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5 Marzo Mar 2018 1937 05 marzo 2018

Elezioni 2018, chi aveva previsto questo risultato

Dal 2015 Bisignani dice che Lega e M5s hanno diversi punti in comune. Cacciari sostiene che il Pd non è un partito. E quest'estate la politologa Urbinati aveva avvertito l'ondata populista. Ecco quelli che se l'aspettavano.

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Mentre le forze politiche finiscono di contare i seggi guadagnati (o perduti) in parlamento in funzione di possibili alleanze di governo, sono in pochi che possono dire di aver previsto lo scenario che si profila, uno scenario in cui la sinistra collassa e le cosiddette forze anti-sistema hanno superato le più ottimistiche previsioni. Tanto che, se volessero trovare un accordo, avrebbero la maggioranza in parlamento.

BISIGNANI LO DICE DAL 2015. C'è Luigi Bisignani, il cosiddetto «manager del potere nascosto», che scrive al direttore de Il Tempo come questo sia «stato l’unico quotidiano ad ipotizzare una alleanza tra M5S e Lega nel 2015» nonostante, come spiega a Lettera43 , doveva essere «una analisi logica per chiunque avesse odorato l’umore degli italiani e anche i punti di convergenza dall’anti casta all’immigrazione, fino a un rapporto più maschio con Bruxelles». E poi c'è Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet Asset Management Italia, che alla vigilia del voto aveva ipotizzato «la creazione di un asse anti-europeista con i Cinquestelle che trovano l’accordo di governo a destra con Lega e Fratelli d’Italia». Per aggiungere che sarebbe «l’esito più pericoloso, che potrebbe portare lo spread sopra quota 200». Ma molto più in là non si spinge.

Renzi e i suoi oppositori hanno dato vita a una vera e propria guerra di palazzo e sono ugualmente colpevoli nell'aver scelto i temi e i tempi sbagliati

Massimo Cacciari, filosofo

L'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, invece, sottolinea che la loro vittoria esula dalle colpe (che non ha mai taciuto) del Pd anche se quest'ultimo, come sostiene da anni, è un progetto politico che non ha mai avuto le caratteristiche di un partito proprio perché esposto a troppe correnti interne. E questa fine «giusta e meritata» non farebbe altro che dimostrare quello che il filosofo veneziano va dicendo da anni. «Era chiaro che stavano sbagliando tutti al suo interno, Renzi e i suoi oppositori hanno dato vita a una vera e propria guerra di palazzo e sono ugualmente colpevoli nell'aver scelto i temi e i tempi sbagliati».

NON SONO FORZE ANTI-SISTEMA. Cacciari si rifiuta di chiamare Lega e Cinquestelle «forze anti-sistema». Fa notare che «la Lega ormai è il più vecchio partito italiano» e i pentastellati con Di Maio hanno evidentemente avuto «una svolta governista». E spiega che «siamo in una fase storica in cui le forze che derivavano da certe tradizioni politiche si sono veramente esaurite certo, ma anche per Lega e Cinquestelle è finito il tempo delle barzellette che hanno raccontato in campagna elettorale». «Qualunque governo ci riservi il futuro», conclude, «dovrà prendere atto di essere alle dipendenze di un governo europeo. Altrimenti si scatenerebbe una tale bufera finanziaria che lo manderebbe a casa nel giro di una settimana». Una lettura che ritroviamo anche nelle parole della Nadia Urbinati, politologa e docente di Scienze politiche alla Columbia University. «Là dove non c’è più il partito di classe, arriva quello populista», aveva avvisato lo scorso agosto. «Il populismo è una risposta collettiva, pubblica e in un certo senso anche pubblicitaria, ai partito-cartello che vivono solo di leaderismo verticale». Ma, aggiunge oggi, «non è il caso di facili allarmismi. Le nostre democrazie stanno cambiando e i partiti del dopoguerra non funzionano più, prova ne è che nessuna delle forze in campo disconosce il sistema di regole che regolano le nostre istituzioni». E i vincoli comunitari, sono un'ulteriore garanzia.

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