Pilastro 110812172007
TOTTENHAM, ITALIA
12 Agosto Ago 2011 1238 12 agosto 2011

Le baby gang del Virgolone

L'altra Bologna del Pilastro.

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da Bologna

Bologna, il Pilastro nel quartiere San Donato.

Quartiere San Donato, 31.340 abitanti, periferia nord est di Bologna. È qui che si trova il Virgolone, palazzo-alveare semicurvo con 552 appartamenti, simbolo del Pilastro.
Pur trovandosi a pochi chilometri dal centro città, sembra di viaggiare per ore prima di arrivare in via Casini, percorrere via Salgari e magari perdersi tra via Negri e Deledda. Sembra, ma non è così.
C’è solo un ponte che divide il Pilastro da San Donato. Quel ponte, però, anziché unire ha diviso la città dal suo quartiere tramutandolo in una sorta di ghetto. Destinazione per gli immigrati che Bologna non sapeva dove sistemare.
LE ONDATE DI IMMIGRAZIONE. «È stato creato un mix sociale non ottimale», ha spiegato a Lettera43.it Simone Borsari, presidente del quartiere San Donato. «Prima sono arrivate tante famiglie dal sud, poi quelle africane e infine, negli Anni ’90, c’è stata l’invasione dell’Est Europa».
Il motivo è semplice: al Pilastro si concentrano buona parte delle case popolari dell’Acer. Appartamenti a basso costo per famiglie disagiate. E come in tante altre parti d’Italia, con questi criteri, sono proprio gli immigrati, residenti e con i requisiti in regola, ad avere scalato le graduatorie.

Cresce il fenomeno delle baby gang

Bologna, Pilastro. Il 4 gennaio del 1991 la banda della Uno bianca massacrò tre Carabinieri.

Il problema è che ogni comunità ha le sue regole e le sue aspirazioni. Poche, a dire il vero. Nonostante la maggior parte degli immigrati stranieri siano giovani, alcuni già di seconda generazione.
«Li trovi per strada a gruppetti, uniti, che parlano tra loro in una lingua incomprensibile», ha raccontato Maria Runa Bignami, studentessa impegnata in politica nelle file del Pdl e con il pallino di migliorare il quartiere. «E la gente, di fronte a questi capannelli magari innocui, ha paura. Li percepisce come una minaccia».
I fatti di cronaca non rassicurano. Accoltellamenti tra magrebini, risse tra rumeni, faide interraziali e continui furtarelli. Si somma tutto e si dimentica che gli assassini della Uno Bianca che nel ’91 trucidarono tre Carabinieri erano italiani.
MIX ETNICO ESPLOSIVO. Quando si è di fronte a un mix etnico così composito è facile che scoppi la scintilla. Basta uno sgarbo e il giorno dopo, ha spiegato Maria Amigoni, per decenni dirigente del polo scolastico e oggi impegnata in progetti interculturali, il 'colpevole' si ritrova sotto casa l’intero clan ad aspettarlo. Oppure la banda gli rompe il motorino o gli riga l’auto.
«Si stanno formando bande sempre più giovani», ha detto allargando le braccia la dirigente, «con ragazzi tra i nove e i 13 anni. Piccoli delinquenti che crescono. Io cerco di evitarlo con campi scuola, con lezioni aggiuntive e gite. Ma li stiamo perdendo».

Nel 2010 il Comune ha investito 14,5 milioni

Bologna, lo scorcio dei palazzoni del Pilastro.

Il Virgolone del Pilastro non è un supermarket dello spaccio come sono le vele di Scampia, o San Giovanni a Teduccio a Napoli. È semplicemente una zona dove vince chi è più forte, chi ha più alleati.
Per questo il centro, almeno secondo i residenti del Pilastro, ha cominciato a evitare la sua periferia. Quando è possibile, la guarda da lontano, oltre i viali.
IL TEATRO E LA RIQUALIFICAZIONE. «Per i bolognesi resterà sempre un quartiere dormitorio da evitare. L’unica soluzione», ha sottolineato Borsari, «è organizzare qualcosa che li convinca a frequentare questa area. Da poco tempo è nato il Dom, un teatro in cui vengono allestiti spettacoli di altissimo livello proprio al centro del Pilastro. È un tentativo di far vivere la zona anche a chi non ci abita».
Dal canto suo, il Comune continua a investire per riqualificare il quartiere. Nel 2010 sono stati stanziati 14,5 milioni. L'8% in più rispetto al 2009.
Poi resta il problema latente, incontrollabile, che aumenta il disagio sociale della zona: la disoccupazione e i redditi bassissimi.
L'ISOLAMENTO DEI PIÙ GIOVANI. Il reddito procapite medio di Bologna è di 24.183 euro. A San Donato la cifra si abbassa a 18.627. Mentre gli stranieri arrivano sì e no a 9 mila euro. E questi sono i fortunati che un lavoro ce l'hanno.
A pesare, poi, è quel 30% di disoccupazione giovanile che, in quartieri a rischio, ha ripercussioni immediate. «Senza lavoro», ha denunciato Amigoni, «si finisce per delinquere. Londra insegna. Quando non c’è lavoro, la tensione cresce. Senza soldi non si può comperare nulla e ci si ritrova fuori dal circolo degli amici, dei coetanei. Il Pilastro non è Tottenham, ma il rischio c’è».

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