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San Basilio, il quartiere della rabbia di Roma

Viaggio nella periferia dimenticata della Capitale.

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la scritta contro Coppi sul muro della chiesa di San Basilio.

Un bambino calcia un pallone su un muro di cemento. Tocchi veloci alternando destro e sinistro. Si asciuga il sudore strofinando il mento su una vecchia maglia della Lazio. «È quella dello scudetto», dice senza togliere gli occhi dal pallone.
Sul muro c'è una scritta in nero: «Coppi pisceremo sulla tomba de tu fijo». Non è l'unica. Ce ne sono altre su tutto il perimetro della chiesa di San Basilio.
L'OMICIDIO DI ALLETTO. Qui sabato 15 giugno ci sono stati i funerali di Maurizio Alletto, 31 anni, ucciso due giorni prima con un colpo di pistola alla testa da Luciano Coppi, 54 anni, dopo un litigio in strada.
L'omicida alla polizia ha detto di aver reagito per difendere il figlio 18enne, ferito con un coltello da Alletto.
Ma i muri di San Basilio raccontano un'altra verità. Coppi è bollato come un «infame», un «senza palle».
LA RABBIA DELLA GENTE. Nel quartiere c'è rabbia. Voglia di vendetta. E odio verso le istituzioni.
Coppi è una guardia giurata, ma sui muri è diventato uno «sbirro infame». Alletto, invece, era un ultras della Lazio che girava con il coltello in tasca. Ora è un «guerriero» che ha perso la vita «sul campo di battaglia».
È questo che rischia di diventare San Basilio. Quartiere della periferia Nord Est di Roma, stretto tra la via Nomentana e la via Tiburtina a ridosso del Raccordo anulare. Un terreno di scontro.
LE AGGRESSIONI AL 118. La tensione è salita ancora negli ultimi sei giorni. A farne le spese gli operatori del 118, aggrediti per ben tre volte.
«Sono arrivati tardi, certo che si sono incazzati», dice a Lettera43.it un uomo sulla sessantina seduto a un tavolo di plastica consumato dal sole. «Qua non si vedono mai, e quando arrivano è sempre tardi».

Quartiere popolare costruito coi soldi del piano Marshall

Le case del quartiere della periferia Nord Est di Roma.

È tardo pomeriggio e in giro non c'è quasi nessuno. Un suv nero tirato a lucido gira lento intorno a via Morrovalle rompendo un silenzio irreale con lo stereo a tutto volume. Sullo sfondo palazzine di tre, quattro piani, grigie e ocra. Case popolari costruite con i soldi del piano Marshall: muri scalcinati e ringhiere rinsecchite dalla ruggine.
Dentro i cortili i bambini rincorrono un pallone. Uomini di mezza età in canottiera prendono il fresco dei pini marittimi giocando a carte.
Uno è più loquace degli altri che fanno finta di niente. «Te lo dobbiamo dire noi come si vive a San Basilio? Non lo vedi da solo? Fatti un giro. Qua non ci sta niente. E più si va avanti, meno c'è».
LA PAURA PER LE STRADE. San Basilio è un quartiere di lavoratori. Gente onesta. Alcuni romani, molti di origini meridionali.
«Prima il lavoro c'era. Ora i giovani non si sa che fanno», dice l'uomo del bar. «Per forza poi si danno ai guadagni facili».
Droga? Infila l'indice sotto il mento, come per fermare una goccia di sudore. «Quello che è. Qui la sera è meglio chiudersi in casa. Su queste strade ci sono solo spacciatori e vedette. Nessuno fa niente. Poi succede un omicidio e subito ci si accorge di San Basilio».
L'ASSENZA DELLE ISTITUZIONI. Eppure l'omicidio non ha a che fare con la microcriminalità. «Allora non hai capito. Non c'è bisogno di essere spacciatori per avere un coltello in tasca, né per usarlo», aggiunge un uomo, anche lui sulla sessantina.
«Qua oramai, dopo quello che è successo, la pistola nel cruscotto è meglio tenersela. Se non ti difendi tu chi ti difende?».
Non è che le istituzioni da San Basilio si sono allontanate. Qui, dicono, non ci sono mai state davvero.
L'ODIO FOMENTATO DALLA CRISI. Se prima, con il lavoro, il livello della vita non era alto, ma per lo meno dignitoso, con la crisi e i giovani in giro a cercare di guadagnarsi da vivere come possono è aumentato il tasso di criminalità. Almeno di quella percepita. E con la criminalità tra i giovani hanno cominciato a diffondersi anche le sue logiche: la difesa del territorio; il rispetto e il timore che qualcuno lo violi; la domenica sempre allo stadio; le giornate passate per le strade del quartiere, lo Stato come nemico e l'idea che le divise le indossino i suoi servi.
E fa poca differenza che si tratti di polizia o del 118. È la presenza di un nemico ciò che fa scattare la violenza nel quartiere.
L'odio è nel clima sospeso delle strade. Nelle scritte in stile Littorio che coprono i muri. Invisibili, per ora, agli occhi di chi ci calcia contro un pallone.

21 Giugno Giu 2013 1150 21 giugno 2013
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