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27 Gennaio Gen 2018 1507 27 gennaio 2018

Pa, effetto stretta sui "furbetti del cartellino": 45 licenziati dal 2016

Primi dati sugli espulsi dopo l'introduzione del decreto Madia. Chi andava in piscina e chi al mercato invece che recarsi al lavoro. Pubblicando le foto su Facebook. A scovarli trasmissioni tv come Striscia la notizia ma anche i controlli dei dirigenti.

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Quasi 50 'furbetti del cartellino' sono stati espulsi da quando è entrato in vigore il decreto Madia, ovvero dal luglio del 2016. Dai dati raccolti dal ministero della Pubblica amministrazione, sulla base delle nuove regole 45 sono stati i licenziamenti e due sono i procedimenti in standby, aspettando la sentenza penale.
IN PISCINA O AL MERCATO INVECE CHE AL LAVORO. C'è chi aveva 'beggiato' in ingresso ma è stato immortalato, piuttosto che in ufficio, in piscina o a fare spesa in un mercato rionale. Da Nord a Sud i casi dei 'furbetti del cartellino', ovvero di dipendenti pubblici che truffano sulla presenza in servizio, sembrano variare a seconda degli hobby. I procedimenti raccolti dal ministero della P.a tracciano il primo resoconto sugli effetti del decreto Madia: una mappa senza confini. Ecco che è scattato il licenziamento senza preavviso per il dipendente dell'Asl di Piacenza 'beccato' dalla sua coordinatrice, che lo ha seguito fino all'impianto sportivo, a nuotare invece che a lavorare. Al Comune di Assisi c'era invece chi con regolarità, con un vero e proprio 'modus operandi', abbandonava l'ufficio il lunedì e il mercoledì per andare a casa o in palestra.
«BECCATI» GRAZIE A FACEBOOK O STRISCIA LA NOTIZIA. All'Istituto beni culturali dell'Emilia Romagna a sollevare la problematica è stata la trasmissione 'Striscia la notizia', a riprova dell'attenzione mediatica sul fenomeno. Riflettori che però non sentiva addosso un dipendente dell'Agenzia pugliese per le attività irrigue forestali, tanto da andare al mercato con l'auto di servizio e rendere nota la circostanza in tutta tranquillità, pubblicando istantanee su Facebook. La truffa può emergere per vie diverse, talvolta è il dirigente a scovare il 'furbetto', è stato così alla Regione Toscana, altre volte a cogliere nel segno sono i controlli a campione della Guardia di finanza (in collegamento con l'Ispettorato), come nel caso di una Asl dei castelli romani, di Albano laziale. In tutte queste situazioni è scattata la pena massima, ovvero il licenziamento in tronco.

FURBETTI MESSI ALLA PORTA IN 48 ORE. I numeri rappresentano i primi risultati del provvedimento, figlio della riforma della P.a, che ha previsto un iter speciale per gli assenteisti che vengono colti in flagranza a strisciare il badge per poi prontamente allontanarsi dall'ufficio. La stretta imposta dal decreto Madia, prevede che il 'furbetto' venga messo alla porta entro 48 ore, per chiudere l'azione disciplinare in, come limite di tempo standard, 30 giorni.

PUNIBILE IL DIRIGENTE CHE NON DENUNCIA. Il dirigente che si gira dall'altra parte potrà essere punito, a sua volta. Chi 'truffa' paga con il licenziamento, che a questo punto è diventato 'lampo' (prima si potevano impiegare fino a 120 giorni). Tuttavia l'amministrazione che infligge la pena ha un certo margine di autonomia. Per cui, sempre rifacendosi ai principi stabiliti dal diritto e dalla giurisprudenza (come gradualità, ragionevolezza e proporzionalità), si può anche convertire la sanzione in una sospensione con privazione della retribuzione, da pochi giorni fino a un massimo di sei mesi. Questo se il caso può in un certo senso classificarsi come un incidente, risultando isolato, di piccola entità, privo di ripercussione sul servizio. I dati pervenuti al ministero, arrivati sia dall'Ispettorato della funzione pubblica che dal Formez, ricostruiscono un anno e mezzo di operatività del decreto. Ma solo dalla scorsa estate è stato introdotto l'obbligo per le amministrazioni di comunicare, via web, la conclusione e l'esito dei procedimenti entro 20 giorni dalla loro adozione. Novità che permette di affinare il monitoraggio. C'è poi da considerare che il giro di vite non si può far valere sulle vicende ante decreto. E molte delle 'retate' balzate agli onori delle cronache recentemente sono invece proprio frutto di indagini avviate prima.

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