Mutassim Senoussi Gheddafi 111020155904
LIBIA
20 Ottobre Ott 2011 1645 20 ottobre 2011

I fedeli della banda del buco

Mutassim, al Senoussi e Ibrahim: chi sono gli uomini di Gheddafi catturati a Sirte.

  • ...
Mutassim Gheddafi, il padre Muammar e il cognato al Senoussi.

Asserragliato nella sua roccaforte, protetto dall'ultimo drappello di fedelissimi, compagni di clan e del colpo di Stato. Muammar Gheddafi non si era dato alla macchia, nel Sud della Libia, né, come ventilato più volte, era fuggito oltre frontiera dai dittatori amici del Niger o del Ciad.
Piuttosto, era rimasto a Sirte, la città che, 69 anni fa, gli aveva dato i natali e nella quale il Colonnello avrebbe potuto esercitare, fino all'ultimo, il suo potere assoluto.
Anche se molti quartieri, sfiancati dalle bombe e dai combattimenti, erano ormai fuori controllo, Gheddafi era infatti rimasto circondato dagli irriducibili del regime, pronti a difenderlo incondizionatamente. Fino al blitz decisivo degli insorti del 20 ottobre.
CATTURATO LO STATO MAGGIORE. Insieme con il raìs, ucciso in una sparatoria, secondo le notizie diffuse da Libya Tivù, sarebbero stati catturati vivi sia il figlio Mutassim, sia il capo dei servizi segreti della Jamahiriya Abdullah al Senoussi, cognato di Gheddafi. Mutassim, ha poi dichiarato il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) è stato ucciso dopo la cattura, per aver tentato la fuga.
Sempre a Sirte, ha comunicato il Cnt, è finito in manette il ministro dell'Istruzione dell'ex regime Ahmed Ibrahim, sorpreso in compagnia di un consigliere di Mutassim.
Mentre l'ex ministro della Difesa Abubakr Yunes Jaber sarebbe rimasto ucciso nell'assalto, proprio come il Colonnello.

Nella sua Sirte con i parenti, gerarchi di regime

Mutassim Gheddafi ha rappresentato spesso il regime all'estero. Nell'aprile del 2009 ha incontrato il numero uno della diplomazia Usa, il Segretario di Stato Hillary Clinton.

Lo Stato maggiore della Jamahiriya libica, dunque, aveva continuato ad avere il suo quartier generale nella roccaforte di Gheddafi, sulla costa orientale, a 500 chilometri da Tripoli e 200 da Misurata.
Non è un dettaglio, infatti, se il 36enne Mutassim Gheddafi, ex advisor per la sicurezza del regime, è stato catturato dai ribelli durante la presa di Sirte, dopo settimane di feroci combattimenti, insieme con l'ex capo dei servizi segreti al Senoussi.
SUPER RICERCATO DALL'AJA. A marzo, contro al Senoussi era stato spiccato un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità: imputazione per la quale, inizialmente, il pleniplotenziario figurava come ricercato dal Tribunale penale internazionale dell'Aja, insieme con Gheddafi e con Saif al Islam, secondogenito del raìs.
Sposato con la sorella della moglie del Colonnello, Safiya, in qualità di responsabile per la sicurezza interna, il 62enne al Senoussi aveva, sin dagli Anni 70, condotto brutali repressioni verso gli oppositori del regime.
MANDANTE DEI MASSACRI. Da capo dell'intelligence, il gerarca era stato indicato come responsabile di numerosi massacri, in patria e all'estero, tra i quali il bombardamento di un aereo passeggeri in Niger che costò la vita a 170 persone e il famigerato massacro nel carcere di Abu Salim, nel quale furono uccisi 1.200 detenuti. Chi conosceva bene al Senoussi, l'aveva descritto come l'uomo ombra di Gheddafi, un irriducibile che non avrebbe mai e poi mai abbandonato il Colonnello.
Per questo, archiviati i dissidi tra padre e figlio, il raìs aveva scelto di mettere l'ambizioso Mutassim, in lotta per la successione con il fratello maggiore Saif, proprio sotto l'ala di Senoussi.
MUTASSIM, ALLIEVO DI SENOUSSI. Come il più giovane Khamis, il comandante della Brigata più temuta della guerra di Libia ucciso durante i combattimenti, Mutassim aveva frequentato le migliori accademie libiche ed egiziane, in vista di una futura carriera militare nei ranghi del regime.
Talmente grande era la sua sete di potere che, fu scritto, nel 2007, da responsabile della Sicurezza nazionale l'agente Mutassim tentò un putsch (colpo di Stato) niente meno che contro il padre, facendo dispiegare i carri armati attorno alle residenza del Colonnello.
Gheddafi lo spedì in esilio in Egitto. Ma poi, nel 2009, il pargolo rientrò nelle grazie paterne e, sempre come capo delle Sicurezza, nello stesso anno fu ricevuto a Washington dal segretario di Stato Hillary Clinton.

Ibrahim, cugino e ideologo del libro verde

Saif al Islam, durante il suo discorso (foto Ansa).

Catturato a Sirte, Ibrahim era invece stato piazzato dal Colonnello a capo del Centro mondiale degli studi sul libro verde. In questo ruolo era il tutore supremo dei dogmi contenuti nella bibbia ideologica di Gheddafi, scritta per legittimare il colpo di Stato e il regime libico dei generali.
Cugino del raìs, Ibrahim era considerato non solo il consigliere più anziano e influente del Colonnello, ma anche un grande educatore delle masse. Durante i 42 anni della dittatura, infatti, oltre a sostituire, nel suo mandato, l'insegnamento della lingua inglese dalle scuole con l'idioma russo, aveva ricoperto gli incarichi di ministro dell'Informazione e della Cultura e della Mobilitazione popolare.
GENERALE COMPAGNO DI GOLPE. Coetaneo di Gheddafi, Yunes Jaber, anche lui dato per morto durante la conquista di Sirte, era, al contrario, un ex compagno di classe del Colonnello nell'accademia militare di Bengasi.
Fianco a fianco nel golpe che, nel 1969, portò al potere il raìs, sin dagli Anni 70 Jaber era stato a capo dell'esercito delle truppe rivoluzionarie. E anche se, con l'esplosione delle rivolte, su di lui si erano rincorse voci di una defezione pagata con il sangue, in estate Jaber era stato di nuovo stato indicato come uno dei gerarchi rimasti a coordinare - insieme con Gheddafi, Senoussi, Mutassim e Saif al Islam - le ultime truppe lealiste.
SAIF E MUSSA IBRAHIM WANTED. Proprio il 39enne Saif al Islam, ricercato dalla Corte dell'Aja per aver ordinato i primi massacri dopo lo scoppio delle rivolte, è rimasto ormai l'unico capo militare imprendibile della Jamahiriya.
Insieme con il giovane portavoce del regime Mussa Ibrahim, rientrato in Libia per la guerra, dopo anni trascorsi in Europa, la «spada dell'Islam» non è finito nella rete degli insorti insieme a Mutassim.
Nei mesi scorsi, sia di Saif sia di Mussa Ibrahim, il Cnt aveva annunciato e poi smentito la cattura. I due restano davvero gli ultimi most wanted del regime. Anche se, forse, il 20 ottobre sarà l'ultimo giorno di libertà anche per il delfino dell'ex raìs: i vertici militari dei ribelli hanno annunciato di avere accerchiato il suo convoglio di miliziani, mentre batteva ritirata da Sirte.
Per l'emittente araba al Arabiya, anche il secondogenito di Gheddafi sarrebbe morto. Ma il Cnt ha smentito: «È vivo, l'abbiamo catturato mentre stava fuggendo a Sirte». Secondo alcune indiscrezioni, Saif sarebbe stato ferito e poi amputato a un braccio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso