Giuseppe Conte Brescia Padova Avvocato
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23 Agosto Ago 2018 1445 23 agosto 2018

Di cosa si occupava Conte quando era legale per la A4

Per la Brescia-Padova il futuro premier non si occupava di concessioni, ma di risarcimenti. Era l’avvocato difensore della Serenissima in una causa del 2009: la richiesta danni di un privato in seguito a un grave incidente.

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Quando Giuseppe Conte ha ricevuto l'incarico di formare il governo rivestiva il duplice ruolo di consulente a Verona dell’Aiscat (l’associazione italiana delle società concessionarie delle autostrade) ma anche legale per conto della Serenissima, la autostrada A4 Brescia-Padova. L'incarico, svelato da Letterara43 in un pezzo a firma Giovanna Predoni, non è una macchia secondo il premier. Come lui stesso ha chiarito in una intervista al Corriere della Sera, non si sente in «difetto di aver lavorato in quel mondo» anche se oggi asseconda la linea dura sulla revoca della concessione in mano ad Autostrade per l’Italia.

IMPEGNATO IN UNA CAUSA DI RICHIESTA DANNI DI UN PRIVATO

Ma di cosa si è occupato Conte a Verona? Non di questioni legate al prolungamento della concessione autostradale fino al 2026 - cosa che in effetti oggi qualche imbarazzo potrebbe crearglielo - ma di risarcimenti, ha spiegato il Corriere di Verona. È stato insomma l’avvocato difensore della Brescia-Padova in una causa che data dal 2009 e adesso è in fase di appello: la richiesta danni di un privato cittadino in seguito a un grave incidente. «Queste società si sono rivolte a me quale avvocato, molti anni addietro, per chiedermi assistenza giudiziale per due distinte controversie», ha dichiarato Conte al Corriere. «Ho accettato questi incarichi e li ho svolti con la massima professionalità. Ho poi emesso fatture e sono stato regolarmente pagato. Non ho ricevuto favori: ho solo svolto il mio lavoro professionale».

IL TIRA E MOLLA COL QUIRINALE E IL BALLETTO CON LA BRESCIA-PADOVA

Il Corriere di Verona ha anche ricostruito il quel periodo convulso di trattative con il Quirinale mentre Conte era ancora impegnato nel suo lavoro di consulenza legale. Il tira e molla col Colle diede luogo a un curioso balletto di comunicazioni. Conte infatti, ricevuto il primo incarico a formare il governo scrisse a tamburo battente ai vertici della Brescia-Padova, comunicando loro che avrebbe dovuto rinunciare alla consulenza per l’eventuale formarsi di conflitti d’interesse. Nel giro di qualche giorno, il contrordine: per via dello stop del presidente Mattarella alla designazione di Paolo Savona a ministro dell’Economia, sembrava saltare tutto, a cominciare dalla sua poltrona da premier. E quindi l’avvocato si premurava di avvertire che si poteva riprendere il rapporto professionale. Salvo poi - era il 31 maggio - dover ritornare al primo avviso: alla fine dei contorcimenti politico-istituzionali, Conte diventava davvero l’inquilino di Palazzo Chigi.

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