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GERMANIA
1 Agosto Ago 2011 0955 01 agosto 2011

L'ombra della Stasi

Bild: dietro l'assassinio di Ohnesorg del '67, la polizia segreta.

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da Berlino

Il cadavere di Benno Ohnesorg

La storia delle infiltrazioni della Stasi nella vita della Germania Ovest è un libro ancora tutto da scrivere. A oltre 20 anni dalla riunificazione, dagli archivi compilati con pignoleria dal servizio di sicurezza della Ddr, emergono documenti che gettano una luce diversa sugli avvenimenti più cruenti che insanguinarono la vita della Bundesrepublik nel tentativo di destabilizzarne il sistema politico e istituzionale.
L'OMBRA DELLA SED. Le investigazioni riaperte negli ultimi due anni attorno all'uccisione di Benno Ohnesorg, lo studente che il 2 giugno 1967 venne freddato dalla polizia occidentale nel corso di una manifestazione di protesta contro la visita a Berlino Ovest dello Shah di Persia Reza Pahlavi, sono ricche di colpi di scena. Nel 2009, proprio grazie ai documenti scovati negli archivi della Stasi, si scoprì che il poliziotto che aprì il fuoco, Karl-Heinz Kurras, era in realtà da anni membro della Sed, il partito comunista della Germania Est e un collaboratore non ufficiale del suo servizio di sicurezza. Ora la Bild, anticipando il rapporto finale della procura di Berlino, ha rivelato «che anche Horst Mahler, avvocato della vedova di Ohnesorg nel processo che seguì l'uccisione e successivamente cofondatore della Raf, la Rote Armee Fraktion, versione tedesca delle Brigate Rosse, era stato reclutato dalla Stasi fra il 1967 e il 1970 con il ruolo di informatore non ufficiale».
UNO STATO PRIVO DI REGOLE. La morte di Ohnesorg fu uno dei momenti di svolta della storia tedesco-occidentale a cavallo fra gli Anni Sessanta e Settanta. Il movimento studentesco era in pieno vigore e al suo interno non mancavano spinte più estremistiche che miravano a innalzare il livello di scontro con lo stato borghese. Il proiettile che trapassò la testa di Ohnesorg fu il detonatore per il passaggio di una parte dei militanti nelle file del terrorismo. Kurras si difese, sostenendo di aver sparato per legittima difesa dopo una colluttazione con lo studente e la sua assoluzione diede a parte del movimento l'impressione di essere in balia di uno stato militarizzato privo di regole e scrupoli.

Kurras e quell'arma estratta proprio per uccidere

Archivi della Stasi

Non era così e le indagini riaperte dopo la scoperta negli archivi della Stasi, svolte con mezzi di analisi più moderni per la rielaborazione delle immagini dell'epoca, hanno evidenziato che Kurras aveva estratto l'arma già da tempo e che tra lui e Ohnesorg non ci fu alcuna colluttazione. «In più», ha scritto la Bild, «è stato scoperto che prima della visita dello Shah, la Stasi era venuta in possesso dei piani di sicurezza predisposti dalla polizia di Berlino Ovest, comprese le postazioni delle forze dell'ordine, i codici per le comunicazioni riservate, le vie di fuga, e che sul luogo di quello che oggi si può chiamare un assassinio erano presenti funzionari poi risultati appartenenti al servizio di sicurezza tedesco orientale. Tra di essi un altro informatore non ufficiale, Alfred M., che cercò di portare a Ohnesorg il primo aiuto e un fotografo del quotidiano Wahreit, finanziato da Berlino Est». L'impacciato poliziotto Kurras è risultato dunque, a oltre 40 anni di distanza dagli avvenimenti, un killer dal sangue freddo.
LA FIGURA DI MAHLER. Ora nella vicenda entra anche Horst Mahler, 75 anni, l'uomo che nel processo a Kurras assunse la difesa della vedova di Ohnesorg. «Mahler è una delle figure più controverse della storia tedesca del dopoguerra», ha ricordato il quotidiano popolare, «fu un avvocato di grido nell'ambiente della sinistra, che negli Anni Sessanta difese in vari processi i leader del movimento studentesco, da Fritz Teufel a Rudi Dutschke, fu cofondatore della Raf, entrò in clandestinità, venne arrestato a Berlino Ovest nel 1970 e nel 1972 fu condannato a 14 anni di galera per rapine in banca e per complicità nell'evasione di alcuni terroristi». Nomi eccellenti furono anche quelli dei suoi difensori: «Nel processo si trattò di Otto Schilly, più tardi ministro degli Interni socialdemocratico nel governo Schröder, e Hans-Christian Ströbele, poi parlamentare ed esponente di spicco dei verdi berlinesi; l'avvocato che gli consentì di uscire di prigione anticipatamente nel 1980 fu invece proprio il futuro cancelliere dell'Spd Gerhard Schröder».
PROPAGANDA PER L'ESTREMA DESTRA. Ma la carriera di Mahler non finì lì. Riacquistata la libertà, cambiò completamente fronte politico, abbracciando le idee del partito di estrema destra Ndp per cui fece propaganda elettorale. È tornato dietro le sbarre nel 2009 per istigazione alla violenza dopo pesanti dichiarazioni antisemite che negavano l'esistenza dell'olocausto.

Infiltrati nei principali organi di informazione

Bandiera della Repubblica Democratica Tedesca

Ma le impronte lasciate dalla Stasi in quegli anni bui che prepararono la svolta terroristica in Germania Ovest si è arricchita di ulteriori tasselli. «Mahler era anche uno dei cinque proprietari di Extra-Dienst, il principale organo di informazione dell'opposizione extraparlamentare e degli studenti radicali negli Anni Sessanta», ha concluso la Bild, «il cui direttore, Carl Guggomos, è anch'egli risultato informatore dei servizi orientali con il nome di copertura Gustav.
GIORNALI CONTROLLATI. La Stasi non aveva solo infiltrato i vertici del giornale ma ne redigeva anche gli articoli, poi impaginati dalla redazione a Berlino Ovest. Proprio un'edizione speciale di Extra-Dienst attaccò frontalmente la polizia occidentale, celebrando Mahler come colui che aveva chiarito i retroscena dell'uccisione di Ohnesorg, senza tuttavia citare ai lettori il fatto che fosse anche uno dei proprietari del giornale. La sua collaborazione con la Stasi cessò nel momento in cui l'avvocato fondò la Raf e si trasferì clandestinamente in Giordania per addestrarsi in un campo paramilitare».
SPIONI NELLA STORIA. Restano a commento le parole del suo attuale avvocato, Mirko Röder, interpellato sempre dalla Bild a corredo dell'articolo: «Se le rivelazioni della procura di Berlino sono veritiere e Horst Mahler è stato davvero un collaboratore della Stasi, non posso che essere anch'io sorpreso di quanta influenza abbiano avuto gli spioni della Ddr nelle vicende politiche della Bunderepublik». La cui storia, evidentemente, dovrà essere riscritta in molti punti.

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