Immigrati in fila per ottenere il permesso di soggiorno.
IMMIGRAZIONE
23 Febbraio Feb 2012 1139 23 febbraio 2012

Migranti, Italia condannata

Strasburgo sui respingimenti in Libia.

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Immigrati in fila per ottenere il permesso di soggiorno.

Italia sotto l'occhio del ciclone per l'immigrazione. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l'Italia per i respingimenti verso la Libia. Nel cosiddetto caso Hirsi, che riguardava 24 persone nel 2009, non è stato, in particolare, rispettato l'articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura.
La Corte ha inoltre stabilito che il nostro Paese ha violato il divieto alle espulsioni collettive, oltre al diritto effettivo per le vittime di fare ricorso presso i tribunali italiani.
L'Italia è stata costretta a versare un risarcimento di 15 mila euro più le spese a 22 delle 24 vittime, in quanto due ricorsi non sono stati giudicati ammissibili.
Le reazioni politiche sul caso non si sono fatte attendere. E Mario Monti, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il presidente dell'europarlamento Martin Schulz, ha dichiarato: «Alla luce dell'analisi di questa sentenza, che sarà valutata con la massima attenzione, prenderemo decisioni per quanto riguarda il futuro».
«Osservo inoltre», ha concluso il premier, «che in occasione della mia recente visita a Tripoli, questi temi sono stati oggetto di particolare attenzione».
CANCELLIERI: «LA DECISIONE DELLA CORTE VA RISPETTATA». Cristallino anche il pensiero di Annamaria Cancellieri, il ministro dell'interno: «Sarà contrastata l'immigrazione illegale, soprattutto quella che si manifesta attraverso la tratta delle persone».
Sulla condanna di Strasburgo all'Italia il ministro ha aggiunto: «La decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo, in quanto sentenza proveniente da un alto organo giurisdizionale europeo, va rispettata e non commentata».
IMMIGRATI OBBLIGATI A TORNARE A TRIPOLI. Come ha ricordato nei giorni scorsi il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), Il 6 maggio 2009 a 35 miglia a sud di Lampedusa, in acque internazionali, le autorità italiane hanno intercettato una nave con a bordo circa 200 persone di nazionalità somala ed eritrea (tra cui bambini e donne in stato di gravidanza).
NEGATA POSSIBILITÀ DI CHIEDERE PROTEZIONE IN ITALIA. I migranti sono stati trasbordati su imbarcazioni italiane e riaccompagnati a Tripoli contro la loro volontà, senza essere prima identificati, ascoltati né preventivamente informati sulla loro effettiva destinazione.
Gli immigrati non hanno avuto alcuna possibilità di presentare richiesta di protezione internazionale in Italia. Di queste 200 persone, 24 (11 somali e 13 eritrei) sono state rintracciate e assistite in Libia dal Cir. È stato lo stesso Consiglio a incaricare gli avvocati Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani di presentare ricorso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Hein: «I diritti dei rifugiati non si negoziano»

Il direttore del Consiglio italiano per i rifugiati Christopher Hein.

Alla luce della sentenza della Corte europea, il direttore del Consiglio italiano per i rifugiati Christopher Hein ha lanciato un messaggio al governo Monti: «Nel ricontrattare gli accordi di cooperazione con il Governo di transizione libico, i diritti dei rifugiati non possono essere negoziati».
VIOLATI PRINCIPI FONDAMENTALI. In un comunicato congiunto, Cir, Unione forense diritti dell'uomo e Ecre (European Council on refugees and exiles) hanno accolto «con estrema soddisfazione» la decisione dell'istituzione. Violati tre principi fondamentali: il divieto di sottoporre a tortura e trattamenti disumani e degradanti (articolo 3 Convenzione europea diritti umani), l'impossibilità di ricorso (articolo 13 Cedu) e il divieto di espulsioni collettive (articolo 4 protocollo aggiuntivo Cedu). Per la prima volta è stato equiparato il respingimento collettivo alla frontiera e in alto mare alle espulsioni nei confronti di chi è già nel territorio.
RISCHIO DI ESSERE PERSEGUITATI. Oltre a ricordare che i diritti degli immigrati africani in transito per raggiungere l'Europa «sono sistematicamente violati in Libia», la Corte ha messo in evidenza che il Paese nordafricano non ha offerto ai richiedenti asilo un'adeguata protezione contro il rischio di essere rimpatriati negli stati d'origine dove possono essere perseguitati o uccisi».
TRA LORO ANCHE DONNE E BAMBINI. A causa di questa politica, secondo le stime dell'Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, circa 1.000 migranti, incluse donne e bambini, sono stati intercettati dalla Guardia costiera italiana e forzatamente respinti in Libia senza che prima fossero verificati i loro bisogni di protezione.

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