Enrica Lexie 120221093751
IL RAPPORTO
21 Febbraio Feb 2012 0926 21 febbraio 2012

«I marò non erano soli»

Icc: «Olympia Flair greca attaccata dai pirati». Ma Atene nega.

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Il porto di Kochi, in Kerala.

A quanto pare, mercoledì 15 febbraio, non c'era solo la Enrica Lexie dell'armatore Fratelli D'Amato a vedersela coi pirati, tra le onde dell'Oceano indiano davanti alle coste del Kerala. Poche ore più tardi rispetto a quando i marò giurano di avere respinto un assalto alla Enrica Lexie - si legge su La Repubblica - , un petroliera simile a quella italiana è stata attaccata ed è riuscita a cavarsela mettendo in fuga gli aggressori: era «due miglia e mezzo a Sud dell'ormeggio di Kochi», dove la nave italiana è poi stata indotta a rientrare con un mezzo inganno.
La testimonianza riguardo alla nave greca, la 'Olympic Flair', è ufficiale ma Atene ha negato l'attacco.
ORDINATA PERQUISIZIONE DELLA ENRICA LEXIE. Intanto la moglie di uno dei pescatori ha chiesto un risarcimento economico pari a 150 mila euro e sono emersi alcuni particolari riguardo alle condizioni di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre i due marò, che pare siano stati fino a ora trattati coi guanti, sebbene le rispettive famiglie siano ancora fortemente preoccupate.
E il tribunale di Kollam, competente per il caso che ha coinvolto i due marò, ha emesso il 28 febbraio un ordine di perquisizione della petroliera italiana che si trova nella rada di Kochi, oltre che il sequestro delle armi e munizioni che sono state usate dal team anti pirateria italiano per condurre indagini più approfondite.
Non è dato sapere per ora quando l'ordine sarà eseguito e la polizia potrà salire a bordo della Enrica Lexie che si trova a cinque miglia nautiche dalla costa indiana sorvegliata da unità navali indiane.
Le autorità del Kerala hanno anche deciso di formare una speciale unità investigativa chiamata Special Investigation Team (Sit) per condurre l'inchiesta sull'uccisione. Lo ha confermatoai media indiani il 21 febbraio il commissario della polizia di Kochi, Ajiit Kumar, a capo del team.
AKBARUDDKIN: «IL PROCESSO È UN ATTO DOVUTO». Nel frattempo il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha inviato in India il sottosegretario Steffan De Mistura, cui ha dato istruzioni di continuare, a livello politico, l'azione sin qui condotta dalla delegazione degli esperti italiani dei ministeri di Esteri, Difesa e Giustizia, con contatti ai più alti livelli sia con le Autorità statali a Kochi, sia con quelle federali a New Delhi, dove Terzi stesso ha in programma di recarsi personalmente martedì 28 febbraio.
A detta del ministro, inoltre: «La nave italiana era sicuramente in acque internazionali» e «la versione delle autorità indiane non è corretta».
Il tentativo di salvare i rapporti diplomatici è stato espresso anche dal ministero degli Esteri indiano, Syed Akbaruddin, il quale ha dichiarato che i Paesi stanno trattando il caso dei pescatori uccisi sotto un profilo strettamente legale, «sarebbe sbagliato vederci risvolti di natura politica» ma ha anche definito il processo che coinvolge la polizia e la magistratura indiane nella vicenda dell'uccisione dei due pescatori come «un atto dovuto» in base al Codice penale indiano.

Il mistero dell'attacco alla nave greca: Atene nega

Da una parte c'è l'Icc-Css, il Dipartimento crimini commerciali della Camera di commercio internazionale specializzato nel tracciare tutti gli attacchi di pirateria denunciati nel mondo che ha confermato l'aggressione dei pirati, dall'altra c'è Atene che nega.
L'attacco sarebbe stato comunicato, secondo fonti italiane vicine all'inchiesta, dal comandante alle autorità indiane, segnatamente la locale Guardia costiera e il Maritime rescue coordination centre. La notizia però sembra non sia stata diffusa ai media, nonostante la sua rilevanza visto che sarebbe avvenuto a sole due miglia e mezzo dalla costa.
ATENE: «NESSUNA NAVE MERCANTILE GRECA AGGREDITA». Secondo un portavoce della Marina Mercantile ellenica che è distaccato presso il ministero per la protezione del cittadino, come è stato più volte ribadito all'Ansa, nessuna nave mercantile battente bandiera greca è stata attaccata da pirati al largo delle coste meridionali dell'India negli ultimi giorni, nemmeno la Olympic Flair.
Secondo la Sala operativa dello stesso dicastero da cui dipende il controllo di tutte le unità mercantili greche in navigazione nel mondo, infatti, non ci sarebbe stato nessuno attacco. «Non risulta che niente del genere sia accaduto a nessuna nave greca in navigazione al largo dell'India nei giorni indicati». Da parte sua, un funzionario greco della Olympic Shipping and Management, la compagnia armatrice dell'Olympic Flair non ha smentito nè confermato l'accaduto ma si è limitato a dire di non poter parlare della vicenda con giornalisti.
L'ICC CONFERMA: «ATTACCO DI 20 PERSONE ALLE 16.50». E in tutta risposta ad Atene, l'Icc ha rilasciato maggiori dettagli sull'attacco, ribadendo che è realmente avvenuto.
Nel rapporto del Dipartimento, si è parlato di un aggressione da parte di pirati alle ore 16.50 locali, a circa due miglia e mezzo dal porto di Kochi. Nel report, in particolare, si è fatto riferimento a circa 20 persone che, a bordo di due imbarcazioni, avrebbero tentato l'abbordaggio di un tanker, rinunciandovi dopo che il personale della sicurezza della petroliera aveva fatto scattare le procedure d'allarme.
Per confermare l'accaduto, l'Icc ha fornito anche il numero IMO, International Maritime Organization (8913966), della Olympic Flair cioé il codice che identifica univocamente ogni tipo di natante superiore alle 100 tonnellate.
LA TESI INDIANA NON REGGE. Il mistero si è fatto quindi ancora più fitto intorno al caso ma è apparso abbastanza evidente che la tesi indiana secondo cui quell'area non è affatto infestata dai pirati non regge.
Le autorità indiane hanno un elemento indiscutibile da cui partire: i corpi di Valentine Jalastine e di Ajeesh Pinku, i due pescatori crivellati da quattro colpi. Ma la tesi del governo italiano - continua la Repubblica - , del nucleo anti pirateria del Battaglione San Marco che proteggeva la nave e dell'equipaggio del mercantile è una soltanto: Valentine e Ajeesh sono stati uccisi da qualcun altro.

Quel traffico merci davanti al porto 'molto vivace'

La petroliera italiana Enrica Lexie.

Il traffico merci davanti al porto di Kochi, nel tardo pomeriggio di mercoledì 15, a quanto pare era vivace. Lo ha testimoniato il modo stesso in cui in cui la nave italiana è stata 'convinta' a rientrare in acque territoriali indiane.
Lo ha racocntato il sistema di tracciamento elettronico 'Ais': alle 18.20 ora locale, ricevuto l'allarme dei pescatori rientrati in porto con i corpi dei due colleghi uccisi, la guardia costiera indiana ha rilevato nell'area la presenza di quattro imbarcazioni in movimento compatibili con il racconto dei superstiti. Oltre alla Enrica Lexie ci sono la petroliera gemella 'Kamome Victoria', la nave cisterna italiana 'Giovanni' e la 'Ocean Breeze'.
IL TRANELLO INDIANO. Secondo la Repubblica, se i pescatori indiani avessero segnato il nome della nave che ha crivellato il loro peschereccio, il gioco per la guardia costiera sarebbe stato fatto.
Invece gli indiani sono stati costretti a tendere un tranello. Li hanno chiamati uno per uno alla radio, e li hanno tranquillizzati: «Abbiamo trovato un peschereccio con armi a bordo, avete per caso subito un attacco?». Hanno risposto tutti di non saperne nulla, tranne la Enrica Lexie che ha confermato; e non ha avuto alcuna difficoltà ad assecondare la guardia costiera quando le autorità indiane hanno chiesto loro «per favore» di rientrare in porto per sporgere denuncia, aiutandoli a riconoscere il peschereccio e i pirati.
Invece tutto è andato per la strada sbagliata, e tra India e Italia è esploso un caso diplomatico delicatissimo e senza precedenti.

Atteso in India il ministro Giulio Terzi, Akbaruddin: «Un caso senza precedenti»

Giulio Terzi di Sant'Agata, ministro degli Esteri.

A Roma è stata aperta una rogatoria dalla procura sul caso, a opera del pm Francesco Schiavo, mentre dal ministero degli Esteri è stato inviato un rappresentante, il sottosegretario Staffan De Mistura, come ha comunicato Giulio Terzi alla Farnesina: «Ha particolare esperienza nell'ambito delle Nazioni Unite».
Il fatto, contrariamente a quanto è stato vociferato, non ha segnato: «nessuna escalation» sul caso indiano.
Il ministro in persona ha inoltre in programma un viaggio a New Delhi per il 28 febbraio, mentre il giorno 22 deve riferire in Senato sulla situazione dei marò. Dopo avere assicurato: «La tutela dei nostri militari in operazioni di pace e antipirateria é una priorità assoluta del governo italiano, dell'Italia, della mia amministrazione e del ruolo che ricopro», Terzi ha aggiunto: «Mi auguro si apra veramente una collaborazione con l'autorità indiana che consenta una rapida soluzione di questo caso».
TERZI: «LA NAVE ITALIANA ERA IN ACQUE INTERNAZIONALI». Secondo il ministro, inoltre «la nave italiana era sicuramente in acque internazionali, e il sostenere che esiste una giurisdizione indiana non italiana su questo secondo me è un grosso errore. Abbiamo elementi per ritenere che la versione data dalle autorità indiane sulla presenza italiana nelle acque territoriali non sia corretta».
E da New Delhi Syed Akbaruddin ha ricordato che il nostro Paese e l'India «hanno molti progetti comuni nell'ambito di relazioni in molti campi», definendo l'incidente dei marò «senza precedenti e sui generis»
DELEGAZIONE FLI DALL'AMBASCIATORE INDIANO. Intanto sono continuate le preoccupazioni della classe politica italiana. È infatti giunto un comunicato da Fli che ha informato riguardo a una delegazione di partito, composta da Italo Bocchino, Roberto Menia e Barbara Contini, che è stata ricevuta dall'Ambasciatore d'India in Italia, Saha, per discutere e avere chiarimenti sul caso dei marò e i parlamentari Fabio Evangelisti dell'Idv e Angelo Compagnon dell'Udc hanno chiesto alla Camera di riferire maggiori particolari sulla vicenda.
LA BIZZOTTO INTERROGA L'UNIONE EUROPEA. L'europarlamentare della Lega Nord infine, Mara Bizzotto, ha presentato un'interrogazione all'Alto Rappresentante della Ue, Catherine Ashton, sul caso dei due marò. «L'Europa non abbandoni i due militari italiani arrestati in India con un falso pretesto e per fini propagandistici elettorali» ha scritto.

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