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ANALISI
17 Maggio Mag 2016 0800 17 maggio 2016

Omofobia, una piaga spiegata in quattro mappe

Il nostro Paese è il meno gay friendly d'Europa. Colpa anche di politici e social. Mentre in 10 Stati nel mondo è prevista la pena di morte. E in altri 65 il carcere.

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Il 17 maggio è la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia.
L'evento, ideato dall'attivista francese Louis-Georges Tin nel 2004, viene celebrato in questo giorno in memoria della decisione dell'Organizzazione mondiale della sanità, che ha rimosso l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali il 17 maggio del 1990.
L'obiettivo è quello di promuovere la lotta alle manifestazioni di omofobia che colpiscono ancora oggi la comunità Lgbti.

Nell'Italia delle unioni civili l'omofobia è ancora dominante

Nel 2013 un'indagine dell'agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) fece una foto impietosa dell'Italia.
Secondo il sondaggio il nostro Paese è arrivato ultimo nelle graduatorie riguardanti discriminazione.
Per il 79% degli intervistati in Italia sono diffuse espressioni di odio e avversione contro la comunità Lgbt.
A SCUOLA IL 75% DICE NO AL COMING OUT. In particolare il 91% di quelli che hanno risposto al sondaggio hanno detto che in Italia la discriminazione contro i gay è molto o abbastanza diffusa.
Non stupisce quindi che solo il 18% degli intervistati italiani abbia detto di essere aperto con tutti nel dichiarare il proprio orientamento sessuale a lavoro.
Percentuale che precipita al 3% se si considera l'ambito scolastico.
Per contro il 36% ha detto di nascondere il proprio orientamento a lavoro mentre il 75% lo tiene nascosto a scuola.
IL LINGUAGGIO DEI POLITICI NEL MIRINO. Ne escono male anche i politici. Per gli intervistati il 91% della classe politica usa un linguaggio offensivo nei confronti di gay e lesbiche.
Una percentuale di non poco conto se si considera che la media europea è della metà (44%). A livello continentale l'Italia fa meglio solo della Lituania (92%).
Stando a una ricerca di Vox (osservatorio italiano sui diritti) realizzata nel 2015 anche sui social è diffuso un linguaggio omofobo.
Su 1 milione e 800 mila tweet esaminati 110 mila avevano contenuti omofobi e in particolare riportavano parole come «frocio», «checca» e «pervertito».
Quelli geolocalizzati hanno permesso di rilevare che la regione con il maggior numero di cinguettii omofobi è la Lombardia, seguita da Campania e Lombardia.

Stando ai dati raccolti da Arcigay nello scorso anno ci sono stati 77 episodi di omofobia come aggressioni, omicidi e intimidazioni.
In totale le vittime sono state 96, 36 sono state aggredite mentre erano da sole, 28 in coppia.
ROMA LA CITTÀ PIÙ PERICOLOSA. Il maggior numero di aggressioni è stato registrato nelle grandi città con la maglia nera che spetta alla capitale, con 10 episodi omofobi tra pestaggi e intimidazioni. Alle sue spalle Napoli, con otto episodi e Milano con quattro.
In generale il 50% delle aggressioni si è verificato nelle regioni settentrionali.
Sempre secondo i dati Arcigay, si scopre che rispetto agli anni precedenti emergono fenomeni di discriminazione (come i licenziamenti), forse anche per una maggior propensione a denunciare.
AUMENTANO GLI OMICIDI. Tra il 2013 e 2014 erano stati registrati 'solo' due casi di omicidio legati all'orientamento sessuale, mentre su questo fronte il 2015 si dimostra un anno difficile, con quattro vittime accertate.
Migliorano le cose sul fronte dei suicidi. Nel 2013 se ne registrarono 13, scesi poi a cinque l'anno successivo e a due nell'anno appena trascorso.

La discriminazione della comunità Lgbti in Europa

A confermare che l'Italia è ancora indietro arriva anche il Rainbow Europe 2015, l'indice realizzato dalla divisione europea dell'Ilga, l'international Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association.
Nell'indice, il nostro Paese non riesce a raggiungere il valore del 20% in una scala dove zero rappresenta forti violazioni dei diritti umani e 100 la piena equità.
L'EX JUGOSLAVIA FA MEGLIO DI NOI. L'Italia con il suo 19,75% si ferma al 35esimo posto su 49.
Prima di noi si sono piazzati diversi paesi dell'ex Jugoslavia come Bosnia, Serbia e Montenegro, e gran parte del Nord Europa.
In testa Malta con un indice del 87,75%. Alle sue spalle Belgio (81,85%) e Gran Bretagna (81,44%). Fanalini di coda l'Azerbaigian (4,85%), la Russia (6,55%) e l'Armenia (7,20%).

10 PAESI NEL MONDO PREVEDONO LA PENA DI MORTE. Nel mondo, ci sono ancora 10 Paesi che prevedono la pena di morte per omosessualità. In altri 65, invece, si può finire in carcere.
In generale la maggior parte degli Stati che hanno norme ostili si trovano tra Africa e Medioriente.
Nel continente africano ci sono 31 Paesi che discriminano gay, lesbiche e transessuali per legge.
In altri ordinamenti, come quelli di Zambia e Malesia, è previsto il carcere a vita, mentre in altri casi, come in Angola, Kenya e Marocco è prevista la reclusione fino a 14 anni.

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