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LE STORIE
4 Settembre Set 2013 0600 04 settembre 2013

Razzismo, la redenzione di Derek Black dopo l'odio

Il figlio dell'ex capo del Kkk ha voltato pagina.

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Derek Black con il padre Don Black.

Il razzismo è una malattia da cui si può guarire.
È successo, per esempio, al figlio di uno dei più noti estremisti al mondo. Derek Black ha detto no all’odio, scontentando chi, per paradossale che sembri, guardava a lui come alla grande promessa dell’intolleranza americana.
IL CURRICULUM DI ORRORE. Il ragazzo è figlio del più noto Don, una delle figure di riferimento a livello internazionale per i movimenti di supremazia bianca. A capo del Ku Klux Klan in Alabama negli Anni 70, poi attivista del Partito nazista americano, Don Black venne arrestato nel 1981 per aver tentato di organizzare un golpe in un’isola delle Antille con il velleitario progetto di creare uno Stato razzista.
Nel 1995, tornato libero, fondò il forum su internet che ancora oggi è il punto di incontro degli estremisti di destra di tutto il mondo, Stormfront.org. Il sito, attualmente oscurato in Italia per ordine della magistratura (tuttavia ancora accessibile nella versione internazionale), diffonde propaganda razzista e neo-nazista.
IL CREDO DEL BIANCO. Derek era l’erede designato del padre. Educato nel credo della supremazia della razza bianca, ha partecipato sin da bambino a raduni antisemiti. Fu esibito come il bambino modello, rappresentante di una nuova generazione che resiste all’integrazione razziale. Tanto che già a 12 anni il piccolo figlio dell’odio aprì una pagina web per educare i bambini al disprezzo delle altre razze.
Nel 2010 Derek, ormai adulto, sotto l’egida (e con i finanziamenti) del padre diventò l’animatore di un talk show radiofonico trasmesso in Florida e diffuso sul web. Ai microfoni si alternavano estremisti, sedicenti esperti sociologi che teorizzano la superiorità dei bianchi e leader politici diventati star dei movimenti razzisti, come l’ex militante del Kkk e ideologo suprematista David Duke.

La redenzione maturata nel contatto con i compagni di college

Lamb e Lynx Gaede.

Un percorso scritto insomma. Almeno fino all’iscrizione al college. All’università di Sarasota, in Florida, gli sguardi di paura e diffidenza dei compagni si fecero insopportabili. Instillando il dubbio nella mente del giovane.
LA CONFESSIONE SUL WEB. Nel novembre 2012 Derek decise, improvvisamente, di dichiarare in un forum riservato agli alunni dell’università di non essere un suprematista bianco, un neo-nazista o un uomo del Kkk.
Scrisse di non odiare nessuno per questioni di razza e si dichiarò favorevole alle leggi sull’aborto, ai matrimoni gay e ai provvedimenti a tutela dell’ambiente.
«Non appoggio e mai appoggerei discriminazioni o trattamenti ingiusti contro chiunque», fu il suo disperato tentativo di cambiate vita.
LA CONVERSIONE INSPERATA. La dichiarazione rimbalzò su molti media, diventando l’inizio di una conversione sorprendente.
Culminata con la lettera scritta nel luglio 2013 al Southern poverty law center, uno dei più autorevoli osservatori anti-razzisti statunitensi: la rinuncia definitiva e totale al razzismo e al nazionalismo ariano.
Un’abiura netta, consegnata a quelli che fino a pochi mesi prima sarebbero stati considerati dei nemici: «La rigida opposizione del nazionalismo bianco all’aumento di influenza e di numero dei non-bianchi lo rende un movimento per natura impegnato a sopprimere queste persone. Ora mi è chiaro che non si tratta un movimento che vuole istituire valori positivi, ma solo fomentare il costante antagonismo e la persecuzione di altri gruppi», ha precisato.
LA FINE DELL'ANTISEMITISMO. Nella stessa lettera Black ha preso definitivamente le distanze anche dall’antisemitismo: «Particolarmente bizzarra mi sembra la nozione di dominazione ebraica. Anche se ci sono numerosi gruppi di attivisti ebrei che hanno una loro agenda politica, è oltraggioso parlare delle persone di origine ebraica come di nemici di chiunque o rappresentare un gruppo numeroso come i cattivi di qualche racconto fantastico».
Come l’ha presa il padre? Prima ha rinnegato il figlio, dichiarando di voler interrompere ogni relazione con lui. Ma poi ha ceduto: «È ancora mio figlio e gli voglio bene. Per molti aspetti sono sollevato dal fatto che si sia tolto da una zona di guerra».

In America aumentano i movimenti razzisti

Bryon Widner si era ricoperto il volto di tatuaggi naziskin, ma poi, pentito, li ha cancellati.

La società statunitense, che pure ha eletto e confermato un uomo afroamericano alla presidenza (o forse, secondo alcuni, proprio per questo) sta registrando un’impennata di movimenti e organizzazioni legati all’odio razziale: secondo il Southern poverty law center sono passati dai 602 degli anni 2000 ai circa 1.000 attuali.
Ma aumentano anche le storie edificanti: la redenzione di Black non è isolata. È successo anche a Lamb e Lynx Gaede, due gemelle figlie dell’attivista neonazista April, ultimamente impegnata nella creazione di una comunità 'razzialmente pura’ in Montana.
RAZZISTE PER OBBLIGO. Quando le ragazze avevano 10 anni la madre le fece debuttare in un duo musicale razzista chiamato Prussian Blue, un nome che allude a un elemento chimico dello Zyklon B, il veleno usato nelle camere a gas nei campi di sterminio.
Le bambine si esibivano in raduni neonazisti e di suprematisti bianchi cantando canzoni che incitavano alla guerra razziale. La loro carriera finì nel 2007. Nel 2011 dichiararono di non sentirsi più parte di quell’ideologia proclamandosi «liberali» e spiegando di voler solo «esprimere tutto l’amore di cui siamo capaci».
LA VITA DOPO LA DISCRIMINAZIONE. Ancora più eclatante è la vicenda di George Burdi. Nato in Canada da immigrati armeni, a 19 anni, nel 1989, il giovane fondò il gruppo musicale naziskin RaHoWa, acronimo per Racial holy war (Guerra santa razziale).
Usando lo pseudonimo di George Eric Hawthorne gestì anche un’importante etichetta discografica di musica razzista. Le sue canzoni richiamavano alla rivolta dei bianchi e alla violenza contro le minoranze. Nel 1993 aggredì a calci e pugni una manifestante che si opponeva a un suo concerto. Venne arrestato e nel 1997 scontò 12 mesi di carcere.
Come il personaggio del film American History X, dopo la detenzione capì gli errori del passato e si allontanò definitivamente dal razzismo.
Burdi, tornato alla propria identità, ha quindi fondato il gruppo rock multietnico Novcosm ed è uno degli animatori dell’associazione Life after hate (la vita dopo l’odio) in cui confluiscono ex naziskin ed ex razzisti.
LA CANCELLAZIONE DELL’ODIO. La storia di Bryon Widner, infine, è diventata nel 2011 un documentario chiamato Erasing hate (cancellando l’odio).
Naziskin fin da adolescente, Widner ha trascorso16 anni nel mondo dei suprematisti bianchi, organizzando gang criminali razziste e rendendosi protagonista di violenze, estorsioni e aggressioni.
La sua dedizione alla causa era assoluta, testimoniata dal volto e dal corpo cosparso di tatuaggi con simboli estremisti. Ma diventato padre ha capito che non voleva che i figli crescessero nella stessa cultura di odio e ha deciso di cambiare vita. Il passo più duro è stato cancellare i tatuaggi che indicavano la sua appartenenza.
Dal 2009 si è sottoposto continuativamente, per due anni, a dolorosissimi interventi con il laser (raccontati nel documentario) con cui ha cancellato visivamente i simboli dell’odio. Per eliminarli anche dalla sua vita.

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