Monumento Evasore 110910213807
PROVOCAZIONI
10 Settembre Set 2011 1944 10 settembre 2011

Arte d'evasione

Ad Arzignano una statua in onore di chi non paga le tasse.

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Il monumento all'evasore ad Arzignano.

Ai caduti, al milite ignoto e adesso anche all'evasore. L'ultima novità in materia di monumenti l'hanno inventata ad Arzignano, polo conciario vicentino di 25 mila abitanti, teatro di maxi inchieste per evasione fiscale, ma anche terra fertile per quell'indipendentismo che ha il suo rigurgito più provocatorio con l'inaugurazione - sabato 10 settembre - del “monumento all'imprenditore”. Alias, all'evasore. Almeno per i media, che considerano l'industriale veneto colui che evade il fisco per eccellenza.
Ne è convinto Lodovico Pizzati, 38 anni, segretario della coalizione indipendentista Veneto Stato che ha ideato il monumento. Laurea in Economia e dottorato negli Usa alla Georgetown university, Pizzati ha trascorso otto anni alla Banca mondiale, dove si è occupato di tematiche legate all'annessione dei Paesi dell'Est all'Unione europea, e da quattro anni insegna economia all'Università Ca' Foscari di Venezia.
IL VENETO COME IL SUD SUDAN. Tra un impegno e l'altro, ha trovato tempo per la militanza politica, prima come presidente del Partito nasional veneto e ora come fondatore di Veneto Stato, neonato movimento che riunisce un migliaio di giovani soci (ex Lega, ex Popolo della libertà) e che per la regione sogna le sorti del Sud Sudan dove un referendum ha portato all'indipendenza del Paese, diventato il 54esimo Stato africano. «Appellandoci a un diritto precostituzionale, vorremmo che il percorso politico fosse lo stesso», ha dichiarato Pizzati. Che, nel frattempo, ha pensato di manifestare la sua indignazione nei confronti dello Stato vessatore in modo più colorito rispetto ai soliti comizi.

L'evasore, un po' eroe un po' San Sebastiano

Un mese fa, in piena tempesta finanziaria, con la manovra nell'aria e la borsa agli inferi, si è rivolto a un artigiano di Conegliano Veneto per commissionargli una statua che simboleggiasse l'imprenditore tipo, schiacciato dalle tasse ed etichettato come truffatore dai mass media, che di Arzignano e dintorni non hanno raccontato vicende particolarmente edificanti. Detto fatto.
LE CATENE DELL'OPPRESSIONE FISCALE. La statua, alta due metri e realizzata in legno, ferro e plastica, raffigura una croce, simbolo del calvario dell'imprenditore gravato dall'oppressione fiscale.un uomo chino, ai piedi le catene dell'oppressione fiscale. La scultura verrà portata in processione come la Madonna il giorno del rosario.
«Con questo non vogliamo inneggiare all'evasione: se qualcuno ha sbagliato deve pagare. È anche vero, però, che la pressione fiscale è insostenibile per i cittadini e le aziende: non ne possiamo più di uno Stato che succhia sangue ai malati», ha detto Pizzato che su questi temi ha realizzato perfino i primi cartoni animati parlati in dialetto e ha pubblicato un dizionario veneto-inglese.
Insomma una fucina di idee, l'ultima quella del monumento protagonista della mobilitazione di sabato 10 che verrà filmata anche dalla rete nazionale svedese, Sveriges Television, interessata a capire come mai il Veneto, che il mondo ha conosciuto per la sua competitività sui mercati internazionali, sia così in crisi.

Pizzati: «Lo Stato ci spreme come limoni, ma noi siamo leoni»

«È surreale: paghiamo tasse da svedesi, riceviamo servizi da albanesi e poi ci tocca anche andare a competere nel mercato globale con la Cina», è sbottato Pizzati che sabato terrà un comizio davanti al Duomo di Arzignano, punto di arrivo del corteo e luogo dove verrà deposta la statua portata a spalle da un gruppo di simpatizzanti.
IL SINDACO NON GRADISCE. «Se il sindaco non ha nulla in contrario», ha aggiunto, «la lasceremo lì, altrimenti dovremo trovarle un'altra collocazione». Destino quasi segnato, dal momento che il primo cittadino di Arzignano, Giorgio Gentilin, ha fatto sapere che l'iniziativa non è poi così gradita e che la statua dovrà essere sistemata altrove.
Magari nel giardino di qualche imprenditore o nel cortile di una delle 2 mila aziende conciarie della zona che danno lavoro a 12 mila persone (una su quattro è straniera) e sono state travolte da un'inchiesta che ha scoperchiato illeciti per milioni di euro. «Arzignano, però, non può passare per la capitale dell'evasione», ha concluso Pizzati «sarebbe ingiusto e denigratorio per un'intera comunità, quella della Valle del Chiampo, che da sola produce l'1% del Prodotto interno lordo e per una regione come il Veneto dove si registra il 20% di sommerso contro una media nazionale del 27%. La verità è che lo Stato pensa solo a spremerci come limoni. Noi invece siamo leoni e ci sentiranno ruggire».

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