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LA MODA CHE CAMBIA
20 Maggio Mag 2018 0900 20 maggio 2018

Grazie a Meghan Markle per la sua “marcia eroica” in chiesa

Entrare da sola nella st. George Chapel del castello di Windsor non è stato solo un atto coraggioso, ma una scelta dal profondo significato sociale e politico che rinnova l'istituzione reale.

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Sì. Sì e ancora sì. Quanta energia, grazie infinite. Meghan Markle che entra da sola nella st. George Chapel del castello di Windsor anticipata dalla “Marche héroique” di Alfred Herbert Brewer è la presa di distanza perfetta dalla sua insostenibile famiglia di origine e anche il segnale che le istituzioni, per sopravvivere, devono adeguarsi. Non cambiare, cambiare mai, ma evolversi per conservare intatta la loro solidità. Darwin e Tomasi di Lampedusa in combinato disposto e in armonia: sopravvivrà il più adatto, solo se saprà adeguarsi quel tanto per non cambiare nulla.

UN SEGNALE AL MONDO. Una donna divorziata, forte e di successo, che entra da sola in chiesa in un contesto altamente simbolico come questo, è un segnale di forza e di indipendenza mandato al mondo femminile: siamo padrone delle nostre esistenze, non un bene in passaggio di proprietà da padre a marito, in special modo se nostro padre è un cialtrone, sciatto e fallito, che ha cercato di lucrare sulla nostra riuscita dopo averci lasciate da sole nell’infanzia. Il gesto di appoggiarsi al braccio del suocero per l’ultimo tratto di navata è il segno che si accetta non solo la famiglia, ma anche l’istituzione in cui si sta per entrare, qualunque dovere questo imporrà. Un capolavoro di segni e di significati in cui nessuna delle due parti cede terreno, ma che accettano di riconoscere la reciproca validità.

Meghan Markle è un gioiello di cui la corona d'Inghilterra deve aver capito il potenziale fin da subito

In quella brutta commedia hollywoodiana che è stata fino a oggi la vita di Meghan Markle, in quel national lampoon senza Chevy Chase ma affollatissimo di parenti brutti, cafoni, arrivisti, intriganti e ignoranti come cucuzze, lei con la sua intelligenza, la sua bellezza speciale e la sua evidente abilità politica è un gioiello di cui la corona di Inghilterra deve aver capito il potenziale fin da subito, e l’abilissima Elisabetta II prima di tutti. A quel che si è letto in questi ultimi mesi sulle intemperanze dei suoi fratellastri e di quel padre sciattonissimo, deve avere avuto un’infanzia tremenda, se l’è cavata alla grande, e dunque onore al merito.

PIÙ FORTE DEGLI OSTACOLI. Noi abbiamo tifato per lei, per ogni ostacolo che le hanno buttato fra le gambe, per ogni sgambetto, per qualunque segno di accanimento del destino che fino all’ultimo non le ha dato tregua: sì, ha girato uno spot un po’ scollacciatino per una rivista maschile qualche anno fa; vogliamo parlare delle feste a cui partecipava la defunta principessa Margaret? Sì, è divorziata. E grazie a quale accidente la regina Elisabetta è seduta sul trono da sessantacinque anni? Un divorzio. Meghan è di etnia mista? Embé? Qualcuno ha dato un’occhiata ai tratti della regina Charlotte (“good queen Charlotte” com’era chiamata?), la moglie di Giorgio III, discendente del ramo di colore della famiglia reale portoghese e nonna della regina Vittoria? Voi capite che in un contesto come questo, un matrimonio come questo, dove un vescovo liberal importato da Chicago sale sul pulpito e inizia a roteare le braccia “gospel style” mentre incita i presenti ad arrendersi al “potere dell’amore” e la regina sobbalza un po’ insieme con sir Elton John che è molto più bacchettone di quanto possa apparire, la questione del vestito di Meghan è quasi del tutto ininfluente, sebbene fosse bellissimo e inappuntabile.

Una parola sull’abito, però, va spesa, perché ancora una volta dimostra l’acutezza della sposa: innanzitutto, è stato il più elegante e “fashion” visto negli ultimi anni, decisamente superiore a quello di Kate Middleton. Un modello perfetto, semplice e difficilissimo, scollo a barchetta e nessuna cucitura sul bustino, che la stilista inglese Clare Waight Keller ha ripreso da uno storico modello di Givenchy, di cui è diventata direttore creativo un anno fa. Ma il capolavoro è stato il velo, ricamato con 53 fiori rappresentativi dei paesi del Commonwealth di un tempo. Il tempo della gloria che Meghan mostra di voler rinverdire, almeno dal punto di vista sociale ed etico. Se un appunto va fatto, a questa cerimonia supercool, è stata la mancanza assoluta dell’intellighentsjia britannica: molte star di Hollywood, molte celebrities, ma nessun esponente della cultura. Che però, dopotutto, anche in tempi passati non è stata il forte degli Windsor. Sì, Meghan ed Elisabetta fileranno d’amore e d’accordo.

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