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ABUSI SESSUALI
22 Marzo Mar 2012 1853 22 marzo 2012

Prete pedofilo: «Era perché ti volevo bene»

Catania, dopo 20 anni don Carlo denunciato.

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Teodoro Pulvireti mentre racconta degli abusi sessuali subiti da adolescente.

Ha denunciato pubblicamente gli abusi sessuali che ha subito all'età di 14-15 anni a opera di un prete: Teodoro Pulvireti, ora 37 enne, si è sfogato nel corso di una conferenza stampa il 21 marzo, dopo anni di dolore nascosto.
L'uomo, di origine catanese, è ricercatore negli Stati Uniti e lo scorso febbraio ha deciso di denunciare don Carlo Chiarenza, il parroco che ha abusato di Pulvireti tempo fa, quando era d'ufficio a S. Paolo di Acireale.
DOPO ANNI, LA DENUNCIA AL PRETE. Il sacerdote è stato poi decano della Basilica di S. Lorenzo e dopo la denuncia è stato allontanato e trasferito in un centro di raccolta spirituale lontano dalla Sicilia.
Nel corso della propria testimonianza choc, Pulvireti ha fatto anche ascoltare l'audio di una conversazione che ha avuto qualche tempo fa con il religioso: «Mi sentivo sporco», gli ha detto l'allora ragazzino. «E io» ha risposto il prete, «inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E lo facevo non ponendomi limiti. Mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti. È stato un modo di dirti che ti volevo bene».
La terribile registrazione è diventata una delle prove a disposizione della polizia postale di Catania che sta raccogliendo materiale e testimonianze di vari soggetti informati sui fatti, non solo della triste storia di Pulvireti ma anche di altri episodi.
ALTRI CASI DI ABUSO SU CUI INDAGARE. Gli abusi che ha subito il 37 enne, infatti, sono ormai caduti in prescrizione: «Ma ce n'é una decina per cui la giustizia può fare il suo corso. E anche per questo che ho deciso di parlare» ha affermato.
L'azione della magistratura si deve anche all'associazione antipedofilia La caramella buona, che ha seguito Pulvireti e ha organizzato l'incontro con la stampa; e al mensile di inchiesta siciliano SMagazine che per primo ha sollevato il caso.
Nel maggio 2011 infatti il presidente dell'associazione, Roberto Mirabile, il quale ha definito «più virtuale che concreto» l'impegno della Chiesa contro la pedofilia, ha scritto in Vaticano a monsignor Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, segnalando i presunti abusi di don Chiarenza.
Scicluna ha risposto però invitando a «trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo» della diocesi di Acireale, monsignor Pio Vittorio Vigo.

Il racconto di Pulvireti: «Se mi rifiutavo, lui mi tirava fuori dalle attività»

Mentre i religiosi si passano di mano in mano la rovente questione, il racconto di Teodoro alla stampa ha lasciato senza parole: «Avevo quasi 13 anni quando mi sono avvicinato alla parrocchia: don Carlo si comportava come una padre, per me era come un secondo padre ed era anche un amico di papà» ha affermato, continuando: «C'era un gruppo di giovani più vicino a lui: andavamo insieme in montagna, al mare. A volte ci chiamavano: gli eletti».
LA VIOLENZA ALL'INTERNO DELLA PARROCCHIA. Ma per far parte di questi eletti, si doveva pagare pegno: «A circa 14 anni, mentre stavo guardando la tv in sagrestia, per la prima volta mi fece sedere sulle sue ginocchia, mi abbracciò, cominciò a baciarmi e infilare le mani sotto la maglietta. Avvertiva che ero teso: non avevo mai avuto rapporti, né una ragazza» ha raccontato Pulvireti, «Quella volta smise. Un giorno, dopo un litigio con mio fratello, sentivo la necessità di sfogarmi: da adolescente ero molto insicuro. Andai da don Carlo e scoppiai a piangere».
E proprio sfruttando il momento di bisogno del ragazzino, il sacerdote ne aproffitò: «Lui mise la mia testa sulla sua spalla, iniziò a dirmi 'ti voglio bene', a baciarmi, mise le mani sotto la maglietta e poi più in basso. Capivo che c'era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa stesse succedendo. Ancora oggi mi condanno per non aver avuto il coraggio di reagire».
DON CHIARENZA: «CHI VUOI CHE TI CREDA?». Quella fu solo la prima di una lunga catena di abusi: «Successe altre volte: mi ero come rassegnato. Quando cercavo di tirarmi indietro, mi tagliava fuori da tutto. E mi diceva: vuoi raccontare tutto? Vediamo chi ti crede. Mi sentivo una nullità».
Pulvireti ha raccontato la propria esperienza scioccante stringendo un rosario fra le mani: «È quello di mia madre, mi dà forza. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa» ha concluso.
Commozione da parte sua e dei presenti alla conferenza stampa, in particolare del sindaco di Acireale, Nino Garozzo, che gli ha manifestato la sua solidarietà.

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