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23 Maggio Mag 2018 1517 23 maggio 2018

Verona, vietato parlare di immigrati e gay in università

Ma il convegno sospeso dal Rettore dopo le proteste della Lega prima e le minacce di Forza Nuova dopo si terrà comunque, organizzato da altri fuori dall'accademia. E con la Digos fuori dalla porta. 

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Si terrà ugualmente a Verona venerdì 25 maggio – ma non all'università – il convegno su omosessualità e diritto all'asilo che il Rettore ha sospeso dopo che l'organizzazione di estrema destra Forza Nuova aveva minacciato di interromperla con la forza. Dopo il passo indietro dell'Università, l'organizzazione è passata in capo a un'associazione che si occupa di studi giuridici sull'immigrazione, Asgi, e che terrà il convegno aperto al pubblico a Villa Bernini Buri, per l'occasione presidiata dalla Digos.

SFIDA ALL'UNIVERSITA'. «Si è ritenuto di organizzare tale evento nello stesso giorno in cui si sarebbe dovuta tenere la giornata di studi presso l'Università di Verona – ha spiegato Asgi -, poi disdetta per i noti fatti di cronaca, al fine di ribadire il diritto di libertà di espressione in un tema così attuale e spesso negletto quale quello della tutela dei diritti fondamentali, e, nella specie, dei richiedenti protezione internazionale per ragioni connesse all’orientamento sessuale e all’identità di genere».

LA RICERCA NAZIONALE DA CUI PARTE TUTTO. I noti fatti di cronaca in realtà non sono così noti, almeno non nei particolari, che invece vanno spiegati perché tracciano un precedente rilevante (e preoccupante) nel mondo dell'accademia italiana. Il convegno nasce da un progetto di ricerca finanziato dal ministero dell'Università e della ricerca con fondi nazionali, intitolato “Soggetto di diritto e vulnerabilità: modelli istituzionali e concetti giuridici in trasformazione”. Coordinatrice e responsabile è Olivia Guaraldo, professoressa associata di filosofia politica, gli altri partecipanti sono Lorenzo Bernini, Ilaria Possenti e Massimo Prearo. Quest'ultimo, in particolare, all'interno del progetto di ricerca si occupa della questione dei richiedenti asilo in relazione a identità di genere e orientamento sessuale.

Gender e propaganda filoimmigrazionista: un mix culturalmente tossico che compromette il buon nome dell'università

Alberto Todeschini, Lega

Unchr ha pubblicato recentemente in Italia un documento online in cui viene spiegato sinteticamente che il diritto all'asilo scatta per una persona «se nel suo paese è costretto a nascondere la sua identità di genere o il suo orientamento sessuale. Se esiste una fondata preoccupazione di poter subire persecuzioni allora la domanda è fondata e lo status può e deve essere accordato non solo se le persecuzioni provengono dallo Stato, ma anche da quelli che vengono definiti “attori non statali” ovvero la famiglia, bande criminali o anche la comunità intesa in senso ampio». La consapevolezza che esiste questa possibilità sta crescendo tra i richiedenti e, allo stesso tempo, diverse associazioni Lgbt hanno aperto sportelli dedicati a Bologna, Torino, Genova e altre città. Avvocati e tribunali, però, non sempre sanno come affrontare queste situazioni, in parte nuove. Di qui era nata l'idea di un convegno che fosse, allo stesso tempo, un momento di studio e di formazione.

LA LEGA CONTRO. L'undici maggio, la notizia del convegno organizzato in Università viene riportata dalla stampa locale. Nei giorni seguenti l'iniziativa è criticata, tra gli altri, da Alberto Todeschini, leader cittadino dei giovani della Lega: «Dispiace constatare che l’università di Verona sia stata contaminata, in un colpo solo, dai virus della propaganda filoimmigrazionista e della propaganda gender in un mix culturalmente tossico, che rischia di comprometterne il buon nome. L’università dovrebbe essere il luogo di un sapere libero da condizionamenti, un luogo in cui la cultura si esprime nella sua forma più pura, un luogo che ha a cuore la tutela delle radici territoriali».

"IMPEDIREMO IL CONVEGNO CON LA FORZA". Le proteste più dure sono però arrivate da Forza Nuova che ha definito l'Università “ostaggio di potenti lobby lgbt” e aveva annunciato che avrebbe impedito il convegno “anche con la forza”. Volantini con la scritta “No rifugiati gay a Verona, stop dittatura gender” sono stati recapitati nella sede locale di Arcigay. Una decina di persone contrarie al convegno, in particolare, avevano inoltrato richiesta di iscrizione ai lavori, seguite da un'iniziativa analoga di attivisti antifascisti.

Migrazioni e orientamento sessuale delle persone sono temi eticamente controversi

Nicola Sartor, rettore dell'Università

È stato a quel punto che il Rettore Nicola Sartor ha sospeso il convegno “a data da destinarsi”: «L’evento è uscito dall’ambito scientifico per diventare terreno di contrasto e soprattutto di ricerca di visibilità per diversi attivisti di varia estrazione. L’Università non può prestarsi a strumentalizzazioni da parte di soggetti estranei al mondo scientifico che si scontrano su temi politicamente ed eticamente controversi come quelli delle migrazioni e dell’orientamento sessuale delle persone». Il comunicato è stato molto criticato perché metto sullo stesso piano gli attivisti antifascisti ed Lgbt con i militanti di Forza Nuova, o simpatizzanti, che si sono mossi per impedire un convegno di studio «anche con la forza». Inoltre migrazioni e orientamento sessuale vengono definiti temi «eticamente controversi».

LA SOLIDARIETÀ AGLI ORGANIZZATORI. A seguito della decisione del rettore, hanno espresso solidarietà agli organizzatori diverse associazioni tra cui Maigstratura democratica e l'associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani. «La libertà di ricerca si estrinseca non soltanto come libertà di studio ed indagine nei confini fisici dell'Ateneo, ma anche e soprattutto quale libertà di divulgazione dei risultati della ricerca, coerentemente con la terza missione dell’Università».

VERONA E I GENDER STUDIES. L'università di Verona, dove ha insegnato Adriana Cavarero, una delle massime teoriche italiane del femminismo della differenza, è storicamente all'avanguardia nel campo degli studi di genere in Italia e ospita, guidato da Lorenzo Bernini, il centro di ricerca Politesse – politiche e teoria della sessualità. Tra gli scopi del centro, che si occupa di ricerca e formazione, «c'è quello di difendere il valore della dignità e dell’integrità della persona affermato dalla Carta dei diritti dell’Unione Europea – sostenendo che tra i diritti umani fondamentali vadano annoverati l’autodeterminazione dell’identità di genere e dell’orientamento sessuali e quindi i diritti alla salute e alla sicurezza delle minoranze sessuali – e contrastare il sessismo in tutte le sue forme: maschilismo, omofobia (gayfobia e lesbofobia), transfobia, violenza di genere, violenza sui minori, “bullismo”, violenza giuridica e chirurgica su persone trangender/transessuali e intersessuali».

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