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Ue ai piedi di Merkel

Berlino: ridurre la sovranità ai Paesi in crisi.

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La cancelliera Angela Merkel.

Un'arma a doppio taglio. L'Europa è in crisi e Angela Merkel lo sa bene, ma quando si tratta di salvare quelle poche monete rimaste, la cancelliera tedesca scatta in avanti e diventa la salvatrice dell'intero continente. A condizioni, però, favorevoli alla Germania. Secondo quanto rivelato dal Telegraph online, un documento di sei pagine del ministero degli Esteri tedesco ha preso in esame la possibilità di limitare le modifiche ai trattati europei per renderne più facile la ratifica.
Il piano 'segreto' della Merkel sarebbe quello per la creazione di un Fondo monetario europeo (una sorta di Fmi dell'Eurozona), capace di sostituirsi alla sovranità degli stati membri in difficoltà.
SOVRANITÀ RIDOTTA. Fin qui una buona azione, perché Berlino vorrebbe soccorrere gli Stati in crisi con il suo aiuto autorevole. Peccato però che il piano preveda anche la riduzione della stessa sovranità politico-economica dei Paesi deficitari, in cambio della mano ricevuta dalla Germania. La Merkel ha recentemente chiesto modifiche ai trattati europei, dando la disponibilità alla rinuncia alla propria sovranità, proprio al servizio dell'Europa. Ma avrebbe anche altre idee.
GESTIONE CONTROLLATA PER PAESI IN CRISI. Sempre nel documento riservato del ministero degli Esteri (dal titolo «Il futuro dell'Unione europea: i necessari miglioramenti di integrazione politica per la creazione di un'unione di stabilità») è infatti previsto che il Fondo monetario europeo abbia il potere di mettere i paesi in crisi in gestione controllata e quindi di gestire la loro economia. In questo modo, mentre rassicura l'Europa, Berlino metterebbe in cassaforte le proprie finanze e nel frattempo si assicurerebbe anche il potere di decidere per tutti gli altri Stati grazie alla sua posizione superiore.

Cameron: «La forza dell'euro ci interessa, ma non siamo d'accordo su tutto»

David Cameron e Angela Merkel nella conferenza stampa di Berlino, venerdì 18 novembre.

La cosa non è piaciuta molto al premier inglese David Cameron, che ha sentito puzza di bruciato. Proprio in queste settimane la Gran Bretagna aveva paventato l'ipotesi di un referendum sulla propria partecipazione all'Ue (poi bocciato), ma la modifica dei trattati potrebbe dissuaderla definitivamente. Comunque, come sottolinea il Telegraph, «il dibattito sulle modalità di un'unione politica europea deve iniziare non appena si è tracciata la strada per procedere verso un'unione della stabilità».
Ma sta crescendo il timore di Londra sul fatto che la upper-position tedesca possa aprire la strada sia al default dei paesi in crisi di debito sovrano sia alla creazione di un super Stato europeo (con a capo la Germania), con proprie tasse e piani di spesa decisi a Bruxelles.
POLEMICHE TRA LONDRA E BERLINO. La visita berlinese di Cameron del 18 novembre è stata preceduta da una settimana di attacchi reciproci fra politici e media di Germania e Gran Bretagna. Il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, ha predetto che gli iglesi finiranno per abbandonare la sterlina, entrando nell'euro «prima di quanto pensino». E la Bild aveva rincarato la dose, chiedendo: «Perché gli inglesi vogliono essere nella Ue?».
Il vertice ha anche deluso chi si aspettava concessioni: nulla di fatto sulla Tobin Tax che Londra giudica una pistola puntata contro il cuore della City. «Saremmo d'accordo se fosse veramente globale, non solo europea», ha detto Cameron, che ha concluso rivolto alla Merkel: «La salute dell'euro resta nell'interesse britannico», ma «non andiamo d'accordo su tutto».

18 Novembre Nov 2011 1215 18 novembre 2011
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