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GIUSTIZIA
10 Ottobre Ott 2014 0600 10 ottobre 2014

L'Aquila, processo Grandi Rischi: una guida per capire

I protagonisti. Le accuse alla Cgr. Il ruolo di Bertolaso. Il pg: confermare le condanne.

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Si è aperto il 10 ottobre il processo di appello alla Commissione Grandi Rischi (Cgr), l'organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio nominato dal governo Berlusconi e finito nella bufera dopo il terremoto che colpì L'Aquila il 6 aprile 2009. Il procuratore generale ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado per tutti gli imputati, ma vediamo, nel dettaglio, i fatti alla base del processo.
FOCUS SULLA RIUNIONE DEL 31 MARZO 2009. Dopo il sisma, che causò 309 morti e circa 1.500 feriti, vennero depositati alla procura 48 esposti da parte dei familiari delle vittime: l’accusa è che la morte dei loro cari fosse concausata dalle informazioni rassicuranti fornite alla popolazione locale dopo la riunione della Commissione Grandi Rischi tenutasi a L’Aquila il 31 marzo 2009, su convocazione dell’allora capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Guido Bertolaso.

1. I protagonisti: da Barberi a Dolce, tutti condannati

Enzo Boschi nel 2009 era presidente dell’Ingv. © Ansa

Ai tempi Franco Barberi era presidente vicario della Commissione Grandi Rischi; Bernardo De Bernardinis, vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile; Enzo Boschi, presidente dell’Ingv; Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti; Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case; Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova, e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
SEI ANNI PER OMICIDIO COLPOSO E LESIONI COLPOSE. Il 22 ottobre 2013 il giudice Marco Billi emise una sentenza di condanna a sei anni per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime per tutti. Il 10 ottobre 2014 il pg ha chiesto la conferma di questa sentenza.

2. Le responsabilità: legate dal reato di «cooperazione colposa»

Nel terremoto morirono 309 persone. © ImagoEconomica

È stata oggetto di discussione la decisione del giudice di dare a tutti i membri della Cgr la stessa pena. Nella sentenza di primo grado le responsabilità sono “legate” tra loro attraverso il reato della «cooperazione colposa» (art.113 c.p.). Vale a dire che, in certe situazioni, e soprattutto in un contesto istituzionale, i soggetti devono ritenersi consapevoli del proprio ruolo e anche di quello svolto dagli altri membri (come in una équipe medica).
POSSIBILE DIFFERENZIAZIONE SCIENZIATI-FUNZIONARI. Il punto è delicato, e secondo alcuni esperti problematico, perché è in qualche modo «ai limiti» di un principio cardine del diritto penale: la responsabilità è personale. È quindi plausibile che si arrivi, in caso di condanna, a una differenziazione delle responsabilità tra gli scienziati, che pure in quel frangente erano cariche istituzionali, e i funzionari della Protezione civile.

3. La motivazione della sentenza: una «rassicurazione disastrosa»

Secondo Billi i sette rassicurarono la popolazione, e si fecero portavoce del volere di Bertolaso di fare «un’operazione mediatica».
A ridosso del verdetto di primo grado, prima che uscissero le motivazioni, mondo politico, accademico e gran parte dell’informazione si uniformarono in un unico slogan: «È stata processata la scienza», sull'onda di quanto sostenuto fin dal giugno 2010 dai vertici Ingv.
RESPINTE LE ARGOMENTAZIONI DELLA DIFESA. Il fulcro su cui poggia la condanna è la relazione dell’antropologo aquilano Antonello Ciccozzi, che il giudice assunse come «legge di copertura scientifica» per la verifica del «nesso causale» tra il messaggio di rassicurazione uscito dalla riunione della Cgr e un cambiamento di abitudini che, in 29 casi, si è rivelato fatale (molti casi, in cui il giudice non ha ravvisato questo legame, sono stati stralciati).
La consulenza “regge”? È uno dei punti essenziali su cui si deve esprimere la Corte d’appello. In primo grado era stata contestata dalla difesa tramite un consulente di parte, il sociologo Mario Morcellini (Università La Sapienza, Roma) con argomentazioni respinte dal giudice.

4. Il verbale della riunione: le parole di Stati e la conferma di De Bernardinis

Gli sfollati complessivamente furono decine di migliaia. © ImagoEconomica

Secondo il giudice il tenore della riunione della Cgr è riassunto in modo esemplare dalle parole di congedo dell'assessore alla Protezione civile regionale Daniela Stati: «Grazie per queste vostre affermazioni che mi permettono di andare a rassicurare la popolazione attraverso i media che incontreremo in conferenza stampa». E lì De Bernardinis confermò: «Non ci si aspetta una crescita della magnitudo».
BERTOLASO: «È PIÙ UN'OPERAZIONE MEDIATICA». L’esito della riunione sembra coerente con l’impulso di Bertolaso, che il giorno prima chiamò Stati: «Ti chiamerà De Bernardinis, al quale ho detto di fare una riunione lì all'Aquila domani (…) Io non vengo, ma vengono (…) i luminari del terremoto d’Italia. (…) a me non frega niente, (…) è più un’operazione mediatica (..) Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti diranno: è una situazione normale (…) meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa, quella che fa male. Hai capito? (…) poi fatelo sapere che ci sarà questa riunione (…) perché vogliamo tranquillizzare la gente. (…)». L’intercettazione salterà fuori a processo in corso, ma non ci sono prove per stabilire un nesso causale tra Bertolaso e le dichiarazioni dei membri Cgr.

5. Il mantra dello scarico: una «bestialità scientifica»

De Bernardinis, ai tempi vice di Bertolaso, parlò in un’intervista del rilascio di energia: «Più scarica, meglio è». Queste le parole con cui molti aquilani convinsero se stessi e i propri familiari a rimanere a casa al crescere delle scosse. Che quest’idea fosse una «bestialità scientifica» gli scienziati lo diranno in qualità di imputati, non durante la riunione, nel corso della quale Barberi li aveva informati: «Ho sentito il capo della Protezione civile dichiarare alla stampa (…) che quando ci sono frequenze sismiche frequenti si scarica energia e ci sono più probabilità che la scossa non avvenga (…)». Nessuno parlò.
NESSUNA SMENTITA DAGLI ESPERTI. Bertolaso, interrogato, replicò: «L’ho detto decine di volte, non è una mia invenzione, nessuno scienziato mi ha mai smentito». Chi abbia messo in giro l’idea dello scarico è una domanda importante, ma inevasa, dell’intero processo.

6. L'iter non rispettato: nessun filtro della Protezione civile

Secondo le leggi che regolamentano il mandato della Commissione (n. 225/1992, art.3 e n.100/2012) l’attività della Cgr in quel contesto hanno un valore operativo.
Per quanto riguarda la gestione dell’informazione, in teoria, la catena è questa: la Commissione informa la Protezione civile, che sceglie le dovute forme, i modi e i contenuti del messaggio da diffondere della popolazione.
COMPITO INFORMATIVO AFFIDATO ALLA CGR. Ma secondo il giudice questo “filtro” saltò: «A L’Aquila (…) le cose andarono diversamente da quanto, in astratto, prevedono le norme sopra riportate (che regolamentano la gestione dell’informazione, ndr) poiché, per ‘scelta mediatica’, il Dipartimento nazionale della Protezione civile affidò il compito informativo direttamente ai membri della Commissione Grandi Rischi, che se se ne assunsero consapevolmente e volontariamente l’onere».

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