Inchiesta Napoli, De Luca jr si dimette
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Aggiornato il 18 febbraio 2018 17 Febbraio Feb 2018 1638 17 febbraio 2018

Gli sviluppi dell'inchiesta sui rifiuti a Napoli

Fanpage pubblica la seconda puntata dell'indagine sullo smaltimento illecito e la presunta corruzione politica. Il figlio di De Luca si dimette da assessore al Bilancio del Comune di Salerno. Renzi: «La magistratura sta lavorando, i politici tacciano». Di Maio lo attacca: «Sei come Erdogan». 

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Il giornale online Fanpage ha pubblicato la seconda puntata dell'inchiesta Bloody Money sullo smaltimento illecito di rifiuti. Nel video l'ex camorrista pentito, Nunzio Perrella, che fa da "agente provocatore" fingendosi imprenditore del settore rifiuti interessato a un appalto per lo smaltimento delle ecoballe, incontra il commericialista Francesaco Colletta, amico di Roberto De Luca, assessore al Bilancio del comune di Salerno e filgio del governatore campano Vincenzo De Luca. Perrella quantifica quella che dovrebbe essere una presunta tangente: «Comunque dentro a questo 11-12 per cento è comprensivo pure Roberto, è così?».

DE LUCA JR SI DIMETTE. «Dieci, quindici non undici», risponde il commericalista e Perrella: «È comprensivo pure Roberto?». Colletta: «Sì massimo il 15». Questo il punto chiave della conversazione registrata di nascosto dal quotidiano online e finita al centro dell'indagine avviata dalla procura di Napoli che vede indagati anche De Luca junior e il candidato di Fratelli d'Italia alla Camera, Luciano Passariello, con l'ipotesi di corruzione per la presunta promessa di denaro formulata dal finto imprenditore. In seguito alle polemiche, De Luca jr si è dimesso da assessore al Bilancio del Comune di Salerno. Lo ha annunciato lui stesso, prendendo a sorpresa la parola durante un convegno nella sua città. Il video di Fanpage (qui la prima puntata ) documenta tre incontri, con Perrella nel ruolo di finto imprenditore di una multinazionale, che registra tutto con una telecamera nascosta. Cerca un contatto con Roberto De Luca e lo ottiene grazie a Francesco Igor Colletta, commercialista amico e collega di De Luca. Il colloquio risale al 3 febbraio scorso.

Il 7 febbraio a Salerno Perrella incontra Colletta e De Luca jr. Roberto chiede «di che parliamo?» e Colletta spiega che l'imprenditore si occupa di ecoballe. «Non bruciamo, selezioniamo tutto il rifiuto» dice Perrella spiegando che porta i rifiuti via mare in Perù. Roberto si informa: «quanto smaltite a tonnellata?». Perrella: «Se possiamo avere indicazione come inoltrare e quali saranno i prezzi che possiamo fare...e da lì partiamo con il nostro gioco».

L'AZIENDA NON ERA ACCREDITATA. Colletta a questo punto interviene affermando che l'azienda «ha le credenziali, ma deve essere accreditata». «Dobbiamo accreditarla, ragioniamo sul da farsi». La conversazione prosegue sui presunti requisiti tecnici. Durante il colloquio Perrella domanda all'assessore: «Tu non sei nel campo dei rifiuti?». Alla risposta negativa, dice: «E ci devi andare perchè è una grossa... Robè». Infine De Luca: «Faccio un po' mente locale, magari vi faccio chiamare dal tecnico in modo da iniziare ad essere più operativi». Perrella: «Allora, Roberto, questo signore qua ha carta bianca da te».

IL TENTATIVO DI CORRUZIONE. Il terzo colloquio avviene tra Colletta e Perrella ad Angri l'8 febbraio. È sul contenuto di questa conversazione che si regge l'ipotesi accusatoria di corruzione, perché vi sarebbero chiari riferimenti a percentuali da incassare sull'affare. Perrella: «Comunque dentro questo 11-12 è comprensivo pure Roberto, è così?». Colletta: «10-15, non 11». Perrella: «È comprensivo pure Roberto, non ci saranno novità?». Colletta: «Sì, massimo il 15». Perrella insiste: «15, comprensivo, mi ripeti un'altra volta, del signor Roberto, è così?». Colletta: «È così».

Sulla vicenda dei rifiuti campani si è accesa la polemica poilitica. Luigi di Maio, leader del Movimento 5 stelle, durante un incotro aveva chiesto le dimissioni dell'assessore De Luca e del consigliere regionale campano candidato con il centrodestra «coinvolto nell'inchiesta di Fanpage sugli appalti dei rifiuti». La nostra intenzione, ha detto di Maio a Genova, «è di inasprire la Legge Severino e fare in modo che politici che si macchiano di questo genere di comportamenti non entrino mai più nelle istituzioni».

DI MAIO: DE LUCA SI DIMETTA. Il candidato premier del M5s ha detto anche che «quando votate questa gente, il Pd e Forza Italia, non solo fate male alla democrazia, ma fate del male a voi stessi, alla vostra salute. Stiamo parlando di politici che prendono tangenti per dare appalti sulla gestione dei rifiuti tossici o nocivi, affidandoli ad aziende che li interrano, non li smaltiscono in modo lecito. Di quei camion ne pagheranno le conseguenze i nostri figli».

SIANI: EVITIAMO PROCESSI SOMMARI. Da Napoli, dove è impegnato nella campaga elettorale, il candidato del Pd Paolo Siani ha spiegato di non aver ancora avuto modo di vedere il video in cui parla di De Luca Junior ma ha invitato a non fare processi sommari: «Non ho visto il video perché sono in giro da stamattina per la campagna elettorale, devo vedere e capire. Bisogna rendersi conto tra persone ragionevoli. Non si può emettere un giudizio su una cosa che non si è vista. Mi imbarazza che se ne parli senza sapere ancora cosa è successo».

DE LUCA: NON CI FAREMO RICATTARE. Nella tarda serata di sabato, anche il governatore Vincenzo De Luca è intervenuto sull'inchiesta che coinvolge il figlio: «Siamo impegnati in un lavoro gigantesco. Quando fai queste riforme, i contraccolpi ci sono. Ma andremo avanti a carro armato. Mettiamo in conto resistenze, sabotaggi, persino operazioni, nelle ultime ore addirittura di uso di camorristi per ricattarci. Non perdete tempo. I miei concittadini di Salerno mi conoscono. Non perdete tempo. Se pensate di ricattarci non perdete tempo. Andremo avanti senza derogare di una virgola agli obiettivi che ci siamo dati», ha dichiarato.

RENZI: AVETE IL DIRITTO DI PUBBLICARE MA RESTO GARANTISTA. E sabato sera, proprio dalla redazione di Fanpage con cui aveva in programma da tempo un'intervista, anche Matteo Renzi ha detto la sua sulla vicenda: «Io sono garantista, penso che un avviso di garanzia non sia una sentenza, penso voi abbiate il diritto e il dovere di mostrare le vostre carte e la vostra innocenza e di provarla come pure faranno gli altri indagati ma non potete chiedere a me finché c'è la Magistratura in campo, di mettere la mia parola o il naso in questa dinamica: finché c'è la Magistratura i politici è meglio che tacciano». Il segretario del Pd ha poi aggiunto: «Su questa vicenda c'è un'indagine di Fanpage.it ed è un'indagine giornalistica. Ma c'è anche un'indagine della Magistratura che non riguarda soltanto alcuni politici che hanno ricevuto un avviso di garanzia ma riguarda anche voi di Fanpage.it».

A queste parole ha risposto con un Tweet Luigi Di Maio paragonando Renzi a Erdogan , il presidente turco: «Renzi come Erdogan. Giornalisti di Fanpage finiscono sotto inchiesta per aver scoperto la corruzione del suo partito e lui dice che dovranno dimostrare la propria innocenza. Vergogna! Massima solidarietà ai giornalisti»

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