«La denuncia al papa è una strada stretta»

La Corte penale dell'Aja sottolinea l'incongruenza delle accuse.

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Cuno Tarfusser, giudice alla Corte Penale internazionale dell'Aja, ha commentato a '24 Mattino' su Radio 24 la richiesta fatta da Snap, un'associazione di vittime di preti pedofili, di processare il Papa per crimini contro l'umanità. «La strada perché questa denuncia vada avanti mi sembra un po' stretta». «La notizia fa certamente scalpore», ha aggiunto Tarfusser «ieri (martedì 13 settembre) ne ho discusso a lungo coi miei collaboratori, e non posso dare il mio giudizio perché forse un giorno sarò chiamato a valutare il fatto nella veste di giudice. Posso dire questo: nella figura di crimini contro l'umanità rispetto ai quali abbiamo giurisdizione e competenza rientrano diversi tipi di condotte, tra cui i delitti a sfondo sessuale. Ma perché ci possa essere un'incriminazione non basta avere commesso uno o più di questi crimini, è necessario qualcosa in più, ciò che noi chiamiamo elemento contestuale. Questi fatti devono essere commessi in conseguenza di un attacco alla popolazione civile, devono essere sistematici e molto diffusi e soprattutto dietro a questi fatti ci deve essere una sorta di regia, una politica organizzativa superiore. Dal punto di vista tecnico serve questo, poi ognuno tragga le conclusioni che io non posso trarre per il mio ruolo molto delicato».
TANTE FORME DI VIOLENZA. Quasi anticipando le parole di Tarfusser, la presidente di Snap, Barbara Blaine, essa stessa una vittima, ha affermato contestualmente alla denuncia: «Sappiamo che per alcuni può essere arduo equiparare gli abusi sessuali e le loro coperture con altre forme di violenza trattate dalla Corte dell'Aja, ma violenze, stupri e torture possono assumere varie forme».
«Siamo qui per proteggere i vulnerabili», gli fa eco il direttore di Snap, David Clohessy, sulle pagine del sito del network di associazioni di vittime, mentre la direttrice dell'associazione delegata di St. Louis, Barbara Dorris, ha aggiunto: «Per secoli, il clero cattolico ha tranquillamente commesso violenze orrorifiche contro minori e adulti vulnerabili. E ancora lo fa. E per secoli, i vescovi cattolici hanno con tutta tranquillità nascosto queste violenze. E ancora lo fanno. In qualche modo, questi sistematici stupri, sodomie, violenze e coperture devono essere denunciati. Chi meglio della Corte penale internazionale?».
LA DECISIONE PASSA AD OCAMPO. La denuncia comunque deve essere esaminata dal procuratore generale della Corte, lo spagnolo Ocampo.«Sulla base di ciò che lui deciderà» ha aggiunto Tarfusser «verremmo investiti o no della questione. Ma non ci saranno sviluppi o conseguenze particolari a breve, ci vorrà tempo». Tarfusser infine ha glissato quando gli è stato chiesto se l'associazione che ha presentato la denuncia abbia voluto solo farsi pubblicità: «Non lo posso dire. Ho le mie idee ma me le tengo».

Dalla Chiesa alla politica un coro in favore del pontefice

Crescenzio Sepe, cardinale di Napoli.

Intanto si sono accavallate le reazioni sulla vicenda dal mondo politico a quello religioso. Maurizio Lupi, Vice Presidente del Popolo delle Libertà della Camera dei deputati, ha parlato di odio nei confronti del pontefice. «Arthur Schnitzler» ha osservato «diceva che 'quando l'odio diventa codardo, se ne va mascherato in società e si fa chiamare giustizià. La denuncia del papa alla Corte dell'Aja è il frutto di un odio e di una posizione assolutamente ideologica che non tiene conto né della realtà né del dramma di coloro che vivono sulla loro pelle il dramma della pedofilia. Se c'è qualcuno che ha affrontato con durezza e senza alibi questa immane tragedia è proprio Benedetto XVI. Ricordiamo tutti i suoi incontri con le vittime di abusi, e se oggi nella Chiesa esistono regole più ferree è solo merito suo. Ridurre tutta questa sovrabbondanza di umanità ad una battaglia in tribunale è strumentale e ideologico».
BRIGUGLIO (FLI): «IL GOVERNO DIFENDA IL PAPA». Carmelo Briguglio, vice presidente vicario dei deputati di Futuro e libertà, è stato altrettanto netto.«Benedetto XVI ha avuto da sempre una condotta rigorosa e ineccepibile contro la pedofilia. Il ricorso alla Corte dell'Aja contro di lui per avere coperto abusi sessuali di appartenenti alla Chiesa cattolica contro minori, è un'accusa destituita di qualunque fondamento morale e giuridico, un'azione propagandistica espressione di odio anticlericale. Il governo italiano che ospita la Santa Sede interpreti il sentimento dei cittadini cattolici e assuma una iniziativa in difesa del papa con un passo ufficiale nelle competenti sedi internazionali». (ANSA).
IL CARDINALE SEPE: «ACCUSE ASSURDE». Anche l'arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, è intervenuto sulla questione: «Cose assurde e senza alcun fondamento». Già nella giornata di martedì 13 settembre Sepe, da Monaco di Baviera dove era in corso un congresso di Sant'Egidio, si era espresso sull'argomento. «È uno di quei gesti di anticlericalismo che mirano a fare chiasso e a offuscare la Chiesa e il Papa». Un'azione, quella giuridica, che secondo il cardinale Sepe «non preoccupa la Chiesa».
FAMIGLIA CRISTIANA: «SOLO CLAMORE». Concorda con Sepe anche Famiglia Cristiana che ha sottolineato come l'iniziativa venga «bollata» dagli esperti soltanto come «un tentativo di suscitare clamore mediatico, senza grandi possibilità di reali sviluppi. I commenti», ha osservato il settimanale dei Paolini, «sono infatti univoci: per il giurista Sabino Cassese 'il problema non si pone perché la Santa Sede non è soggetta alla competenza della Corte penale', la professoressa Angela Del Vecchio dice seccamente che 'il ricorso non appare fondato', il professor Vladimiro Zagrebelsky ha addirittura affermato che l'iniziativa è 'un boomerang per chi crede di poter usare (qui direi forzare) la via giudiziaria allo scopo di ottenere l'accertamento di una verità assoluta e a tutto campo».
Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige, movimento genitori, trova «La denuncia assolutamente priva di fondamento».

I casi di pedofilia registrati tra i preti cattolici sono 2 su diecimila

Alcuni membri della Snap. L'associazione Usa che combatte la pedofilia nella chiesa.

«Nel mondo ci sono circa 600 milioni di cattolici maschi e si calcola che i pedofili siano 6 su diecimila; sempre su base mondiale, il numero dei preti cattolici è circa mille volte meno della popolazione cattolica loro affidata. I casi di pedofilia registrati tra i preti cattolici sono 2 su diecimila». È il quadro fornito da Mimmo Sieni, osservatore permanente presso lo Stato del Vaticano del Robert F. Kennedy Memorial, organizzazione che si occupa soprattutto di diritti umani e diritti del fanciullo
PIÙ DIFFUSA TRA I LAICI. «Nell'universo laico», ha spiegato Sieni, «il problema pedofilia è ben più diffuso che in quello religioso. A mio giudizio, però, in quest'ambito la reazione al fenomeno non ha quell'impatto che invece dovrebbe avere. La pedofilia va sradicata ovunque si manifesti, non solo in ambito clericale. E la società civile deve fare di più in questa direzione».
IL RUOLO DELLA DONNA. Sieni ha poi espresso un auspicio: quello che «le donne possano dare un maggiore apporto, anche negli organismi preposti e nel ruolo di osservatore, alla lotta agli abusi sui minori. Auspico che il Papa, che sicuramente lo avrà già in animo, e la Chiesa guardino con attenzione alla figura della donna, che può dare tantissimo grazie al suo istinto materno, con l'obiettivo di portare la pedofilia a percentuale zero».
VISIONE SBAGLIATA DEL PAPA. «Un'ultima riflessione, ha concluso Sieni, «la riservo alla diversa visione della problematica, a livello teologico, tra Wojtyla e Ratzinger. Wojtyla parlava del sacerdote come di un uomo, Ratzinger lo eleva ad angelo, una visione forse, a mio giudizio e senza nessun intento polemico, poco realistica».

14 Settembre Set 2011 1516 14 settembre 2011
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