Mostra Corpi Reato 130603191049
AL MUSEO
4 Giugno Giu 2013 0700 04 giugno 2013

A Napoli i corpi del reato in mostra

Reperti dei più grandi casi di cronaca nera.

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Gli scaffali pieni di oggetti legati ai principali casi di cronaca nera.

Candelieri sacrileghi, rubati sull’altare. Ma anche grimaldelli, armi, coltelli, piedi di porco per sfondare le porte blindate. E poi, quel che resta del treno Italicus, cioè il Roma-Brennero del 4 agosto 1974 devastato da una bomba (12 morti, 50 feriti).
PERSINO PRIMORDIALI FILMINI HARD. E ancora, in un miscuglio di orrore, sgomento e (morbosa?) curiosità: vecchie pellicole di primordiali filmini hard, che ricordano il “buon costume” stile Anni 60.
IL TRONO BORBONICO A CASA DEL BOSS. E un trono di velluto rosso con braccioli in oro, che risalirebbe a Francesco II di Borbone (re Franceschiello) ma finito chissà come in casa del boss di camorra Pasquale Galasso che lo usava per sentirsi importante.
L'ARMA DI PUPETTA MARESCA. In un angolo dello stanzone, qui nelle segrete dell’antico carcere della Vicaria a Napoli, fra i fantasmi dei martiri della rivoluzione del ’99 e mille scartoffie sigillate con la ceralacca, è custodita in cima a uno scaffale l’arma che a metà degli Anni ’50 Pupetta Maresca, moglie di Pascalone è‘ Nola, boss dell’ortofrutta, usò per castigare l’uomo che l’aveva resa vedova.
TEATRO DI DELITTI E CASTIGHI. La vendetta di Pupetta, condannata a una pena lieve, fu consumata davanti a tutti nel cortile del Castel Capuano, che per cinque secoli (fino al 2000) è stato tribunale arcigno e teatro misericordioso di delitti e castighi.

Un museo permanente della giustizia e della criminalità

Pistole classificate e schedate.

Qui, sugli scaffali, nel deposito “corpi di reato” voluto dal presidente Carlo Alemi e gestito dal giudice Carlo Spagna, sono custoditi 35mila oggetti di malavita di cui solo il 5% è stato finora refertato e offerto alla visione pubblica in una mostra che, dopo un’anteprima, aprirà presto i battenti.
«Grazie al prezioso materiale accumulato», spiega a Lettera43.it il presidente Alemi, «abbiamo intenzione di realizzare un museo permanente della giustizia e della criminalità».
UN VIAGGIO STORICO-ANTROPOLOGICO. Secondo gli esperti, il viaggio fra i corpi di reato - confiscati alla camorra e accumulati negli ultimi 53 anni di lotta alle attività criminali - «può rappresentare un viaggio storico-sociologico-antropologico nel maleficio e consente di scoprire come e quanto si sia evoluto il concetto di quel che va a ruba, cioè quel che vale la pena arraffare perché è ultra-desiderato».
ANCHE GIOIELLI E ANELLI DI DIAMANTI. Archibugi, fucili a tromba, vecchie monete. E i gioielli, soprattutto. Si va dai Rolex del boss Loigino Giuliano di Forcella, detto “occhi di ghiaccio”, agli anelli di diamanti da 50 mila euro o al Cartier da 24 mila euro della moglie del boss, Carmela Marzano.
All’asta giudiziaria, un monile viene proposto al 20% del valore reale. Affaroni in vista, per gli acquirenti. E controlli blindati. Ma il viaggio continua. Ed ecco i “pacchi” - anzi i “paccotti” - cioè le poderose confezioni avvolte in carta da imballaggio e contenenti «costosi impianti hi-fi», il computer di ultima generazione o la televisione Hd a tre dimensioni venduti a prezzi stracciati nei vicoli della Duchesca o nella casbah di Forcella.
L'ARMA DELLA STRAGE DI VIA CARAVAGGIO. Peccato che, scartocciando il pacco a casa, il furbetto di turno si ritrovava fra le mani, invece dell’affarone, solo i pesanti mattoni nascosti dai venditori al posto della merce. Macabro ma suggestivo è rivedere sugli scaffali il coltello da cucina con cui il 30 ottobre 1975 furono ammazzate (e nascoste nella vasca da bagno) le tre vittime (un ex capitano di lungo corso con la seconda moglie e la figlia) della cosiddetta strage di via Caravaggio a Napoli.
GLI ARREDI DI RAFFAELE CUTOLO. Tra i reperti, anche la coperta con cui l’ignoto assassino soffocò Dick, il cagnolino di casa. E poi, accatastati in un angolo, ecco una parte degli arredi con cui Raffaele Cutolo, il boss della nuova camorra degli Anni 80, aveva impreziosito il castello mediceo di Ottaviano, il suo regno (e status symbol) alle pendici del Vesuvio.

Una fiera della fantasia criminale

Il busto di Mussolini.

Alcuni fra gli oggetti recuperati sono serviti per commettere il reato, altri ne sono il frutto. Consunte macchine per scrivere, telescriventi, registratori Geloso, arredi sacri, autoradio, copertoni. Ma anche automobili, motociclette, camion, custoditi altrove.
In una enorme cesta foderata in ferro giacciono centinaia di contatori Enel: sono tutti manomessi. E servivano a rubare l’energia elettrica. Cattiverie e inventiva, non ha limiti la fantasia criminale.
LE TELE DEI FALSI D'AUTORE. Per esempio, sui falsi d’autore: nel deposito e in mostra è possibile ammirare numerosi quadri falsi (perfettamente riprodotti) di autori della raffinata scuola di Posillipo, tele di fine ‘800 e inizio ‘900, tavolette firmate Migliaro, Irolli, Scoppetta, Panza.
Gli autori? Impostori, falsari, imbroglioni. Ma sicuramente bravi. Spiegano all’ufficio corpi di reato: «Gli oggetti finiscono all’ufficio vendita giudiziaria, alla donazione a enti di beneficenza o all’arredo degli uffici giudiziari. Speriamo che presto potremo mostrarli anche nel nostro museo».
ABITI E SIGARETTE CONTRAFFATTE. Ampio è il reparto capi di abbigliamento griffati, ma rigorosamente taroccati. E gli oggetti dotati di insospettabili cavità per nascondervi la droga. Ci sono poi le false invalidità. Le finte autoradio. Le sigarette contraffatte.
Ha fatto notizia la maschera di gomma raffigurante l’attore Lino Banfi, utilizzata in una rapina negli Anni 70.
E pure il giaguaro in legno a grandezza naturale con la cocaina in pancia: fu sequestrato nel 1991 nella casa di un boss. Numerosi i biglietti di minacce, conservati sotto vetro.
IL BUSTO IN BRONZO DI MUSSOLINI. Smarrimento, senso di vertigine, angoscia. E nel naso quella polvere, che scandisce il tempo. Su un trespolo, troneggia il faccione in bronzo di Benito Mussolini, sequestrato in casa di Massimo Abbatangelo, ex parlamentare del Movimento sociale. Passato e presente, il male ieri e oggi.
Tra le armi in catalogo, si ritrova uno dei fucili a pompa con cui a mezzogiorno del 26 agosto 1984 un commando di 14 killer di camorra, scesi da un autobus, fecero fuoco davanti alla sede del circolo dei pescatori a Torre Annunziata: otto i morti, sette i feriti. Il boss Valentino Gionta, che era il bersaglio del raid, riuscì a salvarsi fuggendo.

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