Crollo Ponte Morandi Genova
Crollo del ponte Morandi
Crollo Ponte Morandi Genova Manutenzione Anas
Attualità
14 Agosto Ago 2018 2038 14 agosto 2018

Genova e la manutenzione trascurata dei ponti italiani

Promesse elettorali sulle grandi opere, zero interventi di consolidamento per le 5 mila strutture pericolanti. Usura, sale anti-gelo, Anas paralizzata: i guai raccontati dall'ex dirigente ai Trasporti Cialdini.

  • ...

«Per i politici è molto più comodo prospettare nuove opere, grandi e belle. Nessun politico promette la manutenzione che è l'opera più grande». Dal 2009 Pasquale Cialdini, ingegnere direttore generale della Vigilanza e della Sicurezza del ministero delle Infrastrutture ai tempi dell'ultimo governo Berlusconi, segnala migliaia di ponti da risanare in Italia, come quello crollato a Genova. «Il mio monitoraggio è su tutti i ponti, non solo quelli delle autostrade. L'ultimo articolo l'ho pubblicato su riviste di settore nel 2018, pericoli già illustrati nel 2011», precisa a Lettera43.it. Report che, negli anni dell'incarico, sono finiti sul tavolo dell'esecutivo e di fronte ai dirigenti dell'Anas, portando soldi per la manutenzione della viabilità di competenza dell'ente statale. Ma neanche Cialdini, ben conscio della situazione disastrata, si sarebbe aspettato strage come quella del viadotto Morandi: «Per un motivo. Con tutti i soldi incassati dalla società Autostrade per l'Italia con i pedaggi mi aspettavo più manutenzione».

Pasquale Cialdini.

DOMANDA. Comuni e Province invece i soldi per la manutenzione delle strade non li hanno a causa dei tagli per la crisi di tutti gli ultimi governi che si sono succeduti.
RISPOSTA.
Questo è il problema, più si scende di livello più le responsabilità sono diffuse, pensiamo anche al cavalcavia crollato sulla Milano-Lecco nel 2016. Oggi l'anello più debole nella catena sono proprio le Province, fintamente abolite e lasciate senza soldi per le loro competenze. E attenzione, i ponti più vecchi sono quelli più piccoli e più numerosi. Oltre 5 mila quelli malmessi rilevati nel 2011, alcuni in condizioni che mi fecero impressione.

La situazione disastrata non dovrebbe essere quindi sotto gli occhi di tutti al ministero?
Per quel che mi riguarda, trovandomi in quel ruolo apicale e specifico, iniziai a ricevere moltissime segnalazioni da parte dei prefetti sui ponti a rischio e svolsi personalmente dei sopralluoghi. Rimasi impaurito da un ponte di montagna in Basilicata, ho ancora le immagini.

Perché già 10 anni fa si era arrivati a quel punto?
I dirigenti dell'Anas erano paralizzati. Erano reticenti a parlare perché temevano che, se fosse venuta a galla la situazione, la responsabilità sarebbe stata scaricata su di loro. Ma la responsabilità, li rassicurai, era di chi non aveva dato loro i soldi per la manutenzione. I ponti per forza di cose si erano usurati.

Specialmente il sale, sparso d'inverno contro il ghiaccio, corrode il cemento e quando arriva a intaccare il ferro è già tardi

Quelli autostradali risalgono in larga maggioranza agli Anni 60 e 70.
E quelli più piccoli, molti di più, sono stati ricostruiti e costruiti nell'immediato dopoguerra tra il 1947 e il 1950. Le bombe americane li avevano distrutti, tante strade mancavano. È naturale che oggi si rompano. Il cemento armato non regge migliaia di anni come le pietre del Colosseo. Specialmente il sale, sparso d'inverno contro il ghiaccio, lo corrode e quando arriva a intaccare il ferro è già tardi.

Ma l'Anas, una volta emerso il problema a livello governativo, ha avuto i soldi sufficienti per intervenire?
Negli anni del mio incarico fu dotata di un piano per la manutenzione e, piano piano, dal 2012 al 2013 si sono fatti dei progressi. Nel frattempo il governo era caduto e io ero stato mandato in pensione, ma a livello dell'ente statale gli interventi di risanamento sono risultati in aumento anche tra il 2014 e il 2015 e tra il 2017 e il 2018. Non è poco.

Poi però a Genova sono crollati di colpo 200 metri di viadotto. Da esperto della materia se lo sarebbe mai aspettato?
Con tutti i soldi che prende dai pedaggi la società che gestisce le autostrade no. Ma l'Italia è così, dall'800 ci sono circolari di ministri sul cattivo stato delle strade e sulla «grande opera» della manutenzione, equiparabile a tutti gli effetti a una grande opera, l'opera più grande per me. Ma la politica preferisce dare in pasto agli elettori il miraggio di opere belle e nuove.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso