Stadio Roma: si valuta stop progetto
Inchiesta stadio Roma
Luca Parnasi
13 Giugno Giu 2018 1700 13 giugno 2018

Stadio della Roma: la rete di rapporti di Parnasi

I magistrati accusano il costruttore di aver messo in piedi un sistema corruttivo per oliare la burocrazia che presiedeva alla realizzazione della nuova struttura. Dal M5s alla Lega, da Forza Italia al Pd: i contatti dell'imprenditore. 

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Candidati, lobbisti, avvocati, funzionari pubblici, politici. Luca Parnasi parlava con tutti, cercava di avvicinare tutti, interessato soprattutto a costruire buoni rapporti con quellli che definiva i nuovi potenti: esponenti politici della Lega e del Movimento 5 stelle (leggi anche: Il fallimento dei guru giustizialisti).

IL PRESUNTO SISTEMA CORRUTTIVO. Per i magistrati di Roma, che il 13 giugno ne hanno disposto l'arresto insieme con altre 8 persone - 27 indagati in totale -, il costruttore romano Parnasi aveva messo in piedi un sistema corruttivo capillare, finanziando politici e funzionari pubblici con soldi in contanti oppure con fatture per operazioni inesistenti e consulenze mai effettuate, per oliare la macchina burocratica che avrebbe dovuto accompagnare la costruzione del nuovo stadio della Roma, di cui Parnasi è general contractor con la sua Eurnova. L'accusa per gli arrestati è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione (leggi anche: Stadio della Roma, nove arresti per corruzione).

«SPENDERÒ SOLDI PER LA POLITICA, È UN INVESTIMENTO». L'inchiesta riguarda il progetto modificato dello stadio che prevede l'abbattimento delle cubature rispetto al piano originario poi approdato in conferenza dei servizi. «Spenderò qualche soldo sulle elezioni...che poi con Gianluca vedremo come vanno girati ufficialmente con i partiti politici eccetera... anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro ed è un investimento che io devo fare...», dice l'imprenditore parlando con un suo collaboratore in una delle intercettazioni effettuate dai carabinieri (leggi anche: Stadio della Roma, la storia del progetto).

Stadio Roma, Pallotta voleva sostituire Parnasi con Goldman Sachs

Prima che succedesse tutto questo, James Pallotta aveva già deciso di ridimensionare il ruolo di Luca Parnasi. Tra una minaccia e l'altra di vendere la Roma se non avesse avuto lo stadio, il finanziere di Boston avrebbe trovato un'exit strategy per il socio.

Secondo quanto ricostruito dai magistrati, Parnasi aveva promesso a Luca Lanzalone, presidente di Acea nominato dal sindaco Virginia Raggi (totalmente estranea all'inchiesta come hanno ribadito gli inquirenti), e anche lui agli arresti, consulenze per 100 mila euro e un aiuto per cercare casa e studio a Roma. Tra gennaio e febbraio del 2017, nelle vesti di consulente per il Movimento 5 stelle Lanzalone portò avanti, sul fronte del progetto stadio, una mediazione con l'amministrazione comunale e la Eurnova, che poi ha acquistato i terreni dell'ippodromo di Tor di Valle, dove dovrebbe sorgere la nuova struttura, dalla società Sais della famiglia Papalia. La mediazione ha portato a una modifica del primo progetto con una riduzione delle cubature degli immobili "extra stadio" e la cancellazione delle due torri del grattacielo che sarebbero dovute sorgere in prossimità del'impianto.

DAL M5S AL PD: I POLITICI COINVOLTI. All'ex assessore regionale del Pd, Michele Civita, invece, Parnasi avrebbe promesso l'assunzione del figlio in una delle sue società «in cambio dell'asservimento della sua funzione». All'attuale vicepresidente della Consiglio regionale del Lazio, Adriano Palozzi, coordinatore di Forza Italia per la provincia di Roma, avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti pari a 25 mila euro. L'attuale capogruppo del M5s in Comune, Paolo Ferrara, che si è autosospeso dal Movimento, avrebbe ottenuto da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia (leggi anche: Cristina Grancio, sospesa dal M5s perché critica sul progetto).

Il rendering del nuovo stadio della Roma.

Ma nelle carte dell'indagine emergono anche altri elementi sui rapporti tra Parnasi e la Lega. Il costruttore, tramite una sua società, avrebbe versato 250 mila euro all'associazione Più Voci legata al Carroccio. La vicenda in realtà era stata rivelata dall'Espresso prima degli arresti del 13 giugno, in un'inchiesta a più puntate che il settimanale ha realizzato sul presunto riciclaggio dei fondi della Lega attraverso una serie di scatole societarie e onlus che arriva fino in Lussemburgo. Sui fondi della Lega indaga la procura di Genova, emercoledì mattina la Guardia di finanza ha perquisito le sedi della Sparkasse acquisendo tutta la documentazione sul flusso di denaro in entrata e in uscita di questi anni e riconducibile a conti del Carroccio.

IL RUOLO DELL'ASSOCIAZIONE. Parlando al telefono con un suo collaboratore Parnasi specifica che Più Voci «è un'Associazione che ha valorizzato non solo la Lega ma ha valorizzato Stefano Parisi tutto il centrodestra diciamo...a Milano ed è stato anche un veicolo con cui io mi sono accreditato in maniera importante no... ho organizzato cene, ho portato imprenditori, ho fatto quello che, tu mi insegni, un ragazzo di 38 anni all'epoca doveva fare per crescere a Milano..».

SALVINI: «CONOSCO PARNASI, PERSONA PERBENE». Dopo la notizia degli arresti, Matteo Salvini ha parlato di Parnasi: «Da milanista non parlo di calcio. Ma dico che chi stava lavorando allo stadio della Roma lo conoscevo personalmente ed è una persona perbene, ma ora è nelle patrie galere. Non si conosce fino in fondo la gente, ma spero che possa dimostrare la sua innocenza».

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