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Migranti ed Europa
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12 Giugno Giu 2018 1500 12 giugno 2018

Navi di migranti respinte, perché «è un dovere disobbedire»

Per l'associazione Asgi «chiudere i porti è reato di omesso soccorso». E la responsabilità penale «si estende a tutta la catena di comando». Si lavora a un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

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Asgi – associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione – sta lavorando alla presentazione di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) qualora il governo di Lega e Movimento Cinque Stelle dovesse confermare la chiusura dei porti alle navi delle organizzazioni non governative che trasportano migranti.

«REATO DI OMISSIONE DI SOCCORSO». La chiusura dei porti, sostiene il vicepresidente Gianfranco Schiavone, «costituisce omissione di soccorso, un reato penale di una rilevante gravità. Se da questa omissione derivano morte e lesioni, si possono configurare altri reati ancora più gravi, tutti imputabili all'intera catena di comando».

«RESPONSABILI? NON SOLO I MINISTRI». Motivo per cui un'eventuale indicazione del governo per la chiusura dovrebbe essere disattesa dalle amministrazioni, in quanto contraria alle leggi. «Sicuramente la responsabilità per l'omissione di soccorso non ricadrebbe solo sui ministri: c'è una intera catena di comando. Ogni persona ha una responsabilità qualora gli venga chiesto di operare contro la legge».

Viveri portati alla nave Aquarius.

ANSA

L'associazione si è attivata l'11 giugno 2018 dopo l'annuncio da parte del ministro dell'Interno Matteo Salvini dell'intenzione di chiudere i porti italiani alla nave Aquarius, dove si trovavano 629 migranti, in parte salvati dalla Guardia costiera del nostro Paese.

CHIUSURA O NO? GOVERNO SPACCATO. Il 12 giugno il ministro dei Trasporti ha negato che la chiusura sia mai stata presa in considerazione dal governo e la vicenda Aquarius si è risolta con l'annunciata disponibilità da parte della Spagna e del suo premier Pedro Sanchez di far sbarcare i migranti sul suo territorio. Spiega Schiavone: «Per noi è una questione che, per quanto orribile, si è chiusa. Tuttavia se la Spagna non fosse intervenuta, a mio avviso ci sarebbe stata una responsabilità grave del governo che avrebbe dovuto essere oggetto di un'azione giudiziaria».

L'annuncio di Salvini sui "respingimenti".

ANSA

Diverse ricostruzioni nelle ultime ore hanno ipotizzato che l'Italia possa chiudere i porti appellandosi all'articolo 19 della Convenzione Onu sul diritto del mare del 1982 che consente il passaggio di una nave nelle proprie acque se questa «non arreca pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello Stato costiero».

«SE C'È RISCHIO DI VITA NON SI DISCUTE». Secondo Schiavone «tale riferimento è del tutto sbagliato perché ci si riferisce a fatti e comportamenti di una certa gravità e non al soccorso di persone inermi. Tanto è vero che l'articolo 18 della stessa Convenzione Onu prevede esplicitamente che lo Stato interessato non possa invocare una violazione del diritto di passaggio né obbligare una nave a riprendere il largo se c'è il rischio di vita per i passeggeri. Il motivo è ovvio: non può esserci un caso in cui il potere politico può decidere arbitrariamente sulla vita o la morte dei passeggeri a bordo. Si può discutere su a chi spetti il coordinamento dei soccorsi, a volte alcuni aspetti non sono chiari. Ma sull'obbligo di soccorso in mare non si può discutere».

SOLO UNA MINACCIA POLITICA O ALTRO? Al momento Asgi non ha iniziative avviate, perché «dobbiamo capire se il divieto di attracco sia solo una minaccia politica: se così non fosse, se avesse un contenuto giuridico specifico, saremmo di fronte a violazioni gravi». Prima che il caso Aquarius si risolvesse, l'associazione aveva valutato un ricorso d'urgenza alla Cedu, che va presentato dai diretti interessati, anche per procura, o da loro congiunti.

POTEVA MUOVERSI UNA PROCURA ITALIANA. «Avevamo avviato dei contatti, ci saremmo confrontati per capire come muoverci. Ovviamente la situazione imponeva modalità di presentazione degli esposti meno formali di quelle usuali. Ma sottolineo che una procura italiana, di fronte alla notizia di un'ipotesi di reato, si sarebbe potuta muovere autonomamente rispetto a una violazione così grave e palese del dovere di soccorso».

Continua Schiavone: «Nel caso dell'Aquarius nessuno poteva mettere in discussione la competenza italiana, visto che l'operazione di salvataggio è stata iniziata e coordinata da parte nostra, e da parte nostra è arrivato l'ordine di interromperla. La competenza era totalmente italiana, chiamare in causa Malta è un'operazione puramente demagogica. Il porto sicuro non è necessariamente il porto più vicino e il primo responsabile è il Paese che sta effettuando le operazioni di soccorso».

CONFLITTO APERTO TRA DUE PAESI. E ancora: «Quello del governo italiano è stato un tentativo di aprire un conflitto con un Paese che non voglio difendere perché ha avuto delle responsabilità precise: è un fatto conosciuto e noto, che spesso si rifiuta di operare anche quando è responsabile. Ma non era questo il caso».

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