Carceri: in Italia sono sovraffollate
Attualità
2 Maggio Mag 2018 1311 02 maggio 2018

Lo sciopero degli avvocati per la riforma penitenziaria

Lo stop di 48 ore per chiedere l'approvazione. I radicali al governo: tempo scaduto, avanti anche senza l'ok del Parlamento. Tra chi spinge per il via libera anche l'ex ministro Flick, nome gradito ai grillini.

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Il 2 e 3 maggio scioperano gli avvocati penalisti: chiedono al governo e al parlamento l'approvazione della riforma penitenziaria che il centrosinistra non ha voluto e saputo approvare alla fine della scorsa legislatura e che adesso rischia di essere sommersa un po' dall'ondata populista e un po' dall'oggettivo impasse post-elettorale. Sempre che il ministro Andrea Orlando non riesca a spingere il governo verso un blitz, chiedendo l'approvazione definitiva senza aspettare l'ultimo parere del parlamento. Mossa costituzionalmente legittima, ma politicamente molto difficile.

CARCERI A TAPPO. Ma andiamo con ordine: a marzo del 2018 l'affollamento delle carceri italiane ha toccato un nuovo picco, a 58.223 presenti contro una capienza teorica di 50.613, dati del ministero dell'Interno. La capacità reale del sistema, secondo i radicali, è di circa 45 mila posti a causa dell'inagibilità o dei lavori in corso di alcune strutture. Siamo ancora lontani dai numeri che costarono all'Italia una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo nel 2013, con la sentenza Torreggiani. E, tuttavia, la situazione è critica perché con le regole attuali la popolazione carceraria è strutturalmente destinata a crescere.

LO STOP IN PARLAMENTO. Una soluzione sarebbe approvare definitivamente i decreti attuativi della riforma penitenziaria voluta dal ministro della Giustizia Andrea Orlando che, però, il governo di centrosinistra non è stato capace di portare in porto prima della fine della legislatura. L'approvazione dei decreti attuativi, sciolto il vecchio parlamento, dovrebbe essere fatta dalle Commissione speciali in attesa della formazione delle commissioni competenti. Quella della Camera, però, ha già escluso di farlo, nonostante un appello in tal senso dello stesso presidente, Roberto Fico.

«A questo punto», spiega a Lettera43.it Rita Bernardini, l'attivista radicale che più si è battuta per l'approvazione della riforma, «credo che il governo dovrebbe approvare la riforma senza aspettare il parere del parlamento». Può farlo? Secondo il costituzionalista Nicola Lupo sì: il governo ha l'obbligo di trasmettere i decreti attuativi al parlamento ma, chiusi i tempi entro cui è dovuta una risposta, può procedere comunque. Dello stesso parere è il ministro Andrea Orlando, che ha fatto balenare l'idea di una approvazione lo scorso 26 aprile, parlando a Palermo.

SALVINI ALL'ATTACCO. Il freno, però, è tutto politico. Intanto c'è da dire che il governo Gentiloni ha preferito non approvare la riforma prima delle elezioni, «forse per non perdere voti. Hanno perso comunque e non hanno approvato una legge che è una legge di civiltà», sostiene Rita Bernardini. Lo scorso 16 marzo, quando a urne chiuse il governo Gentiloni aveva approvato i decreti adesso bloccati, il segretario della Lega Matteo Salvini aveva attaccato: «Vergogna, un governo bocciato dagli italiani approva l’ennesimo "salva-ladri". Appena al governo cancelleremo questa follia nel nome della certezza della pena: chi sbaglia paga».

FICO SPINGE A SINISTRA. Se è evidente che la riforma penitenziaria sarebbe stata la prima vittima di un governo giallo-verde, l'attuale impasse ha reso la situazione più fluida: non è un caso che a spingere per l'esame in tempi stretti sia stato Fico che, su questo argomento, avrebbe potuto aggregare una maggioranza Pd-5 Stelle. Adesso però, chiuso anche quel forno, la situazione si è fatta nuovamente difficile: essendo un provvedimento politicamente indigeribile per il centrodestra, se l'attuale governo lo appprovasse sarebbe un colpo a qualsiasi ipotesi di governo del presidente o larghissime intese verso nuove elezioni. D'altra parte, un'approvazione sarebbe per Salvini un'ottima arma di propaganda a suo favore, in nome di un'emergenza delinquenza che in Italia non c'è, ma che comunque fa prendere voti.

In questo stallo politico, un'approvazione sembra non semplice. E, tuttavia, un largo fronte chiede di andare avanti: i radicali e l'associazione Antigone davanti a tutti, ovviamente, ma adesso anche gli avvocati. Il 3 maggio è in programma a Roma la manifestazione nazionale organizzata dall'Ucpi e dalla Camera Penale di Roma e patrocinata dal Consiglio nazionale forense «per ripristinare la legalità nelle carceri».

LA LETTERA DI FLICK: AVANTI. Sono attesi il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, l'accademico Giovanni Fiandaca, il garante dei detenuti Mauro Palma, il presidente del Cnf Andrea Mascherin, Rita Bernardini del Partito radicale, il presidente della Camera penale di Roma Cesare Placanica, il presidente di Antigone Patrizio Gonnella e il direttore de Il Dubbio Piero Sansonetti. Tra i sostenitori di un appello a favore della riforma promosso da associazione Antigone e Magistratura democratica compare, tra gli altri, anche il costituzionali Valerio Onida e anche Gian Maria Flick si è espresso a favore. Un nome, quest'ultimo, tutt'altro che sgradito al Movimento 5 stelle.

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