Concorsone 2016 160728152842

Scuola, tutte le falle del concorso per cattedre

Commissari in fuga. Boom di bocciati. Errori di valutazione. Disguidi tecnici. Doveva abbattere il precariato. Ma si è rivelato un fallimento. Ecco perché.

  • ...
Il concorsone 2016.

Doveva abbattere il precariato nelle scuole e si è trasformato, mese dopo mese, in un circo.
Tra ammutinamenti dei commissari, problemi tecnici, ritardi, numeri che non tornano e persino codici andati perduti, il concorso per cattedre è diventato il vero tormentone di questa estate 2016.
Almeno per i docenti già abilitati che ambiscono a un posto.
In principio, i candidati erano 165.578: circa 97 mila in corsa per primaria e infanzia, a fronte di 63.712 cattedre disponibili.
L'ESERCITO DEI BOCCIATI. A passare alla prova orale, però, saranno molti di meno.
Dagli uffici scolastici regionali arrivano percentuali non proprio rassicuranti.
«In media si registrano da un 40 a un 50% di bocciati», conferma a Lettera43.it Antonio Antonazzo, responsabile precari della Gilda.
Uno dei record negativi, riporta La tecnica della Scuola, si registra in Lombardia. Per le 177 cattedre di inglese in 'palio' si sono presentati in 691. Ma all'orale sono stati ammessi solo in 63. «Anomalia» che ha scatenato le proteste dei candidati. I 114 posti non assegnati, così, saranno coperti da supplenti.
PARADOSSO DI STATO. A Milano lo scritto per le elementari è stato superato solo dal 13% dei candidati.
Si tratta di un paradosso, denuncia Antonazzo. «Tutti i candidati, anche i bocciati, vengono da un percorso abilitante certificato dal ministero. Quindi delle due l'una: o il concorso non vale nulla oppure lo Stato non sa formare i propri docenti».
Il sospetto, forse qualcosa di più, è che la correzione sia stata superficiale e frettolosa, per usare un eufemismo, per rispettare la tempistica dettata dal Miur che aveva già posticipato la pubblicazione delle graduatorie dal 31 agosto al 15 settembre.
LA RIVOLTA PIEMONTESE. Deve essere andata così in Piemonte: «Molti candidati insegnanti di sostegno», racconta Antonazzo, «non avendo superato lo scritto hanno richiesto l'accesso agli atti. Il risultato? Molti compiti erano positivi. C'era stata una confusione nell'assegnazione del codice allo scritto».
Si è così compilato un nuovo elenco.
In Sicilia, addirittura, sarebbero andati persi i codici di riconoscimento e i docenti sono stati chiamati per 'il riconoscimento' dei loro lavori.
Qualcuno poi dovrà spiegare anche lo spread tra i promossi nella classe A054 - e cioè storia dell'arte - tra Lombardia, Lazio e Campania. Su 300 candidati in ogni regione, gli ammessi sono stati rispettivamente: 6%, 45% e 54%.

I commissari ammutinati

Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini.

L'uso del pc certamente non ha aiutato, spiega il sindacalista.
La casistica è variopinta: si va dai computer che 'saltavano' in fase di salvataggio alle chiavette Usb mal funzionanti, fino alle connessioni a singhiozzo.
Per questo le due ore concesse alla fine per molti non sono state sufficienti, nonostante le prove non fossero particolarmente difficili.
Antonazzo prevede anche per questo una «pioggia di ricorsi», oltre a quelli già presentati.
E poi c'è il fattore umano: le commissioni, o meglio, i commissari.
50 CENTESIMI ALL'ORA. Un po' ovunque si è assistito a un fuggi fuggi.
Gli ultimi casi eclatanti si sono consumati in Toscana, dove un'intera commissione di scienze alimentari ha dato forfait, e in Veneto, dove una commissione per la primaria è stata cambiata sette volte.
I decreti di modifica sono fioccati un po' ovunque, soprattutto al Centro Nord.
Su un totale di 450, 101 riguardano la Lombardia, 56 in Veneto, 49 in Toscana, 39 in Emilia-Romagna e 31 in Piemonte.
La causa? «Per una mole di lavoro enorme, la paga è minima». Un euro all'ora, che diventano anche 0,50 centesimi a seconda della carica: presidente o semplice commissario.
«Comprensibilmente», aggiunge Antonazzo, «molti dopo aver visto la mole di lavoro si sono rifiutati». Va poi detto che la cifra non è esattamente un incentivo alla produzione.
GIANNINI CORRE AI RIPARI. Per questo il ministro Stefania Giannini è corsa ai ripari.
A fine mese, infatti, dovrebbe arrivare il decreto attuativo che raddoppia le paghe, mentre il 14 luglio con l'ordinanza 571 ha riaperto i termini per poter presentare le candidature. Aprendole anche a non meglio specificati «esperti di comprovata esperienza».
Il ministero, si legge nel documento, «rende nota l'urgenza di reperire dei commissari giudicanti, per non compromettere il corretto e regolare svolgimento dei concorsi [...]. A tal proposito il ministro Stefania Giannini, ordina ai dirigenti scolastici regionali, in caso di mancanza di aspiranti, di nominare i presidenti e i componenti, fermi restando i requisiti e le cause di incompatibilità previsti dal decreto e dalla normativa vigente. Qualora non sia possibile reperire componenti aggregati, il dirigente dell'Ufficio scolastico regionale competente può ricorrere con proprio decreto motivato alla nomina di componenti aggregati assicurando la partecipazione alle commissioni giudicatrici di esperti di comprovata competenza nel settore».
PROF BOCCIATA, CHIAMATA IN COMNMISSIONE. Nella ricerca spasmodica del commissario last minute, però, il rischio di cortocircuito è elevato.
Accade così, come racconta Orizzonte Scuola, che una docente abilitata, con alle spalle vari anni di precariato e con il curriculum costellato di certificazioni pur non avendo trovato il suo nome nella lista dei promossi alla prova scritta, sia stata chiamata a fare parte della commissione giudicatrice. Insomma: oltre al danno la beffa.
UN SUCCESSO A METÀ. Alla fine della fiera, comunque vada sarà venduto come successo. Sebbene parziale.
Le cattedre saranno assegnate e i precari diminuiranno. Ma, soprattutto con l'esercito di bocciati, il numero degli aventi diritto rimarrà comunque inferiore ai posti disponibili.
E così anche il prossimo anno si andrà avanti a supplenze, allarga le braccia Antonazzo. Anche se solo a settembre sarà possibile stendere un bilancio definitivo.
La verità, conclude amaro il sindacalista, è che «non basta la bacchetta magica» per risolvere il problema scuola. «Non ci si può bruciare tutto con un esame, ma non si può nemmeno essere bloccati per tre anni» tra abilitazione, tirocinio e concorso.
A questo punto non resta che augurare ai promossi e ai bocciati, condannati per altri anni al precariato, una buona estate. Visto che la Buona scuola per molti non è nemmeno cominciata.

Twitter @franzic76

29 Luglio Lug 2016 1500 29 luglio 2016
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso