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10 Giugno Giu 2018 2050 10 giugno 2018

Caso Aquarius, ecco cosa dice la convenzione d'Amburgo

Soccorsi in mare e porti sicuri, ecco quali sono le regole siglate nel 1979 e ratificate dall'Italia con la legge del 3 aprile 1989. Il nostro Paese tiene sotto controllo un quinto del Mediterraneo, 500 mila chilometri quadrati.

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Il caso della nave Aquarius, il cui attracco nei porti italiani è stato proibito con un'azione congiunta dal ministro degli Interni Matteo Salvini e da quello delle Infrastrutture Danilo Toninelli, ha aperto il dibattito sulla regolarità o meno di questo divieto. Per capirne di più bisogna partire dal 27 aprile 1979 quando venne siglata la Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo, nota anche come Convenzione di Amburgo, ratificata dall'Italia solo con la legge del 3 aprile 1989. Il trattato parla di coste europee: da qui si comincia per capire se Malta, l'Italia o altri Paesi possano rifiutarsi o meno di far approdare una nave, in questo caso la Aquarius, con i migranti soccorsi. (leggi anche: Salvini chiude i porti italiani: «Da oggi diciamo no»)

COS'È IL SAR: ASSISTENZA E SALVATAGGIO. Il governo de La Valletta ha un Sar - programma di assistenza e salvataggio - finanziato dall'Ue, ma spesso respinge le navi con a bordo rifugiati che si avvicinano alle sue coste.

Tutti gli Stati costieri del Mediterraneo sono però tenuti, alla luce della Convenzione di Amburgo, a mantenere un servizio di Sar il cui coordinamento deve essere condiviso. Il Mar Mediterraneo, in particolare, è stato suddiviso tra i Paesi costieri nel corso della Conferenza Imo (International Maritime Organization) di Valencia del 1997. Secondo tale ripartizione l'area di responsabilità italiana rappresenta circa un quinto dell'intero Mediterraneo, ovvero 500 mila chilometri quadrati. Tuttavia il governo maltese, responsabile di una zona vastissima, si è avvalso sinora della cooperazione dell'Italia per il pattugliamento della propria zona di responsabilità.

COME FUNZIONA LA COOPERAZIONE TRA MALTA E ITALIA. Nella prassi il Centro di coordinamento regionale Sar maltese non risponde alle imbarcazioni che la contattano ,né interviene quando interpellato dal Centro di coordinamento regionale Sar italiano. La mancata risposta delle autorità maltesi, tuttavia, non esime la singola imbarcazione che ha avvistato il natante in panne dall'intervenire. Di fatto, a seguito della mancata risposta (o risposta negativa) da parte de La Valletta, la singola imbarcazione chiederà l'intervento del Centro Sar italiano che coordinerà l'intervento.

BISOGNA STABILIRE UN LUOGO SICURO. Quindi in caso di soccorso di migranti in mare, da parte di Ong o navi mercantili, e dopo aver attivato l'intervento della nostra Guardia Costiera, bisogna stabilire il place of safety. Secondo quanto si legge sul sito della Guardia costiera, per «luogo sicuro» si intende un posto «in cui sia assicurata la sicurezza (intesa come protezione fisica, ndr) delle persone soccorse in mare». Quando, però, le persone soccorse in mare, oltre che naufraghi sono anche migranti, l'accezione del termine sicurezza del luogo di sbarco si connota anche di altri requisiti legati all'esigenza di attuare procedure amministrative connesse allo status di richiedente asilo delle persone soccorse. Per l'Italia, il place of safety è determinato dal Centro Sar in coordinamento con il ministero dell'Interno.

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