Siria: esercito turco entrato a Idlib
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5 Maggio Mag 2018 1601 05 maggio 2018

Siria, raid aerei su Idlib: il rischio di una nuova offensiva

I bombardamenti hanno fatto almeno 6 vittime. L'opposizione accusa la Russia, ma non ci sono conferme sulla paternità degli attacchi. Gli insorti temono una incursione di terra come quella di due settimane fa alla periferia di Damasco. 

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Nella notte tra il 4 e il 5 maggio, un raid aereo nella provincia di Idlib, nel nord ovest della Siria, ha ucciso almeno 6 persone e ferito altre 12 ferite, secondo quanto hanno raccontato i Caschi Bianchi, il servizio di difesa civile che lavora fuori dalla zone controllate dal regime per soccorrere le vittime dei bombardamenti. Non è chiaro chi avrebbe compiuto l'attacco: secondo fonti dell'opposizione il raid sarebbe stato effettuato da jet russi decollati dalla base di Hmeimim nella provincia di Latakia, ma si tratta di una informazione che non è possibile verificare da fonti indipendenti.

IL PRECEDENTE DI KHAN SHEIKHUN. I bombardamenti hanno colpito i villaggi di El Nukayyer e Oreynibe, vicino alla cittadina di Khan Sheikhun, teatro nell'aprile del 2017 di un attacco chimico che causò la morte di oltre 70 persone. L'Onu ha certifciato in seguito che quel bombardamento con il gas sarin fu responsabilità delle forze governative siriane, gli Stati Uniti reagirono bombardando con i Tomahawk la base di Al-Shayrat da dove erano partiti gli aerei siriani carichi di armi chimiche.

VERSO UNA NUOVA OFFENSIVA A IDLIB? La provincia di Idlib è una zona strategica nell'orrore della guerra civile siriana. Controllata da un mix di forze ribelli e qaediste, secondo diversi osservatori potrebbe essere l'obiettivo della prossima offensiva di terra delle forze governative dopo la riconquista di diverse aree intorno a Damasco, compresa la Ghuta orientale.

FINITO IL LAVORO DELL'OPAC A DUMA. Il 4 maggio, la Russia ha comunicato che gli esperti dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) hanno terminato la loro missione di accertamento a Duma sul presunto attacco chimico da parte di Damasco il 7 aprile scorso. Anche quell'attacco aveva suscitato la reazione americana, con un raid da parte dell'aviazione statunitense, durato meno di un'ora, che ha colpito tre obiettivi sensibli per la produzione di armi chimiche, facendo salire la tensione tra Washington e gli alleati di Assad, Iran e Russia.

Secondo Mosca agli ispettori dell'Opac è stato concesso ampio accesso e senza impedimenti in tutte le aree colpite dall'attaco chimico, edifici e ambienti «che avevano programmato di ispezionare» e «hanno avuto tempo sufficiente per completare la loro missione».

LE ISPEZIONI DELL'ONU A DUMA. La polizia militare russa ha garantito la loro sicurezza. Mentre si trovavano nella Ghuta orientale, gli esperti dell'Opac hanno visitato «due appartamenti in cui presumibilmente venivano usati agenti tossici e prelevato dei campioni, un laboratorio e un deposito di agenti chimici gestiti da terroristi», ha detto il portavoce del ministero della Difesa russo Igor Konashenkov. «Gli ispettori hanno anche visitato un ospedale di Duma dove hanno parlato con i residenti locali e coloro che hanno preso parte al falso video prodotto dai Caschi Bianchi».

IL VETO RUSSO SULLE INDAGINI ONU SULLE ARMI CHIMICHE. In realtà l'ingresso degli ispettori a Duma era stato molto ostacolato dalla Russia, come la stessa Opac aveva raccontato una volta arrivata in Siria. Ci sono voluti diversi giorni prima che i militari russi, iraniani e siriani lasciassero entrare gli ispettori Onu nella zona della Duma interessata dai bombardamenti con armi chimiche.
In passato la Russia ha disconosciuto i risultati a cui sono arrivate le indagini Oapc sull'uso di armi chimiche in Siria anche da parte del regime, e nell'ottobre del 2017 ha bloccato con un veto al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la bozza che avrebbe autorizzato l'Opac a proseguire per ancora un anno le indagini sull'uso di armi chimiche in Siria, annullando di fatto il lavoro dell'organizzazione. Ora si apsetta il report degli ispettori sulle indagini fatte a Duma.

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