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DIRITTI
4 Maggio Mag 2012 2000 04 maggio 2012

Scout, autogol sui gay

L'Agesci: «Vadano dallo psicologo. No ai capi omosessuali».

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Una base scout.

L'approccio è quello classico, almeno nel mondo cattolico: omosessualità è sinonimo di anormalità.
E se poi nel mirino sono finiti gli scout (e quindi la Chiesa), la faccenda è ancora più interessante.
La questione è molto semplice: se lo scout, piccolo o grande che sia, volesse dichiarare la propria 'diversità', sarebbe «solo una persona molto confusa» e «affetta da protagonismo», che «deve solo andare a farsi curare dallo psicologo».
Se poi si tratta di un capo, per evitare di «turbare e condizionare i giovani» lupetti, non «dovrebbe dichiarare il suo orientamento sessuale».
Alla faccia del seminario che avrebbe dovuto aprire il mondo delle 'Giovani marmotte' alla parola omosessualità.
LA 'GIUSTA' ETEROSESSUALITÀ. Un appuntamento che doveva porre solide basi e che invece si è trasformato in un'occasione per ricordare quanto l'eterosessualità sia l'orientamento 'giusto' perché guai smarrire la 'diritta via'.
Il concetto di base, espresso dai relatori dell'appuntamento organizzato dall'Agesci è che i gay sono eterosessuali latenti, che preferiscono la «depravazione» del rapporto omosessuale anziché seguire la natura del rapporto eterosessuale. E quindi, in soldoni, sono persone mentalmente disturbate, che vanno curate.

«La persona omosessuale ha problemi con sè stessa»

Concetti e affermazioni destinati a non passare certo inosservati.
«È evidente», si legge nel documento «che una persona omosessuale da sempre, con la tendenza profondamente radicata, si trova in difficoltà con il proprio sesso corporeo e non soltanto con il sesso a livello generale».
La persona omosessuale ha «problemi non solo sul piano sociale, ma anche con sè stessa. È anche un fatto di struttura ormonale e quindi di struttura cerebrale».
IL RUOLO DELL'ADULTO. Nel seminario, tenutosi a novembre (ma i dati sono stati pubblicati venerdì 4 maggio) l'omosessualità è stata osservata anche dal punto di vista dell'adulto: «Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo». Il capo «è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell'effetto educativo dipende dall'esemplarità, anche inconscia, dell'adulto».
LA POSIZIONE DELLA CHIESA. E cosa fare se un ragazzo presenta tendenze omosessuali? Secondo padre Francesco Compagnoni, uno dei relatori, «bisognerebbe parlare con i genitori» e «invitare un esperto con cui consigliarsi, come uno psicologo o ancora meglio un pedagogista. Non si può semplicemente evitare il problema».
Ma Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, non ci sta. «Sono colpito dalla monolitica categoricità delle linee guida».
Per lo psicologo Contardo Seghi - anche lui proveniente dal mondo scout - l'omosessualità non è una condizione permanente.
Non si tratta di una malattia, ma alcune persone «diventano» omosessuali, in seguito a un trauma o seguendo alcune loro errate convinzioni.
Insomma per la piena accettazione degli omosessuali, siano scout o non scout, la strada è ancora in salita.

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