccontato alcuni testimoni al telefono, contattati dall'agenzia Ansa. Spari e cannoneggiamenti sono partiti all'alba: tra le vittime moltissimi bambini. Il bilancio però è tragicamente provvisorio: la conta si allunga di ora in ora. Almeno 42 persone sono rimaste ferite da bombe a frammentazione lanciate dalle forze di sicurezza siriane contro una manifestazione a Harasta, periferia di Damasco, dove le forze ultra lealista della Quarta Divisione si sono dispiegate per reprimere le proteste pro-democrazia.

Attacco da quattro direzioni con tank, cannoni, mitragliatrici

La città è stata attaccata da carri armati che avanzavano da quattro direzioni sparando con i cannoni e con le mitragliatrici, secondo quanto dichiarato da fonti mediche, dall'Osservatorio locale per i diritti umani e da alcuni residenti.
«L'esercito e le forze di sicurezza, che hanno fatto irruzione la mattina del 31 luglio ad Hama, hanno aperto il fuoco su civili uccidendone 45 e facendo decine di feriti», aveva affermato in un primo tempo Abdel Rahmane, presisente dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, citando fonti mediche sul posto. La cifra era evidentemente destinata a salire.
HAMA, IL CUORE DELLA RIVOLTA SIRIANA. Il regime siriano tenta da diverse settimane di soffocare la protesta ad Hama, uno dei suoi centri più attivi nella contestazione all'autocrate di Damasco, dove fino a 55mila persone scese in piazza.
Hama è tra l'altro una città simbolo della lotta contro il regime degli Assad: nel 1982, l'allora presidente Hafez, padre di Bashar, bombardò la città causando 20 mila morti per soffocare le proteste dei Fratelli musulmani.

Sulla città sono cadute almeno quattro granate al minuto

Siria. Una manifestazione contro Bashar al-Assad.

Le fonti hanno detto che granate sparate dai tank dell'esercito sono cadute sulla città a un ritmo di almeno quattro al minuto. Acqua ed elettricità verso i principali quartieri di Hama sono stati tagliati: una tattica, questa, abitualmente usata dai militari (la strategia dei desaparecido: leggi) nelle operazioni di repressione (1.500 vittime nel Paese da marzo: guarda il video).
«CADAVERI LASCIATI NELLE STRADE». Un medico che non ha voluto essere identificato ha detto già nelle prime ore del 31 luglio di aver visto almeno 19 cadaveri e altre decine di persone ferite solo nell'ospedale Badr, mentre nell'ospedale Al-Horani vi sarebbero almeno tre corpi e due all'Hikmeh. Ma diversi corpi, ha affermato la fonte, «sono stati abbandonati nelle strade» e cecchini si sono appostati sui tetti dell'edificio della compagnia elettrica e della prigione.
«Stanno sparando a casaccio con le mitragliatrici pesanti e travolgendo le barricate stradali erette dagli abitanti», è stato il racconto della fonte medica al telefono.
L'ARRESTO DEL CAPO TRIBÙ. Fonti dell'opposizione hanno riferito che le autorità siriane hanno arrestato Sheikh Nawaf Al Bashir, leader della tribù di Baqqara, la principale della provincia ribelle di Deir al Zor. L'uomo aveva raccontato alla Reuters il suo tentativo di fermare la resistenza armata nonostante l'attacco militare, intenzionato a convincere gli abitanti ad attenersi a metodi pacifici, nonostante le uccisioni da parte delle forze di sicurezza.

L'Occidente «costernato»

La nuova ondata di violenza ha risvegliato anche le sonnolenti diplomazie occidentali. Un appello al governo siriano per la cessazione immediata delle violenze contro i civili, definite «un orribile atto di repressione», è stato lanciato dal Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini.
Il titolare della Farnesina ha auspicato che in Siria si possa giungere ad una soluzione della crisi, che deve essere trovata attraverso l'attuazione delle riforme da parte del governo e tramite l'avvio di un dialogo inclusivo con l'opposizione. «Chiediamo che si riunisca di urgenza il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per prendere una posizione molto ferma. C'è stato un orribile atto di repressione del regime: oltre 100 morti. Anche nella capitale si è colpito molto duramente. L'Italia fa un appello alla cessazione immediata delle violenze».
Sullo stesso tenore l'omologo britannico William Hague, che si è detto «costernato» per le informazioni che giungono dalla Siria
GUERRA DEL REGIME. Si è fatto sentire anche l'ambasciata Usa a Damasco. Le autorità siriane «sono disperate, ingaggiano una guerra aperta contro i loro stessi cittadini», ha detto J.J. Harder, funzionario statunitense nella capitale.
Harder ha anche bollato come «priva di senso» la ricostruzione dell'accaduto fornita dal regime siriano. L'agenzia di stato Sana ha infatti affermato che a Hama gruppi armati hanno «incendiato la stazione di polizia, distrutto proprietà pubbliche e private, creato blocchi stradali e barricate e bruciato pneumatici nelle strade». Una versione che non trova conferma in alcuno dei racconti filtrati oltre la cortina pesante della censura.
LA GERMANIA MINACCIA SANZIONI. L'unica capitale ad aver agitato la minaccia di una rappresaglia contro il regime di Damasco è stata però Berlino. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, si è detto «profondamente scosso» dalla nuova delle forze di sicurezza siriane ad Hama. «Il governo tedesco chiede al presidente Bashar al Assad di mettere immediatamente fine alle violenze contro i manifestanti pacifici, e se non si mostrerà pronto a cambiare metodi adotteremo delle nuove sanzioni insieme ai nostri partner europei», ha dichiarato Westerwelle. Il ministro si è detto inoltre assolutamente convinto che il Consiglio di sicurezza dell'Onu abbia «il dovere di reagire».
Ma finora nessuno sembra dargli ascolto.

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