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TELEVISIONE
6 Agosto Ago 2011 1135 06 agosto 2011

Se ne va anche Ruffini

Diaspora Rai: il direttore della Terza rete passa a La7.

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Dopo un lungo rincorrersi di indiscrezioni, la conferma ufficiale: il direttore di RaiTre Paolo Ruffini lascia l'emittente del servizio pubblico e diventa il nuovo direttore de La7. Lo ha comunicato in una nota Telecom Italia, società che controlla la tivù: «Telecom Italia Media», si legge in una nota diramata dall'azienda, «comunica che il dottor Paolo Ruffini entrerà a far parte della squadra di La7 in qualità di direttore di Rete a partire dal 10 ottobre 2011». La nota precisa anche che Lillo Tombolini, attuale direttore, «continuerà a collaborare con La7 assumendo un nuovo incarico».
LA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO IN RAI. E anche Viale Mazzini ha emesso un comunicato per spiegare il passaggio di Ruffini. «Il direttore di Raitre, Paolo Ruffini, ha chiesto ieri (5 agosto) la risoluzione del proprio contratto di lavoro e ha informato i vertici aziendali dando preavviso contrattuale», si legge. «La Rai», prosegue la nota, «nell'esprimere il proprio rammarico per la decisione del direttore di Raitre, augura a Paolo Ruffini i più brillanti successi professionali e lo ringrazia per il lavoro svolto in questi anni, prima come direttore del Giornale radio e di Radiouno e successivamente come direttore di RaiTre».
ZAVOLI: «RAI SI INDEBOLISCE». Secondo il senatore Sergio Zavoli, presidente della commissione di Vigilanza Rai, «con il venir meno del contributo di Ruffini ai valori del Servizio pubblico la Rai non rinuncia solo a un dirigente di prestigio, ma s'indebolisce nel suo complesso». «Occorre una più sollecita, previdente ed efficace percezione del pericolo», aggiunge Zavoli, «che queste rinunce rappresentano anche in ordine al più generale problema di un risanamento che l'Azienda non può lasciare alle controversie legali o alle legittime lusinghe che altri esercitano sui suoi più reputati professionisti».
Ma Zavoli non è stato il solo a lamentare la perdita di Ruffini. La notizia della sua dipartita ha scatenato un'ondata di reazioni. «Non aver fatto nulla per trattenere Paolo Ruffini è gravissimo e dimostra il totale disinteresse dell'azienda verso il prodotto ed il valore dei suoi dirigenti», ha detto il consigliere d'amministrazione Rai, Nino Rizzo Nervo. «Mentre si assiste, ad esempio, in silenzio alla devastazione del TG1 si sono create le condizioni affinché lasciasse l'azienda il direttore che più di altri aveva il senso del servizio pubblico sapendo coniugare la qualità al successo di ascolti» . Trattenere Ruffini, ha spiegato Rizzo Nervo, sarebbe stato invece semplicissimo: «era sufficiente dirgli che la direzione generale, che in tutte le interviste ha sempre detto che per lei valgono merito e professionalità, avrebbe appoggiato il suo lavoro in Rai. Così non è stato e oggi assistiamo all'epilogo di una vicenda il cui mandante era stato già rivelato dalle intercettazioni di Trani».

Pardi: dove ha fallito Masi, è riuscita Lei


Dello stesso tono il commento di Pancho Pardi, capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione di Vigilanza: «Le lacrime di coccodrillo della Rai sull'addio di Ruffini suonano stonate. I vertici dell'azienda prima hanno fatto di tutto per mandarlo via, con pressioni indebite e tentativi di intromissione nelle scelte, ora fanno sapere di essere rammaricati con un atteggiamento fariseo e ipocrita senza limiti». La partenza di Ruffini, ha aggiunto Pardi, «farà volare La7 ma la sua partenza avrà sicuramente gravi ripercussioni sulla qualità dei programmi della Rai, esattamente come chiede da tempo il presidente del Consiglio. Dove aveva fallito Masi sta riuscendo Lorenza Lei che, come avevamo previsto, è molto più pericolosa del suo predecessore perché conosce perfettamente i meccanismi dell'azienda che dirige: in due mesi ha chiuso due colpi, Santoro e Ruffini. Siamo sicuri che non è finita qui».
MERLO, PD: FUGA RUFFINI SUA SCELTA, NON DELL'AZIENDA. Di diverso avviso, invece, il vice presidente della Commissione vigilanza Rai, Giorgio Merlo del Pd. «La fuga di Ruffini dalla Rai non è certamente una bella notizia per il servizio pubblico. Per onestà intellettuale, però, spiace rilevare che la scelta di Ruffini è del tutto personale e non legata a decisioni dell'azienda. Del resto, è a tutti evidente la netta discontinuità rispetto al recente passato intervenuta ai vertici aziendali».
GARIMBERTI: LA POLITICA NON C'ENTRA CON L'ADDIO DI RUFFINI. E la stessa lettura delle dimissioni di Ruffini è stata data anche, nel tardo pomeriggio, dal presidente Rai Paolo Garimberti: la politica non è stata determinante nella scelta di Paolo Ruffini di lasciare la Rai. «Sono profondamente dispiaciuto che Ruffini vada via. È una risorsa per l'azienda e un'eccellenza per il Servizio Pubblico e lo ha dimostrato in questi anni coniugando qualità e ascolti. Ho parlato a lungo con lui la settimana scorsa e gli ho anche detto che poteva stare tranquillo perché - contrariamente a quanto è stato scritto - non c'era alcuna intenzione di sostituirlo al vertice di Rai3. Questo per chiarire che la politica non è stata determinante nell'uscita di Ruffini e per mettere fine a troppe interpretazioni maliziose o faziose», avrebbe affermato Garimberti.
PERINA: «VIA UN CAVALLO DI RAZZA». «Dopo Ruffini, si teme che a breve possa andar via dalla Rai perfino il cavallo di viale Mazzini» ha detto Flavia Perina, parlamentare di Futuro e libertà, membro di vigilanza Rai. Perina ha anche sottolineato che «questa è la situazione di un'azienda che non crea nuovi talenti e fa scappare quelli che ha, con una distruzione del suo valore che si è accelerata sotto il governo di questa maggioranza».
A Ruffini, ha concluso Perina, «auguro buon lavoro per il nuovo incarico a La7, sapendo che adesso sarà ancora più dura costruire una tivù pubblica di buon livello per il prossimo anno».

Direttore di RaiTre dal 2002

Nato a Palermo il 4 ottobre 1956, Ruffini è stato direttore di RaiTre dal 16 aprile del 2002 al 25 novembre 2009, quando su proposta del direttore generale dell'epoca Mauro Masi, Ruffini era stato sostituito dal consiglio di amministrazione con Antonio Di Bella. Una decisione da lui fortemente contrastata al punto da portarlo ad un ricorso. Il 28 maggio 2010 era stato poi reintegrato al vertice della rete dal giudice del lavoro, che aveva accolto il suo ricorso, e poi l'8 giugno dal cda dell'azienda. Il 20 luglio il tribunale del lavoro aveva poi respinto il reclamo della Rai. Per dicembre era invece attesa l'udienza della causa di merito avviata dai legali del dirigente per ottenere conferma con sentenza del provvedimento cautelare di reintegro ed eventualmente il risarcimento dei danni.
GIORNALISTA DAL 1978. Laureato in Giurisprudenza, Ruffini ha iniziato a fare il giornalista presso il Mattino di Napoli nel 1978. Nello stesso giornale dal 1981 è passato alla redazione romana come inviato di cronaca e poi come giornalista parlamentare.
Ma il nome di Ruffini è legato a RaiTre, con nove anni di lavoro intenso, pieno di scontri con la politica e di polemiche a distanza con il centrodestra ma anche di giudizi positivi del pubblico che spesso ha premiato le sue scelte con giudizi di qualità e ascolti mai raggiunti primi dalla rete storicamente appaltata al centrosinistra.
DA BALLARÒ A IN MEZZ'ORA. Del resto Ruffini è quello che più di tutti ha saputo coniugare la tradizione della rete con le novità. Sotto la sua direzione sono nati numerosissimi programmi, tra i quali 'Ballarò' con Giovanni Floris, 'Che tempo che fa' con Fabio Fazio, poi 'In mezz'ora' con Lucia Annunziata. Negli anni della sua direzione inoltre sono passati dalla seconda alla prima serata programmi come Blu notte con Carlo Lucarelli, e Report con Milena Gabanelli.

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