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FOCUS
5 Dicembre Dic 2014 0602 05 dicembre 2014

Mafia Capitale, le conseguenze sulla politica locale

Renziani in cerca di spazio nel Pd Roma. Centrodestra verso la rifondazione. Lega Nord e M5s pronti ad approfittarne. Gli effetti dello scandalo.

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Ne avrà di cose da sistemare, Matteo Orfini nei prossimi mesi.
Il neo commissario politico del Pd Roma dovrà ripartire da zero, dalle basi, ma stavolta senza più gli equilibrismi del passato, necessari per tenere assieme le varie anime del partito.
L'inchiesta sulla cosiddetta Mafia Capitale, però, ha toccato non solo i democratici, ma anche il centrodestra capitolino, il Campidoglio e la Regione Lazio.
Lettera43.it ha provato a mettere insieme il puzzle della politica romana, per avere un quadro d'insieme esaustivo.

1. Pd Roma in mano ad Area Riformista, i renziani devono sgomitare

Impossibile non partire dal Pd romano, finito nell'occhio del ciclone dell'inchiesta. Nella Città eterna convivono anime diverse e con differenti rapporti di forza.
Il gruppo più influente è sicuramente il blocco che proviene dai Ds. In passato a fare il bello e cattivo tempo era Goffredo Bettini (lo spin doctor di Rutelli, Veltroni e infine Marino, anche se i rapporti tra i due si sono interrotti quasi subito). Oggi invece sono i sostenitori del governatore Nicola Zingaretti ad avere più voce in capitolo, con in testa gli ex bersaniani (e d'alemiani) entrati in Area Riformista.
NON PERVENUTI CIVATIANI E GIOVANI TURCHI. Anche il deputato ed ex capogruppo in Consiglio comunale, Umberto Marroni, ha un buon seguito nella base, mentre i renziani (per lo più ex rutelliani ed ex veltoniani) rivestono ancora un ruolo marginale negli equilibri interni al Pd.
Non pervenuti, o quasi, civatiani e Giovani turchi, di cui il neo commissario Orfini è il leader a livello nazionale.

2. Pd Lazio, occhio al triumvirato Marroni-Bonaccorsi-Gasbarra

Inevitabilmente i rapporti di forza si intrecciano anche a livello regionale. Nell'ultima tornata di primarie di febbraio 2014, utili per eleggere segretario e assemblea del Pd Lazio, ad esempio, lo scontro ha visto protagonisti Fabio Melilli (AreaDem) e Lorenza Bonaccorsi (renziana molto legata a Paolo Gentiloni), con outsider il civatiano Marco Guglielmo.
Dalla contesta uscì vincitore Melilli, ma dopo qualche settimana di braccio di ferro trovò un accordo con la rivale per una divisione di compiti che accontentasse tutti.
LA CORRENTE DIVENTA ASSOCIAZIONE. Dall'esperienza del Lazio nacque poi una nuova corrente, che a luglio 2014 divenne una vera e propria associazione, NoiDem, che mise insieme Umberto Marroni, Lorenza Bonaccorsi ed Enrico Gasbarra: un triumvirato di esponenti teoricamente distanti anni luce l'uno dall'altro.

3. Marino: gli ex bersaniani possono fare da scudo

In molte battaglie, però, la nuova alleanza ha più volte provato a marciare insieme, e quasi sempre in crociate contro l'attuale sindaco Ignazio Marino.
LE FRIZIONI CON IL PARTITO. Che il primo cittadino di Roma non sia amato soprattutto dal suo partito, il Pd, è cosa arcinota, ma in diverse occasioni è riuscito a schivare gli attacchi grazie anche ad esponenti ex bersaniani in disaccordo con il proprio gruppo di appartenenza.

4. Zingaretti in ascesa, ma lo scandalo può travolgere la Pisana

Di questi problemi non ne ha mai avuti, invece, il governatore Nicola Zingaretti, indicato da molti come prossimo avversario interno di Matteo Renzi, e dunque meritevole delle attenzioni di tutta l'area della sinistra Pd che non ha mai digerito l'ascesa dell'attuale segretario.
APPALTI DA 60 MILIONI. Sulla Pisana ci sono però le ombre di un interessamento della presunta cupola romana per appalti da 60 milioni di euro, e ora anche Zingaretti deve necessariamente guardare in casa sua per capire se qualcuno ha violato le regole.

5. Centrodestra: obiettivo, individuare le mele marce

Chi avrà un gran lavoro di pulizia da fare al proprio interno è sicuramente il centrodestra romano.
SERVE UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE. Sebbene quasi inesistente, dopo il pesante ko del 2013, subito da Alemanno contro Marino e da Storace contro Zingaretti, dalle parti di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Ncd avranno un bel daffare per individuare le mele marce, escluderle dalla vita dei loro partiti e creare una nuova classe dirigente.

Matteo Salvini, leader della Lega Nord. (ImagoEconomica)

6. Lega e M5s in allerta: il marasma può favorire Salvini e Grillo

In questo marasma, chi ne può approfittare è sicuramente la Lega Nord di Salvini, che a Roma, alle ultime Europee di maggio 2014 ottenne un rispettabile 1,5% nella Città eterna e un sorprendente 2,14% su base regionale.
LA RICHIESTA DI SCIOGLIMENTO DEL COMUNE. Ma anche il Movimento 5 stelle può crescere dopo un anno e mezzo di anonimato. Soprattutto dopo aver chiesto al prefetto di Roma lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.

7. Pecoraro, nuovi attacchi del Pd romano all'orizzonte

Infine una postilla proprio sul prefetto, Carlo Pecoraro, è doverosa. Già da prima che scoppiasse la bufera per l'inchiesta della procura capitolina, alcuni esponenti del Pd romano avevano chiesto a Marino di farsi portavoce col governo, per chiederne la rimozione dopo la vicenda delle trascrizioni dei matrimoni omosessuali e la gestione dei centri di accoglienza, oltre ovviamente alle manganellate agli operai dell'Ast di Terni.
L'INCHIESTA CONGELA TUTTO. Richiesta che si è fermata ora per il caos sul Mondo di mezzo, ma che in un futuro non troppo lontano potrebbe essere ripresentata, anche con maggior vigore.
Insomma, a Roma la vita è davvero dura per chi fa politica ultimamente. Altro che Grande bellezza.

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