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31 Ottobre Ott 2018 1545 31 ottobre 2018

L'ondata di maltempo e il climate change

Neve in Nord Africa e nel deserto. Nubifragi in Qatar e Arabia Saudita. Trombe d'aria e tempeste in Italia. Gli effetti del cambiamento climatico spiegati dagli esperti. 

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L'Italia spazzata dalla cima al tacco dello stivale da trombe d'aria e nubifragi. L'Algeria e il Marocco imbiancati, a ottobre, dalle nevicate di una perturbazione artica. In Arabia Saudita il maltempo ha ucciso 14 persone. Il Qatar è stato colpito da bombe d'acqua che hanno allagato la capitale Doha. Tanta pioggia tutta insieme, nel piccolo emirato nel deserto, non si era mai vista: tra il 20 e il 21 ottobre ne è caduta tanta quanta in un anno, l'acqua è arrivata a invadere i primi piani delle abitazioni. Nel Maghreb invece la sorpresa è stata per l'abbondanza dei fiocchi caduti, in autunno, anche a quote molto basse. Un evento ancora più eccezionale delle nevicate nel deserto dello scorso inverno, che dal Nord Africa alla penisola arabica hanno velato di bianco anche le distese di sabbia sotto il livello del mare e molte zone sono rimaste isolate.

LE ANOMALIE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Si è messo a nevicare negli Emirati arabi, come in Marocco, mentre nel bacino del Mediterraneo il clima di sta tropicalizzando. Durante i mesi caldi più a Nord, nell'Europa continentale, si prosciugano fiumi e torrenti e le precipitazioni diventano sporadiche: quest'estate i raccolti di grano e mais in Germania sono stati danneggiati dalla siccità e nell'Ue è previsto un rincaro dei prezzi di farina, pasta e altri derivati dei cereali. Mentre nella regione scandinava, tra luglio e agosto, nei giorni di luce prolungata le colonnine di mercurio si sono impennate, di pari passo con l'esplodere di incendi a catena. Svezia, ma anche Canada e Groenlandia sono ormai predisposti a roghi come la Grecia o l'Italia meridionale. Da alcuni anni nella regione artica si registrano ondate di caldo e temperature record con picchi di oltre 30 gradi anche in inverno e primavera, anomale per le latitudini della calotta polare (leggi anche: Corsa contro il tempo per fermare il riscaldamento globale).

PIÙ CALDO, PIÙ NUBIFRAGI

In linea di massima, spiega a Lettera43.it Antonio Raschi, direttore dell'Istituto di Biometeorologia (Ibimet) del Cnr, che studia il rapporto tra i fenomeni atmosferici e il territorio e il loro impatto sull'ecosistema, «è in atto un cambiamento globale proprio in un'epoca di maggiore dipendenza dell'uomo dalle condizioni climatiche, per svariati fattori economici e tecnologici. La temperatura media dell'atmosfera è in aumento e ciò provoca variazioni nel regime delle piogge», anche perché, «a parità di precipitazioni, le temperature più alte fanno sì che le piogge siano più intense e concentrate». Quanto sta accadendo a causa del surriscaldamento nella regione mediterranea già interessava altre zone più calde e i cambiamenti climatici, dicono i non catastrofisti, ci sono sempre stati, anche prima dell'effetto serra provocato dall'uomo. Decine di migliaia di anni fa al posto dei deserti l'Arabia Saudita e del Sahara c'erano foreste rigogliose.

MUTAZIONI PIÙ RAPIDE

Quel che differenzia i cambiamenti climatici legati all'aumento di anidride carbonica nell'atmosfera, a partire dalla rivoluzione industriale, da quelli legati alla variabilità naturale intrinseca è, per la climatologa del Cnr Marina Baldi, il loro tasso di rapidità: «Le concentrazioni di gas serra», precisa, «hanno reso le mutazioni molto più veloci, non è più solo questione di variazioni dovute alla posizione delle Terra attorno al Sole o alla sua eccentricità». L'impatto delle attività umane «è accertato» e se sbalzi anche frequenti delle temperature, in stagioni di cerniera come l'autunno o la primavera, «non sono una conseguenza dell'effetto serra, ma piuttosto il risultato di una catena più complessa di effetti», è certo per l'esperta che gli «eventi estremi e violenti» stanno aumentando di pari passo a «ondate di calore più intense».

Il livello del Reno, in Germania, dopo mesi di siccità.
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L'ONDATA DI MALTEMPO IN ITALIA

Quanto si è abbattuto in particolare sull'Italia, il 29 ottobre, per il meteorologo Gianni Messeri del laboratorio toscano Lamma, il consorzio di Regione e Cnr che stabilisce anche i livelli di allerta, era stato «previsto in anticipo». E resta un «evento di grande scala e di fortissima intensità, con minimi di pressione e venti così forti mai visti in decenni di esperienza». Nonostante il surriscaldamento globale, la probabilità che si ripresenti nell'arco di un secolo per l'esperto è «molto bassa». E, considerata la potenza dei venti e delle precipitazioni, i danni «sono stati sensibilmente limitati» in un territorio, quello del nostro Paese, di per sé «molto critico e problematico», vista anche «l'elevata densità e urbanizzazione». Tanta violenza, in questo caso, è stata scatenata dal calore del mare, che ha alimentato l'evaporazione e l'accumulo di energia, un meccanismo segnalato nei bollettini. Viverlo, come altri eventi in parte attesi, in parte no, è un'altra cosa.

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