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TENSIONE
20 Febbraio Feb 2012 1120 20 febbraio 2012

Pescatori indiani, raffiche e orari: i punti oscuri

La Marina: non assecondare le richieste delle autorità locali.

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Raffiche, orari e rotta. Troppi i punti oscuri sulla vicenda che vede coinvolti Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, i due marò della petroliera italiana Enrica Lexie accusati dell'omicidio di due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala.
La terza raffica di avvertimento «è stata sparata in acqua, a prua del peschereccio che non è stato colpito, tanto che ha invertito la rotta e si è allontanato». Così, nella relazione trasmessa sabato 18 febbraio ai carabinieri del Ros e alla Procura di Roma, Latorre ha ricostruito i momenti cruciali del conflitto a fuoco, relazione che indica gli autori della sparatoria. E - si legge sul Corriere della Sera - ha negato che l'azione abbia potuto provocare feriti, tanto meno vittime.
INCARICATO DI CONTRASTARE LE PIRATERIA. Era lui il capo del 'nucleo di protezione' imbarcato sulla petroliera Enrica Lexie per contrastare gli atti di pirateria. E proprio lui - con Girona - ha firmato il rapporto con foto allegate, che servirà al pubblico ministero Francesco Scavo Lombardo a verificare quanto accaduto. Nel fascicolo sono contenute le testimonianze degli altri cinque soldati presenti a bordo e le conclusioni del responsabile del team.

Tre i misteri: ora, luogo e imbarcazione

Una immagine della petroliera Enrica Lexie.

Sono ancora numerosi i dubbi che avvolgono la vicenda, le incongruenze tra la versione fornita dai militari italiani e quella delle autorità di New Delhi. E ruotano attorno a tre misteri: l'orario dell'azione, il luogo esatto dove è avvenuta, l'imbarcazione che ha attaccato la petroliera.
Ma c'è pure un altro interrogativo: perché, nonostante gli italiani abbiano comunicato di essere in acque internazionali, sono poi entrati nell'area controllata dagli indiani così consentendo il fermo dei due marò. E lo hanno fatto dopo il parere contrario espresso dalla Marina Militare.
ALLARME DATO MERCOLEDÌ 15. Secondo il report trasmesso a Roma - si legge sempre sul Corriere della Sera - l'allarme è scattato alle 11.30 del 15 febbraio mentre la Enrica Lexie si trovava a «33 miglia dalla costa sudovest dell'India».
La posizione della nave è confermata dai dati forniti dal satellite, attivato da chi era a bordo ma viene contestato dalle autorità locali. Anche gli orari non coincidono, visto che la polizia indiana colloca gli spari almeno due ore dopo. E questo ha fatto nascere l'ipotesi che i due pescatori siano stati uccisi in un diverso conflitto, anche tenendo conto che quella stessa sera risulta avvenuto un altro attacco di pirateria in un tratto di mare poco distante.
IMMAGINI CHE NON SCHIARISCONO I DUBBI. Alla relazione Latorre ha allegato tre fotografie che dovrebbero servire a dimostrare proprio questa divergenza: il peschereccio sarebbe infatti diverso dal St. Antony dei marittimi uccisi.
Le immagini risultano però sfuocate, poco chiare e dunque non possono bastare a chiarire il dubbio. Né a confermare il fatto - sottolineato dal marò - che a bordo di quel natante non ci fossero pescatori, ma cinque uomini armati.

Le tre raffiche: dai warning shots al segno di 16 proiettili

Per cercare di accertare la verità si torna dunque ai momenti dell'avvicinamento. Secondo quanto ha riferito il rapporto «è il radar a segnalare la barca che viaggia in rotta di collisione e i militari presenti a bordo si dispongono per reagire. Vengono messe in atto le procedure previste in questi casi. Quando il natante è a 500 metri di distanza vengono sparati i primi 'warning shots', ripetuti quando si trova a 300 metri e infine a cento». Latorre ha specificato che gli ultimi vengono rivolti verso lo specchio d'acqua «senza colpire l'imbarcazione».
LA RICOSUTRZIONE INDIANA. Diversa la ricostruzione fatta dalle autorità indiane secondo le quali «sul peschereccio ci sono i segni di 16 proiettili, mentre quattro sono andati a segno e hanno ucciso i due marittimi».
Una tesi ritenuta incredibile dalle autorità diplomatiche e investigative italiane perché significherebbe che tutti i colpi a disposizione sono stati sparati ad altezza d'uomo.
La procedura - ha concluso il Corriere della Sera - prevede che le decisioni a bordo siano prese dal comandante d'accordo con la Compagnia, ma generalmente in situazioni di emergenza ci si muove in accordo con le autorità militari e con il governo italiano. Bisognerà dunque verificare se davvero sia stato l'armatore a ordinare di abbandonare le acque internazionali e con chi sia stata condotta la trattativa.

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