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IL PERSONAGGIO
27 Gennaio Gen 2012 1619 27 gennaio 2012

Una lotta ad alta velocità

Valsusa, chi è Perino, il leader dei no Tav.

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Valsusa, Alberto Perino, leader del movimento no Tav.

Classe 1946, ex bancario in pensione ed ex sindacalista, Alberto Perino è uno degli attivisti storici del Movimento No Tav. Ma guai a chiamarlo leader. «Sono solo uno dei tanti, magari con la lingua più lunga degli altri: il movimento vivrebbe benissimo anche senza di me, è il bello di essere un grande gruppo aperto con tante anime», dice a Lettera43.it.
Perino è un valsusino doc, è nato a Bussoleno e vive a Condove. Non si è trasferito nemmeno per gli studi. Per frequentare Ragioneria a Torino faceva avanti e indietro col treno ogni giorno. «La ferrovia di allora funzionava molto meglio di quella di oggi», ricorda senza risparmiare una frecciata a sostegno della sua grande battaglia, quella contro l'alta velocità.
UNA LUNGA STORIA DI BATTAGLIE CIVILI. Ma non l'unica, perché Perino ha una lunga storia alle spalle da “lottatore”. I primi passi li ha mossi a partire dagli Anni 70 nel Gruppo valsusino di azione non-violenta, un movimento vicino ai Radicali che si impegnava per una serie di battaglie civili, dall'antimilitarismo, all'obiezione di coscienza, alla difesa degli animali. Ma non si è tesserato mai a nessun partito, «perché non sono espressioni della gente, tanto allora quanto più adesso», racconta.
NEGLI ANNI 70 L'INGRESSO NELLA CISL. Gli Anni 70 sono anche quelli del sindacato; nel 1974 è entrato nella Cisl, dove ha ricoperto il ruolo di segretario generale bancari della provincia di Torino. Gli avevano propongono di andare a Roma, ma per non lasciare la valle e la famiglia aveva rinunciato.
«Allora la Cisl non era influenzata come si può pensare dalla Democrazia cristiana, era un sindacato libero dove non veniva chiesta nessuna iscrizione al partito», spiega Perino. Poi, nel 1982, le cose sono iniziate a cambiare e lui ha deciso di lasciare.

L'opposizione alla costruzione di un elettrodotto

Perino durante una manifestazione No Tav.

L'esperienza del Gruppo valsusino di azione non-violenta è andata avanti invece fino agli Anni 90, quando sono iniziate le battaglie in difesa dell'ambiente. La prima volta che si è iniziato a parlare di alta velocità è stato nel 1989; in valle piano piano si sono formati i primi comitati popolari e si è dato vita alle prime manifestazioni. Uno dei primi temi è stata l'opposizione alla costruzione di un elettrodotto, poi mai realizzato. «Dicevano che, senza, l'Italia sarebbe rimasta al buio; raccontavano le stesse balle di oggi», dice.
DOPO LA PENSIONE, LA DEDIZIONE AL CIVILE. Fino al 1990 Perino ha lavorato in banca, poi nel 1991 è arrivata la pensione ed è aumentato il tempo libero per l'impegno civile. Nel frattempo, è cresciusto anche il movimento di opposizione al Tav e anche le mobilitazioni, soprattutto con l'inizio degli Anni 2000.
LA FORMAZIONE DEL PRESIDIO DI VENAUS. Nel 2005 uno dei momenti topici, con la formazione del presidio di Venaus per impedire l'installazione dei cantieri, il blitz delle forze dell'ordine e la marcia di protesta a cui hanno partecipato più di 30 mila persone.
Da allora le accuse a Perino di aver istigato alla violenza e di volersi ergere a capopopolo non si sono fatte mancare, critiche contro le quali Perino si è appellato al diritto alla resistenza, arrivando a paragonare i valligiani No Tav ai partigiani.
Lui dice di essere solo «un nonno No Tav», ma intanto non risparmia critiche asprissime al governo Monti; l'ex bancario contro il governo dei banchieri.
E nella battaglia contro l'alta velocità ha coinvolto tutta la famiglia: due delle tre figlie, che vivono in Inghilterra, racconta Perino non senza una punta di orgoglio paterno, sono attiviste del movimento contro la High speed rail, la tav d'oltre Manica.

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