Kenya Sequestro Silvia Romano Terrorismo
Attualità
21 Novembre Nov 2018 1826 21 novembre 2018

Il sequestro di Silvia Romano e il terrorismo in Kenya

Il Paese africano è ancora percepito come una meta sicura per i turisti occidentali. Ma gli attacchi negli ultimi anni non sono mancati. Soprattutto la costa è infiltrata di jihadisti Al Shabaab. Che rapiscono stranieri e assaltano resort.

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Dai turisti italiani il Kenya è ancora percepito come un luogo per vacanze da ricchi, dove passare da un resort a un costoso safari, un luogo meno pericoloso del Medio Oriente e anche del Nord Africa. Non è purtroppo così: il rapimento «gravissimo», ammonisce la Farnesina, della giovane volontaria italiana Silvia Costanza Romano, durante un attacco armato nella zona commerciale di una località nell'entroterra di Malindi è l'ultimo di una serie di attacchi compiuti anche contro gli occidentali, e tra questi alcuni italiani, da bande di criminali spesso affiliate agli estremisti islamici al Shabaab. Malindi è proprio la città dove Flavio Briatore aveva costruito il suo impero di resort per vip: una little Italy della movida che però nel 2017 aveva messo in vendita in seguito al calo di turisti nelle strutture alberghiere della zona, svuotate a causa dei sanguinosi attacchi compiuti sulla costa.

ZONA SENSIBILE AD ATTACCHI

Mentre in Italia l'unità di crisi della Farnesina e la procura di Roma si sono mobilitati, in collaborazione con le autorità keniote, per cercare di rintracciare e di liberare la cooperante 23enne, il caso vuole che, secondo indiscrezioni, Briatore sia in procinto di volare in Kenya dopo un ritorno di fiamma con l'ex moglie Elisabetta Gregoraci, Gregoraci che nelle interviste prima della separazione aveva confessato di non sentirsi più sicura a Malindi. Nel caso della giovane Romano, si ipotizza il reato di sequestro di persona per finalità di terrorismo, anche sulla base delle informazioni ricevute dalla polizia keniota. Il rapimento sia avvenuto in un'area commerciale, come i resort target degli attacchi jihadisti. Inoltre, nella regione costiera del Kenya ci sono stati altri rapimenti di stranieri dei fondamentalisti islamici.

Islamisti somali.

LE STRAGI DEGLI AL SHABAAB

L'area delle bianche distese di spiagge di Mombasa, a Sud di Malindi, è la più densamente abitata dai musulmani del Kenya, circa l'11% della popolazione, e come il Nord vicino alla Somalia è infiltrata di estremisti islamici scesi dalla Somalia. Gli al Shabaab sono un'organizzazione jihadista che si finanzia anche dai proventi della pirateria in mare e che dalla nascita nel 2006 ha compiuto stragi terribili tra la popolazione civile locale, al punto che Osama bin Laden stentò, finché era in vita, a riconoscere l'affiliazione al gruppo, più simile all'Isis che non ad al Qaeda nell'uccidere indiscriminatamente anche gli islamici. L'ingresso degli al Shabaab in al Qaeda avvenne nel 2012, con il passaggio di leadership ad Ayman al Zawahiri, e un anno dopo il gruppo fece una strage in Kenya nell'attacco al grande Westgate shopping mall di Nairobi.

CRISTIANI NEL MIRINO

Almeno 67 persone furono uccise, dopo essere state imprigionate da un commando di una decina di terroristi. Gli al Shabaab lanciavano granate e sparavano con fucili d'assalto Ak-47, come quelli usati sembra nella zona dei negozi di Chakama, circa 50 chilometri a Ovest di Malindi, dove la sera del 20 novembre 2018 è stata portata via la giovane volontaria milanese e cinque persone sono rimaste ferite, un ragazzino di 12 anni in modo grave. L'altro attacco brutale, sempre in Kenya, che ha fatto notizia fu la strage del 2015 di Garissa, nella regione che confina con la Somalia, quando un altro commando fondamentalista nel cuore della notte attaccò un campus universitario. Anche quella volta i combattimenti con le forze di polizia andarono avanti fino al giorno dopo e le bombe e gli spari fecero almeno 150 morti e decine di feriti, soprattutto tra i cristiani presi in ostaggio e uccisi.

Durante attacco sulla costa, ferite cinque persone
ANSA

Nonostante le massicce misure antiterrorismo la sicurezza in Kenya non è aumentata

GLI ASSALTI AI RESORT E IL CALO DEI TURISTI

Somali e kenioti sono statisticamente i più colpiti da attentati con autobombe e kamikaze, a Mogadiscio come a Nairobi. Ma gli attacchi minori, anche lungo la costa turistica, hanno scarsa eco all'estero, a meno che non vengano uccisi o rapiti occidentali. Dal 2011 al 2015 gli ingressi turistici sono calati in Kenya di quasi il 40%, per effetto soprattutto di una serie di attacchi a catena nel 2014 a Mpeketoni, esclusiva località a Nord di Malindi frequentata da occidentali. Tra il giugno e il luglio di quattro estati fa, una settantina di persone restarono uccise nei resort e negli alberghi della zona, messi per alcuni giorni a ferro e a fuoco da un commando di circa 50 terroristi che gridavano «allahu akbar» in somalo. I jihadisti sequestrarono i minibus dei villaggi, sparando a chiunque fosse loro sotto tiro, lanciarono granate contro la polizia e incendiarono alberghi, un vero orrore.

DAL 2016 SONO TORNATI GLI STRANIERI, MA LA SICUREZZA NON AUMENTA

Nei resort i villeggianti venivano prelevati dalle stanze, come gli studenti di Garissa, e rapiti o uccisi se non dimostravano di essere musulmani. Nel Nord della costa somala, altre straniere furono sequestrate nel 2011 dagli al Shabaab: una turista inglese, rapita dopo l'uccisione del marito, fu liberata un anno dopo; una disabile francese portata via dal suo bungalow morì invece pochi mesi dopo. Nel 2014, anche a Diani Beach, vicino a Mombasa, un attacco di estremisti islamici a colpi di granate seminò il panico in un bar, ferendo 10 persone. Superato lo choc per i gravi attentati di quattro anni fa, dal 2016 il turismo in Kenya è in ripresa del circa 15%. Ma la sicurezza, a dispetto delle massicce misure antiterrorismo, non è aumentata. Sia per la recrudescenza di gruppi jihadisti a causa dell'Isis, sia per le rapine efferate compiute da bande di criminali.

Silvia Romano rappresenta il meglio della nostra società che sceglie di passare un periodo nelle zone di conflitto per aiutare altri

Emanuela Del Re, vice ministro degli Esteri

GLI ITALIANI UCCISI IN RAPINE

Spesso le rapine sono il primo step criminale di gruppi che poi passano agli attentati jihadisti, per mano anche di frange degli al Shabaab confluite nell'Isis. Nel luglio del 2017, una coppia di 70enni cremonesi che trascorreva un periodo in Kenya fu aggredita a bastonate da una gang di ladri entrati nella loro villa a Kikambala, tra Malindi e Mombasa: Maria Laura Satta morì per le percosse e il marito imprenditore, Luigi Scassellati, fu gravemente ferito. Nel 2015 il medico di Novara Rita Fossaceca, in missione in Kenya con la ForLife onlus per curare i bambini negli orfanotrofi, fu uccisa brutalmente a 51 anni da un commando che una sera irruppe nel villaggio di Mijomboni dove risiedeva, nell’entroterra di Malindi. Fatti entrare o aiutati come spesso accade dal personale di servizio, i banditi spararono a bruciapelo alla donna e poi si accanirono sul suo corpo.

SILVIA COSTANZA ROMANO VOLONTARIA PER AIUTARE I BAMBINI

Anche Silvia Costanza Romano, come Fossaceca, non era in Kenya per fare la turista, ma come volontaria della Africa Milele onlus, che opera su progetti di sostegno all'infanzia. Dalla ricostruzione di un testimone oculare, ferito dal commando, la ragazza sarebbe stata portata via dai locali della onlus dove abitava da una «banda con fucili e machete» che cercava «la bianca». Schiaffeggiata, legata e infine rapita. Due degli uomini armati avrebbero poi sparato a delle persone nella zona. «Silvia Romano rappresenta il meglio della nostra società, quelle persone che decidono di passare un periodo nelle zone di conflitto per aiutare altri», ha commentato la vice ministra degli Esteri Emanuela Del Re appresa la notizia del rapimento.

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